
Dal sito 'Articolo 21.info'
Perchè con Montanelli e con Englaro
di Federico Orlando
Oggi è il 22 aprile, cento anni dalla nascita di Indro Montanelli, uno dei due grandi giornalisti del Novecento, con Enzo Biagi, le cui immagini sono sulla nostra tessera di associati ad Articolo 21. Morì otto anni fa, il 22 luglio 2001, quasi rifiutandosi di legittimare, con la sua permanenza in vita, la seconda vittoria elettorale della Destra, che egli aveva previsto non solo nel risultato ma negli esiti nefasti che avrebbe auto sull’etica italiana. L’aveva scritto e detto in tv a Biagi, meritandosi lui una busta con le pallottole sul tavolo del ristorante, episodio di cui l’indomani scrisse il commensale Ferruccio de Bortoli sul Corriere della sera, e guadagando a Biagi l’ultimo titolo per l’iscrizione nella lista bulgara che di lì a poco sarebbe seguita da parte del governo.Se fosse rimasto ancora in vita, Montanelli sarebbe stato con Articolo 21, cui con Beppe Giulietti, Tommaso Fulfaro e altri amici anche giovani e giovanissimi fondammo proprio nelle ore in cui il nostro maestro se ne andava. Avrebbe continuato a combattere, se vivente, un avversario del quale aveva ormai timore: “Ho visto tante brutte Italie nella mia lunghissima vita – disse a Laura Laurenzi per la Repubblica il 26 marzo 2001, alla vigilia del voto: quella della marcia su Roma becera e violenta ma animata forse anche da belle speranze; quella del 25 luglio, quella del’8 settembre e anche quella di piazzale Loreto animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo”.Ce ne vengono conferme in questi giorni, più che da nuove minacce bulgare a giornalisti e a trasmissioni Rai, da attacchi al capo dello stato che osa svolgere ancora la sua funzione di garanzia; alla corte costituzionale che osa giudicare le leggi votate dal parlamento (come se non esistesse proprio per questo); ai pubblici ministeri nati col gusto di far male, come i delinquenti; all’intera funzione giudiziaria che sta lì ad intralciare: e oggi intralcerebbe la ricostruzione delle aree terremotate con la sua pretesa di accertare se appaltatori, ingegneri, direttori di lavori, amministratori locali, hanno fatto il loro dovere o, col loro lassismo, hanno creato le premesse di un disastro che ha ucciso 300 vite. L’indice di gradimento degli italiani per il premier super legem aumenta – dice Mannahimer – quasi a conferma della montanelliana “feccia che risale il pozzo”: dateci la società senza leggi, senza tasse, senza regole, senza controlli, senza proibizioni, riservando queste ultime a Eluana Englaro per compiacere altri poteri altrettanto sprofondati nel pozzo dell’oscurantismo.Noi stasera consegnamo a Beppino Englaro la litografia della colomba trafitta dagli strali, il nostro modesto attestato di informatori dell’opinione pubblica: attestato di “cittadino esemplare” dell’anno, per aver voluto, nell’Italia del Sultano a cui Sartori e Pannella hanno appena dedicato o stanno per dedicare due analisi che dovete conoscere e meditare, per aver voluto in questo sultanato, dicevo, rispettare la legge fino all’ultimo, lungo un calvario di 17 anni, piuttosto che piegarsi al comune senso italiano dell’immoralità: quello che avrebbe consigliato anche ai genitori di Eluana di fare come si fa in Italia già dall’antico: “Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?”.Montanelli sarebbe stato, in questo spirito, vicino alla famiglia Englaro, come noi, ma con ben altro peso morale in quella parte di italiani che all’etica della legalità credono ancora. Non ancora plagiati dagli Idoli delle gerarchie politiche e religiose, di nuovo convergenti in Italia come nella provvidenziale dittatura fascista.Mi permetto di dire questo non solo per il ben noto laicismo del maestro, per la sua ben nota e ripetuta affermazione che la Chiesa deve fare il suo lavoro ma lo Stato deve garantire a cittadini di ogni confessione o di nessuna confessione l’eguaglianza di fronte a una legge neutrale e non già derivata da principi di una di quelle confessioni. Mi permetto di dirlo perché questa sua fiducia nella Legge super partes faceva parte del patrimonio della sua teoria politica, di uomo – come si autodefiniva – della Destra Storica (la destra storica del risorgimento, forse da lui mitizzata perché questo povero paese potesse avere una pagina di riandare orgoglioso) ; e perché il suo stesso antiberlusconismo era, in definitiva, lotta alla cultura dell’illegalità, della sacrestia, del tutto s’aggiusta in privato, del condono, dell’amnesia, non certo lotta alla cultura del fare, ce egli amava ance come milanese d’adozione.Lo Stato della legge è lo Stato di diritto, che è l’antitesi perfetta dello Stato etico. Etico era lo stato totalitario, lo stato gentiliano, che è una chiesa senza paramenti, ma coi suoi dogmi e con le sue divise d, naturalmente, coi suoi tribunali speciali dell’inquisizione. Oggi Sartori di spiega che al califfato etico stiamo arrivando senza marce su Roma e colpi di stato, per un verso svuotando le istituzioni della democrazia e lasciandole come gusci vuoti, occupati da un potere senz’altra regola che il potere stesso; per un altro verso dando ai comportamenti del nuovo potere verniciature pseudoetiche compensate dalle benedizioni. Trono e altare, si diceva una volta. Oggi aggiungerei la sharia.Indichiamo ai giovani colleghi come esemplare la figura del signor Englaro, come ieri quella di Montanelli. A entrambi, credo lo consenta il signor Englaro, si addice il consiglio ai giovani che Montanelli ripeteva: “Combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io tutte le battaglie. Ma una potete vincerne, quella che s’ingaggia ogni mattina con se stessi davanti allo specchio”. Io sono meno legato ai ruoli un po’ estremi, e ai giovani colleghi dico che, se si combattono le battaglie per le cose in cui si crede, e le si perde, non è vero che la situazione resti così come sarebbe stata senza aver combattuto: la situazione cambia profondamente, in rapporto ai contenuti della battaglia che voi avete perso ma che la società ha assorbito, come la terra assorbe la pioggia e se ne nutre. “E’ nel sonno della pubblica coscienza – ripeteva Montanelli da Tocqueville – che maturano le tirannidi”. Noi aggiungiamo la modesta osservazione che se quel sonno è impedito dai nostri comportamenti, dai comportamenti alla Englaro, la tirannide non matura.

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