martedì 31 marzo 2009

Le barche della morte


"Gli sbarchi diminuiscono perchè stiamo mandando un messaggio chiaro: in Italia si viene solo regolarmente". Maroni dixit. C'è bisogno di aspettare i nuovi barconi per rispondere che è tutta demagogia? E, quel che è peggio, fatta sulla pelle di migliaia, milioni di disperati. Che continuano a venire. Comunque. Da qualunque frontiera o costa resti accessibile. A qualunque prezzo. Certo che smetteranno! E quando smetteranno di arrivare sarà per due motivi. Uno: perchè, in "collaborazione" con i democraticissimi governi di Libia, Algeria, ecc., avremo cominciato a sparargli addosso. Oppure, due, quando anche per i disperati dell'Est o dell'Africa sarà chiaro che l'Italia è un poso poco appetibile. Una parziale impressione degli ultimi avvenimenti da un'agenzia Ansa:



ALTRI 350 SALVATI DA NAVE ITALIANA. MARONI, SBARCHI FINIRANNO
(AGGIORNA E SOSTITUISCE SERVIZIO DELLE 21.30 CIRCA)
(ANSA) - PALERMO, 30 MAR - Nuova tragedia del mare tra
l'Africa e l'Italia: un peschereccio con decine di immigrati a
bordo è affondato al largo delle coste libiche. I morti
accertati sono 21, anche se si teme vi siano decine di dispersi,
forse anche duecento.
Secondo quanto ha reso noto l'agenzia egiziana Mena, a bordo
dell'imbarcazione c'erano 257 clandestini diretti in Italia che
si erano imbarcati da Sid Belal Janzur, un sobborgo di Tripoli;
dopo tre ore di navigazione il battello è affondato 30
chilometri al largo della Libia. Il naufragio sarebbe avvenuto
ieri mattina. Il ministro dell'Interno Libico ha però
ridimensionato le notizie provenienti dall'Egitto sottolineando
che i 257 clandestini non erano su un'unica imbarcazione ma su
tre diverse: al momento 23 immigrati, di cui 6 egiziani, sono
stati tratti in salvo e 21 cadaveri (una decina sono di
cittadini egiziani) sono stati recuperati. "Tre imbarcazioni
sono partite ieri da Sidi Belal trasportando 257 persone. Una è
affondata ma ignoriamo se le altre due siano arrivate o meno a
destinazione", afferma un comunicato del ministero, senza
precisare quante però fossero le persone a bordo della barca
affondata. Lo stesso ministero dell'Interno libico ha poi reso
noto che una nave cisterna italiana ha salvato 350 clandestini
che si trovavano a bordo di una imbarcazione in difficoltà,
sempre al largo del paese nord africano. In serata però -
secondo quanto si è appreso - sia del naufragio sia del
soccorso da parte di una nave cisterna non era giunta alcuna
segnalazione alle autorità italiane competenti per la ricerca e
il soccorso in mare.
L'ennesima tragedia sulla rotta tra la Libia e la Sicilia non
ha comunque fermato i viaggi della disperazione verso l'Italia:
oltre 400 extracomunitari sono approdati infatti nelle ultime
ore sulle coste della Sicilia orientale, dopo i 222 giunti ieri
a Lampedusa. Sbarchi che, ha assicurato il ministro dell'Interno
Roberto Maroni, "termineranno il 15 maggio prossimo, quando
entrerà in vigore l'accordo siglato dal governo italiano con
quello libico sul pattugliamento congiunto delle coste".
Il primo barcone si è arenato nella serata di ieri sulla
spiaggia di Scoglitti, una frazione di Vittoria, in provincia di
Ragusa. A bordo c'erano 153 immigrati, tra cui 29 donne, che
dopo le procedure di identificazione sono stati portati nella
palestra comunale di Pozzallo. Una carretta di circa 20 metri
con a bordo 249 persone, tra le quali 31 donne - tre incinte - e
otto minori, è approdata invece all'alba a Portopalo di Capo
Passero, nel siracusano. Gli extracomunitari, in gran parte
somali ed eritrei, sono stati scortati in porto dall'unità
navale delle Fiamme Gialle e da una motovedetta della Guardia
Costiera. Un giovane somalo di 24 anni è stato arrestato dalla
Guardia di Finanza, con l'accusa di essere lo scafista che ha
condotto l'imbarcazione, partita dalle spiagge libiche.
Intanto a Lampedusa si registra una nuova fuga dal Centro di
identificazione ed espulsione: una ventina di migranti sono
riusciti ad allontanarsi dal Centro, prima di essere bloccati
qualche ora dopo dai carabinieri. Due di loro, sorpresi a rubare
all'interno di alcune villette disabitate, sono stati arrestati;
altri cinque sono stati denunciati per violazione di domicilio.
Episodi che fanno salire nuovamente la tensione sull'isola, dove
in questi momenti si trovano complessivamente 720
extracomunitari distribuiti tra il Cie di contrada Imbriacola e
l'ex base Loran di Capo Ponente. Ieri il sindaco, Dino De
Rubeis, aveva lamentato la mancanza di assistenza medica
adeguata per i 222 migranti sbarcati nel pomeriggio.
Affermazioni seccamente smentite dal responsabile del
Dipartimento immigrazione del Viminale, Mario Morcone: "Il
sindaco dice il falso. Sul molo, hanno operato quattro medici e
un infermiere e l'ambulanza che il dipartimento libertà civili
ha acquistato e che è costantemente a disposizione delle
necessità sull'isola".(ANSA).

NU-GUI
30-MAR-09 22:49 NNNN

giovedì 26 marzo 2009

Un sondino per amico


Sondini per tutti, profilattici per nessuno. Mi pare uno slogan che riassume bene la linea del governo. Ma il Presidente dei Senatori del Pdl Maurizio Gasparri, sguardo sveglio e rivolto al futuro, dice che sta difendendo il nostro diritto alla vita. Adesso siamo tutti più tranquilli.

Da 'L'Unità' - 25.03.09

Biotestamento: non si potrà decidere su nutrizione artificiale

L'aula del Senato ha dato via libera all'articolo 3 del ddl sul testamento biologico con 152 voti a favore, 122 contrari e 1 astenuto. L'articolo riguarda principalmente la questione dell'alimentazione e idratazione artificiali.Con questa norma i due trattamenti sono resi "indisponibili" dalla volontà del singolo cittadino e non potranno essere inseriti tra le decisioni affidate al testamento biologico.Per capirsi, con la norma appena approvata, in un caso come quello di Eluana Englaro, non si sarebbe potuto sospendere il trattamento.«Vi rendete conto che stiamo votando una legge confusa, cattiva, che rappresenta un unicum nel panorama internazionale, perché non esiste una legge simile in nessun altro paese del mondo?», così il senatore Pd e medico Ignazio Marino ha commentato l'approvazione dell'articolo 3 del ddl sul testamento biologico.Intanto, fuori dal Senato sit-in di protesta contro la legge voluta dalla destra. A piazza Navona, corsia Agonale, nel sit-in capitanato dal senatore dell'Idv Francesco Pardi, con rappresentanti di "girotondi" e "liberacittadinanza", si stanno raccogliendo, con notai e camici bianchi in prima linea, i testamenti biologici dei cittadini che vorranno lasciare le proprie dichiarazioni anticipate di trattamento prima che il ddl Calabrò diventi legge di Stato.Domani, giovedì, giorno in cui è previsto il via libera dell'Aula al disegno di legge, sarà lo stesso Pardi a depositare i testamenti biologici raccolti e a farli inserire tra gli allegati di seduta.L'aula del Senato, dopo aver terminato il voto sugli emendamenti all'articolo 3, ha dato il via libera all'intero articolo che delinea i limiti e i contenuti delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat). I sì sono stati 152, i no 122, un senatore si è astenuto. A votare contro sono stati il Pd e l'Italia dei Valori. La senatrice del Pdl, Laura Bianconi, a titolo personale non ha partecipato al voto.L'articolo 3 è quello in cui è inserita la norma più controversa del ddl sul testamento biologico e sulla quale maggioranza e opposizione si sono date battaglia in aula cercando anche un accordo trasversale (poi fallito) tra i cattolici sull'emendamento di Dorina Bianchi (Pd). Nel testo votato resta il divieto di inserire nella Dat (il termine tecnico per testamento biologico) lo stop ad alimentazione e idratazione artificiali considerandole «sostegno vitale» e non terapie mediche. Quindi non sarà possibile sospenderle nei casi di pazienti in stato vegetativo.
25 marzo 2009

mercoledì 25 marzo 2009

Sono tutti bravi ragazzi. Credo

Che bello! Un po' di ritorno dei bei tempi andati! Faranno anche i dolcetti a forma di croce uncinata? Qui di seguito l'articolo de 'La Stampa'

Neofascisti d'Europa in marcia su Milano

Forza Nuova organizza un megaraduno il 5 aprile. «Tutti in piazza San Babila». La sinistra: va vietato

di Fabio Poletti

MILANO - Piazza San Babila, 5 aprile. A volte tornano. Il convegno lo organizza Forza Nuova. Il tema è di quelli tutto in maiuscolo: «La nostra Europa: Popoli e Tradizioni contro banche e usura». Le adesioni stanno già piovendo da mezzo continente. La destra che non scompare riappare nella storica piazza dei neofascisti milanesi. Ci saranno i francesi del Front National di Jean Marie Le Pen che quattro anni fa dichiarò che «le camere a gas sono un dettaglio della Storia». Hanno aderito i neonazisti tedeschi del Nationaldemokratische Partei Deutschland di Udo Voigt, condannato a quattro mesi di carcere per incitamento all’odio e alla violenza, che sogna di rifondare «una Grande Germania su principi nazionalisti e gerarchici» e che ha stretto recentemente un’alleanza con i naziskin delle Skinheads Sachsiche Schweiz che si firmavano SSS. Tanto per non sbagliare e giusto per esagerare. Dall’Ungheria arriveranno i principali esponenti del MIEP il Partito della Giustizia e della Vita. 

Nel ‘98 aveva dieci seggi nel Parlamento Nazionale. Nel 2002 non ha superato lo sbarramento del 5% ma questo non ha impedito al movimento di continuare la sua battaglia contro le «congiure mondiali bolsceviche, massoniche e sioniste». E per cercare di tornare a una improbabile Grande Ungheria con aggiunta riabilitazione del regime di Adolf Hitler. Il MIEP ha più volte promosso campagne per riscattare l’immagine delle Croci frecciate, i nazisti di Budapest sotto il Terzo Reich. «Non siamo ancora sicuri che arriveranno delegazioni dalla Romania. Abbiamo avuto dei problemi con loro. Ma questa del 5 aprile sarà una grande occasione per costituire un blocco europeo», annuncia Angelo Ballotta, segretario di Forza Nuova a Milano. Il partito ha un deputato europeo. Si chiama Roberto Fiore. Una volte faceva il latitante, sospettato di essere vicino ai Nar, ma la Gran Bretagna non ha mai concesso l’estradizione. A Strasburgo c’è arrivato al posto di Alessandra Mussolini quando stava in Alternativa Sociale. Poi c’è stata anche qualche collaborazione sporadica alle amministrative con il Polo delle Libertà. Ma Forza Nuova alla fine preferisce battersela da sola «contro il mondialismo, l’economia retta dai sionisti, l’aborto, gli omosessuali, gli extracomunitari». In politica estera se si guarda al Medio Oriente la simpatia di Forza Nuova va più agli arabi che agli israeliani. 

Più o meno con le stesse motivazioni della NPD tedesca che appoggia il regime iraniano di Ahmadinejiad quando sostiene che Gerusalemme deve essere cancellata dalle carte geografiche. Nostalgici o revisionisti - molti gruppi europei appoggiano i lefebvriani e gli integralisti cattolici - gli esponenti della destra radicale europea preferiscono guardare avanti. Nel 2007 a Strasburgo cercarono pure di fare un gruppo autonomo al Parlamento europeo. Doveva chiamarsi Identità, Tradizione e Sovranità ma alla fine ci fu la rottura con i romeni. «Principi cardine sono la salvaguardia delle tradizioni cristiane, la lotta contro l’immigrazione e l’ingresso della Turchia in Europa, l’aborto e i matrimoni omosessuali», analizza Giuseppe Scaliati, autore del libro la Destra radicale in Europa. «Una volta si sarebbe detto che le parole d’ordine erano Dio, Patria e Famiglia. Oggi sono Cristianità, Occidente e Tradizione», spiega Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico contro le destre. Una ripulita è necessaria. Udo Voigt della NPD chiede che ai raduni del partito non si usi il saluto hitleriano perché illegale. Abbondano croci celtiche, rune e svastiche alle manifestazioni della destra radicale europea. Il Vlaams Belang belga, rinato dopo essere stato sciolto per razzismo e xenofobia, non chiede più l’espulsione di tutti gli immigrati «ma solo di quelli non pienamente integrati». 

Un bel problema che ha fatto storcere il naso e sbattere la porta ai camarazii - camerati, si chiamano tutti così - di Noua Dreapta, la Nuova Destra romena che si ispira a Corneliu Zelea Codreanu della Guardia di ferro, il precursore dei pogrom contro gli ebrei prima dell’invasione nazista. Noua Dreapta dopo alcune violenze sessuali attribuite a romeni, ha preferito allontanarsi dal blocco europeo sostenendo che gli stupri erano opera di rom, «una sottorazza». A Milano il 5 aprile a tenere alta la bandiera dell’identità comune, verranno gli esponenti di un movimento cipriota che si batte contro l’ingresso della Turchia nella Unione Europea. Autorizzazioni a parte, mentre il centrosinistra già protesta e chiede di vietarlo, si tratta solo di sapere in quale angolo di piazza San Babila si terrà il raduno. Forza Nuova tiene alta la suspense. Nel loro sito si parla genericamente di «stadtzentrum», il centro città. Scritto alla tedesca, ma forse Goethe c’entra niente.

Forse il buon senso prevale


Anche se con un po' di ritardo pubblichiamo una delibera del Comune di Cervia sulla questione della denuncia degli immigrati irregolari da parte del personale medico. Mi pare che, oltre a fare chiarezza su alcuni punti come la possibilità di richiedere la tessera di Straniero Temporaneamente Presente che forse non tutti conoscono, dimostri che una reazione è in atto. E per fortuna che al codice di deontologia professionale si può fare appello al di là di qualunque legge.

ORDINE DEL GIORNO SU

“DECRETO CHE ABROGA IL DIVIETO DI DENUNCIA DA PARTE DEI MEDICI NEI CONFRONTI DI PERSONE CLANDESTINE CHE NECESSITANO DI CURE

 

APPROVATO CON I VOTI FAVOREVOLI DI

PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEI VALORI - RIFONDAZIONE COMUNISTA

E IL VOTO CONTRARIO DI  FORZA ITALIA - ALLEANZA NAZIONALE

NELLA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 19 MARZO 2009

 

Il CONSIGLIO COMUNALE

Premesso

 

-          che il governo intende promuovere una nuova legislazione che imponga ai medici di denunciare i pazienti stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno o analogo documento;

-          che il provvedimento è in contrasto con l’attuale legislazione:

 

a)      con l’articolo 32 della Costituzione italiana, che dice: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti“;

b)      con il codice penale e il codice di procedura penale, i quali vincolano al segreto professionale anche nei confronti dell’Autorità Giudiziaria;

c)      con la deontologia del medico e delle altre professioni sanitarie, che impongono di curare ogni individuo senza discriminazioni legate all’etnia, alla religione, al genere, all’ideologia;

d)      con la stessa legge sulla immigrazione, che dal medesimo viene modificata, la quale sancisce la garanzia delle cure necessarie ed urgenti a tutti gli individui.

-          che le persone in clandestinità, in conseguenza dell’annuncio del provvedimento, si rivolgeranno  alle strutture sanitarie solamente se costrette da una assoluta emergenza, mettendo a repentaglio la loro salute, quella dei loro figli e famigliari, quella dei compagni di lavoro e di tutti i cittadini, specie nel caso vi siano malattie contagiose;

-          che si accrescerà il fenomeno (già presente presso alcune popolazioni immigrate) delle cliniche clandestine prive di ogni controllo e accreditamento;

-          che le Aziende Sanitarie Locali rischieranno di perdere il controllo epidemiologico della popolazione che insiste sul loro territorio di competenza, poiché si indeboliranno gli strumenti conoscitivi e la documentazione che permette loro una programmazione razionale degli intereventi sanitari e per chiedere i finanziamenti necessari al controllo di malattie infettive che ora sono ben monitorate.

Chiede

di mettere in atto, nell’interesse della collettività, le seguenti iniziative volte a favorire l’accessibilità dei servizi pubblici a tutti gli individui, nell’interesse di tutti:

A) Chiedendo formalmente alle Aziende Sanitarie di notificare all’Ordine dei Medici eventuali sanitari che, contravvenendo al codice deontologico, dovessero compiere un atto così grave come denunciare una persona che si è rivolta loro per curarsi;

B) Informando la popolazione immigrata, anche con pubblicistica nelle lingue straniere delle principali etnie presenti ed in inglese, che il diritto alle cure necessarie ed urgenti è garantito per legge, in Italia, ad ogni individuo.

C) Invitando gli stranieri a chiedere presso il CUP la tessera di Straniero Temporaneamente Presente, che, in base alla normativa presente, viene rilasciata anche a coloro che non hanno permesso di soggiorno, con l’obbiettivo di censire correttamente il bisogno di assistenza della popolazione presente nel nostro territorio.

D) Chiedendo altresì alle Aziende Sanitarie di mettere in atto una convenzione con i Medici di base, in modo da consentire a tutti coloro che sono in possesso della tessera STP di rivolgersi al Medico di Famiglia. Questo permetterebbe di riconoscere e curare tempestivamente le malattie presenti nella popolazione, piuttosto che attendere ne vengano interessati i servizi specialistici o di emergenza, migliorando così l’accesso alle cure e riducendone i costi per la collettività.

 

Il Consiglio Comunale di Cervia

      Cervia, 19 marzo 2009

giovedì 19 marzo 2009

Di chi è questo?


Dio ci salvi dal Papa...

Da 'il Manifesto' - 17.03.09

di Anna Maria Merlo

Condom, l'Europa si "preserva" da Ratzinger

Il ministero degli esteri francese ha messo da parte ieri ogni precauzione diplomatica nella reazione alle frasi del papa sul preservativo e l’aids. Alla domanda: “quale è la vostra reazione alle frasi del papa che condannano l’uso del preservativo affermando che questo aggrava il problema dell’aids?”, il portavoce di Bernard Kouchner ha risposto senza ambiguità: “la Francia esprime la sua viva inquietudine di fronte alle conseguenze delle affermazioni di Benedetto XVI. Benché non ci appartenga di dare un giudizio sulla dottrina della chiesa, stimiamo che queste affermazioni mettono in pericolo le politiche di sanità pubblica e gli imperativi di protezione della vita umana”.
Il Quai d’Orsay ha ricordato ieri che “la Francia è decisamente impegnata a favore dell’accesso universale alla prevenzione e alle cure” dei malati di aids. Il ministero ha ricordato che “in particolare in Africa le nostre iniziative e il volume dei nostri contributi finanziari testimoniano della priorità che il nostro paese accorda” a questa questione. La Francia, con 900 milioni di euro in tre anni, è il secondo finanziatore mondiale e il primo europeo del Fondo mondiale di lotta contro l’aids, la tubercolosi e la malaria, costituito nel 2002. La presa di posizione francese ha aperto la strada ad altri. A Berlino, le ministre della sanità e della cooperazione, Ulla Schmidt e Heidemarie Wieczorek, entrambe della Spd, hanno ricordato che “il preservativo salva delle vite in Europa e in altri continenti”. Uno dei portavoce della Commissione europea, John Clercy, ha sottolineato che “prove scientifiche confermano il ruolo di prevenzione del preservativo”. La Commissione, come la Francia, ha sottolienato di essere il primo contribuente al Fondo di lotta all’aids, con 622 milioni di euro per il periodo 2002-2007 e altri 300 milioni per il 2008-2010. Il commissario agli aiuti umanitari, il belga Louis Michel, ha sottolineato che “il presevativo è uno degli elementi cruciali della lotta contro l’aids”. La ministra belga della sanità, Laurette Onklink, si è detta “costernata” dalle affermazioni del papa, che “vanificano anni di prevenzione”, proagando una “visione dottrinaria pericolosa” che non ha nulla a che fare con il XXI secolo.
Afffermazioni che sono state ampiamente commentate ieri in Francia. La ministra della sanità, Roselyne Bachelot ha accusato il pontefice di aver profferito una “controverità scientifica” attraverso affermazioni “irresponsabili”. A destra, l’ex primo ministro Alain Juppé, dopo aver ricordato il proprio “attaccamento ai valori cristiani”, ha detto che “questo papa comincia a rappresentare un vero problema”. Secondo Juppé, le affermazioni di Benedetto XVI sono solo una “controverità, che, venendo dopo la reintegrazione nella chiesa catttolica del negazionista Williamson e la scomunica della madre della bambina brasiliana violentata, danno l’impressione di una persona che vive “in una situazione di autismo totale”. A sinistra, la segretaria del Pcf, Marie-George Buffet, ha definito le affermazioni del papa “irresponsabili” e “criminali”. Il Ps parla di “affermazioni gravissime”. Per il Verde Daniel Cohn—Bendit sono equiparabili quasi “a un assassinio premeditato”. Per il direttore generale di Sidaction, Bernard Audoin, “il papa che parla del preservativo è come se io parlassi dell’immacolata concezione”.
Sidaction ha espresso “tristezza” di fronte a tali prese di posizione. “Bisogna ricordare al papa che il solo vaccino disponibile contro l’aids oggi è il preservativo?” ha chiesto Jean-Luc Romero, politico di destra, presidente dell’associaione Politici locali contro l’aids. Médecins du Monde parla di “parole gravissime visto l’impatto che questo messaggio puo’ avere in Africa”. Il professor Jean-François Delfraissy, direttore dell’Agenzia nazionale di ricerca sull’aids, ha ricordato che ci sono “3,5 milioni di nuovi contagi l’anno, essenzialmente nei paesi del sud”. Dalla Gran Bretagna, l’ong Christian Aid sottolinea che le affermazioni del papa non faranno che portare “confusione in Africa”: per questa ong cristiana, “l’astinenza è importante, ma non è l’unico modo”. La sola voce discordante nel mondo politico francese è quella della ministra della casa, Christine Boutin, un’ultracattolica: “non aspettatevi da Ratzinger che dica che bisogna mettere il preservativo”.
La presa di posizione del papa ha messo di nuovo nell’imbarazzo i vescovi francesi, già scossi dalla reintegrazione dei lefebvriani e dalla storia della scomunica brasiliana. Il vescovo di Gap, Jean-Michel Di Falco, ha goffamente cercato di spiegare che il papa faceva probabilmente riferimento “all’ideale cattolico di fedeltà e di astinenza”, ma che se non si riesce a rispettarlo “non si deve essere né criminali né suicidi e bisogna utilizzzare il preservativo”. Di Falco ha aggiunto: “è vero che questa frase sembra brutale e sembra non tener conto della realtà di cio’ che viene vissuto in Africa”. Già sulla scomomunica brasiliana vari vescovi francesi avevano preso chiaramente le distanze dall’arcivescovo di Recife e dal Vaticano che lo ha sostenuto. Una reazione inabituale negli ambienti cattolici. “Perché aggiungere della severità a tanta sofferenza? – ha detto in un comunicato il vescovo di Cahors, Norbert Turini – difendo e difendero’ sempre la dignità e il rispetto della vita dalla sua origine al suo termine, ma l’amore e la misericordia parlano sempre più forte, nei Vangeli, della condanna e dell’esclusione”. A nome delle Missioni francesi, monsignor Yves Patenôtre si è chiesto “come è possibile che di fronte a un tel dramma la chiesa si sia fatta presente per giudicare e condanare piuttosto che per esprimere compassione?”. In Germania, il vescovo ausiliare di Amburgo, Hans Joden Jaschke, sostiene che “chiunque sia sieropositivo e sessualmente attivo, chiunque abbia vari partner, deve proteggere gli altri e se stesso”.

Addio Italia, il metodo dei manganelli


L'amico di Peppe Dimitri e di Gabriele Adinolfi, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, va ringraziato personalmente per le manganellate ricevute dagli studenti della Sapienza che hanno tentato di portare un corteo di protesta contro i tagli all'istruzione per le strade della città. Una descrizione parziale di quanto accaduto nel seguente estratto di un pezzo de la Repubblica.

Da 'la Repubblica' - 18.03.09

Il corteo cerca di uscire dall'Ateneo e si scontra con le forze dell'ordine"Picchiati senza motivo". Maroni: "No alla violenza politica"

Torna l'Onda in tutta Italia. A Roma cariche della polizia

ROMA - Migliaia in piazza in tutta Italia per protestare contro il piano dei tagli all'istruzione varato dal governo Berlusconi. All'agitazione indetta dalla Cgil hanno aderito anche i ragazzi dell'Onda che torna così a far sentire la sua voce. E alla Sapienza di Roma la polizia ha caricato gli studenti che volevano uscire in corteo dall'Ateneo. Tensione alla Sapienza. Tensione e scontri all'Università di Roma La Sapienza quando gli studenti che avevano dato vita al corteo interno hanno tentato di uscire fuori dalla città universitaria cercando di forzare il cordone di poliziotti e carabinieri. Le forze dell'ordine li hanno caricati respingendoli all'interno dell'Ateneo, i ragazzi hanno risposto lanciando alcune scarpe ("Ce le eravamo portate per lanciarle davanti al ministero dell'Economia come hanno fatto in Francia"). Più tardi, circa 200 ragazzi hanno cercato di violare il blocco attraverso le uscite che danno su viale Regina Elena: alcuni ragazzi hanno lanciato sassi contro le forze dell'ordine, ma sono stati subito bloccati. In via De Lollis gli agenti della Guardia di finanza hanno effettuato una nuova carica di alleggerimento. I contusi fra gli studenti sarebbero decine. Difficile fare un bilancio, come spiegano i ragazzi, "perché se ne trovano ad ogni angolo della città universitaria". LE FOTO E sul banco degli accusati finisce il protocollo che limita i percorsi dei cortei varato dalla giunta Alemanno in accordo anche con le organizzazioni sindacali. Il motivo dell'intervento della Polizia alla Sapienza, infatti, sarebbe questo. Far sfilare gli studenti l'avrebbe violato. Ma la Cgil non ci sta: "Era stato firmato per poter creare un tavolo di discussione che riducesse il disagio della città e aiutasse i cittadini, ma se viene utilizzato per massacrare gli studenti non serve più a nulla e può anche essere stracciato" dice il presidente del direttivo regionale del Lazio della Flc-Cgil Franco Gallerano. Mentre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno precisa: "C'e' un impegno di tutta la citta' ad avere delle regole, rispettiamo il diritto a manifestare, ma entro delle regole''. Maroni: "Interveniamo contro le violenze politiche". "La libertà di espressione, di manifestazione, di partecipare alle elezioni è un diritto costituzionale dei cittadini che noi intendiamo garantire contro ogni forma di violenza". Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni,risponde così, nel corso di una question time alla Camera, ad una interrogazione sugli scontri avvenuti qualche giorno fa all'università statale di Milano. "Assicuro che il ministero dell'interno, attraverso le forze di polizia - spiega Maroni - manterrà un ancora più elevato livello di attenzione in relazione al rischio del ripetersi di analoghi episodi di violenza politica". Ferrero: "Cariche inaccettabili". Protesta il segratario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. Che in una nota definisce le cariche "inaccettabili e ingiuste", "primo frutto avvelenato del protocollo sui cortei voluto dal sindaco di Roma", e conclude: "Non è in questo modo illiberale e repressivo che si può gestire l'ordine pubblico nella capitale d'Italia".

giovedì 12 marzo 2009

Chi non è siciliano alzi la mano



Cose e mondi già visti, già sentiti raccontare. Ma meglio non scordarsi mai di cosa c'è sotto il sole dell'Italia. Dal 'Corriere' 11.03.09

Lo Zen e l'arte di sopravviverci

A Palermo, 40 anni fa nasceva il quartiere disegnato dall’architetto oggi simbolo del degrado cittadino

Alle tre del pomeriggio di domenica l’insula è deserta. Solo tre ragazzi, meno di diciotto anni a testa, giubbotti firmati, jeans di marca e sneakers, stanno appoggiati a un muretto. Uno di loro si stacca dal gruppo, avvicinandosi con una scusa: «Ce l’hai una sigaretta?». Controlla i movimenti, cerca di capire chi ha davanti. Un fischio ripetuto rimbalza attraverso i camminamenti, arriva fin qui. Il ragazzo infila la sigaretta ancora spenta dietro l’orecchio, ripete il fischio. «Sbirri!», grida. I tre pusher saltano dietro il muro, svicolano per scale e androni. Adesso l’insula è veramente deserta. Dopo qualche minuto, scivola lenta lungo la strada dello Zen una volante della polizia.Ha cambiato nome lo Zen 2, adesso si chiama quartiere San Filippo Neri, ma non molto altro è cambiato. Per chi è venuto qui venti o dieci o cinque anni fa, la Zona Espansione Nord al primo impatto offre sempre lo stesso paesaggio: carcasse di auto abbandonate, piccoli traffici, panni stesi alle finestre, un’umanità formicolante nel dedalo delle insule, come vengono chiamati gli alveari sui quali si affacciano gli appartamenti.No, non è vero. Qualcosa di diverso c’è: l’infilata di antenne paraboliche affacciate alle finestre, tutte puntate verso nord. «Queste paraboliche? L’ultimo regalo dei politici», spiega Fabrizio Ferrandelli, consigliere comunale d’opposizione. «A ogni elezione si presentavano qui a raccogliere voti, in cambio davano antenne paraboliche. Arrivavano con i furgoni pieni. Basta guardare le marche sulle padelle per risalire al nome di chi le ha regalate».Zen, o per la precisione Zen 2, sotto il cielo ampio e attraversato da nuvole veloci della Piana dei Colli di Palermo, dove nel Settecento le famiglie della migliore nobiltà siciliana vennero a costruire le proprie ville prima di affondare nei debiti e nei pignoramenti. Forse non a caso, quasi per contrappasso, quarant’anni fa l’Istituto autonomo case popolari individuò quest’ampia zona pianeggiante per costruire nuovi alloggi destinati agli sfrattati da casupole e catoj del centro storico. Risale al 1969 il concorso per la progettazione dello Zen 2, vinto dallo studio milanese di Vittorio Gregotti.Una cosa hanno imparato i diecimila abitanti dello Zen: dog eats dog, cane mangia cane. Fin dagli anni Ottanta, quando le case ancora non collaudate, senza acqua né luce, furono occupate abusivamente. Francesco Dominici, muratore disoccupato, e sua moglie Vincenza allo Zen ci sono nati, si sono conosciuti, hanno avuto un figlio. Stavano all’insula 3, quando sono cominciati i lavori di ristrutturazione, hanno conquistato parte dell’ingresso di uno dei padiglioni, hanno tirato su una parete e un pavimento: per tre mesi hanno abitato qui, prima di andare a vivere in un palazzo del centro storico, abitato dai senza casa dello Zen, per un percorso inverso che riporta nel cuore di Palermo i figli di chi se ne andò vent’anni fa. Per alzare un muro abusivo, per chiudere uno spazio comune occorre prestigio personale o il pagamento di una licenza - da due a diecimila euro a seconda dei metri quadrati - al boss dell’insula. In un’insula, gli inquilini si sono organizzati: pagano una retta condominiale per le pulizie, per i lavori di allaccio abusivo alla conduttura dell’acquedotto, per la piccola manutenzione, con tanto di regolare ricevuta che poi presentano al Comune. Il Comune attraverso la sua municipalizzata, l’Amap, nega il regolare contratto di fornitura d’acqua perché i residenti sono occupanti abusivi, ma a volte rimborsa i costi dell’acqua ottenuta fuori da ogni regola. Leggi dello Zen: l’alloggio occupato può essere venduto, ceduto, acquistato. O meglio: il diritto all’abuso può essere venduto, ceduto, acquistato.Per due anni Ferdinando Fava, ricercatore alla Scuola francese di alti studi di scienze sociali ha vissuto allo Zen. Ne ha tirato fuori un libro pubblicato prima in Francia e dopo in Italia: Lo Zen di Palermo. Antropologia dell’esclusione. Più di trecento pagine ricche di analisi e testimonianze, col tentativo di sfuggire alla solita rappresentazione.Questura e carabinieri descrivono lo Zen come un luogo abitato da fantasmi, latitanti imprendibili, protetti dalla topografia stessa, da una rete di complicità che un tempo faceva capo a Totò Lo Piccolo, il boss di San Lorenzo arrestato con suo figlio Sandro a novembre del 2007.Al centro di una strada un uomo vende i biglietti della riffa: un euro a cedola, se ne possono vincere duecento. Antonino Stagno per ventisette anni ha lavorato in un’azienda metalmeccanica, quando la fabbrica ha chiuso è rimasto disoccupato: «Che dovevo fare? Avevo 44 anni, nessuno mi pigliava. Dovevo mettermi a rubare? Faccio la lotteria». Molti campano così, allo Zen. Le donne non lavorano, stanno a casa, si alzano tardi, restano in pigiama, spesso i figli vengono travolti dall’indolenza materna, abbandonano la scuola, prendono la via della strada. Dai garage, dai sottoscala chiusi con grate metalliche arriva l’abbaiare dei cani: rottweiler, pit bull, esemplari da combattimento. Vengono addestrati ad attaccare: dog eats dog.È il quartiere dei senza qualcosa. Senza casa, senza tetto, senza legge, senza diritti. Bice Mortillaro Salatiello è da anni su questa trincea, con il suo Laboratorio Zen Insieme, l’unico luogo di aggregazione. Sempre alla prese con pochi soldi, fondi pubblici tagliati e ridotti: «Ma se parli con quelli che abitano qui, non sentirai dire che il quartiere deve essere raso al suolo come le vele di Secondigliano. La gente vuole le cose che mancano, i servizi, i negozi, un mercato, le scuole». Bice ci ha sempre creduto, a ottantun anni ancora ci crede: racconta di iniziative piccole, quasi invisibili dentro lo sfascio dello Zen. In via Libertà, nella strada dello shopping, una signora esce dalla sua Smart. Porta a tracolla una borsa con la scritta LabZen2. È stata tagliata, cucita e confezionata nel quartiere dove la signora della Smart non ha mai messo piede. L’idea è di Maruzza Battaglia, amica di Bice. Ha convinto una stilista a preparare un prototipo, ha coinvolto Rosi, Sandra e Carmela, tutte e tre dello Zen che hanno lavorato in casa. Le prime sessanta borse sono andate a ruba, adesso Maruzza vorrebbe mettere in piedi una vera produzione. Non è facile. Qualcuna delle sarte si è tirata indietro, spiegando che il marito non voleva: l’indipendenza economica delle mogli crea problemi in famiglia. L’antropologia dell’esclusione, come la definisce Fava, produce identità forti o ambigue. Maria Grazia Gargano è nata in Francia da padre palermitano. È approdata allo Zen con due figlie. Sapeva che qui si poteva avere un casa. Una ragazza dello Zen ha meno possibilità di trovare lavoro, di uscire indenne dal quartiere. Una delle figlie di Maria Grazia quando era adolescente, si vergognava di ammettere che abitava lì: dai suoi amici si faceva lasciare in via Lanza di Scalea, il vialone che separa lo Zen dai comprensori di ville dei nuovi ricchi. Preferiva fare un chilometro a piedi di notte, piuttosto che confessare di essere zeniota. Così si definiscono gli abitanti dello zen. Quasi fossero una tribù esotica, buona per gli studi di antropologi e per articoli di giornalisti.
Gaetano Savatteri
(la fotografia è di Armando Rotoletti)

lunedì 9 marzo 2009

Ogni tanto un saggio sui quotidiani

Una volta ogni tanto anche sulla stampa italiana si possono leggere cose intelligenti. Da 'la Repubblica' di oggi.

La Chiesa e la bioetica. Non c’è fede senza libertà

di Vito Mancuso (Mancuso è docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ndr)

Le gerarchie cattoliche sottolineano spesso che i loro interventi sui temi bioetici sono condotti sulla base della ragione e riguardano temi di pertinenza della ragione, legati alla vita di ognuno, non dei soli cristiani. Per questo, aggiungono, tali interventi non costituiscono un´ingerenza negli affari dello stato laico. Scrive per esempio il recente documento Dignitas personae che la sua affermazione a proposito dello statuto dell´embrione è «riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione» e che quindi, in quanto tale, «dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico». Allo stesso modo molti politici cattolici rimarcano nei loro interventi sulle questioni bioetiche che parlano non in quanto cattolici ma in quanto cittadini. Va quindi preso atto che le posizioni cattoliche sulla bioetica, sia nel metodo sia nel contenuto, si propongono all´insegna della razionalità. Se questo è vero, se si tratta davvero di argomenti di ragione per i quali «mestier non era parturir Maria» (Purgatorio III,39), allora le posizioni della Chiesa gerarchica sulla bioetica sono perfettamente criticabili da ogni credente. L´esercizio della ragione è per definizione laico, non ha a che fare con l´obbedienza della fede e il principio di autorità. Chi ragiona, convince o non convince per la forza delle argomentazioni, non per altro. Per questo vi sono non-credenti che approvano gli argomenti razionali delle gerarchie convinti dalla coerenza del ragionamento, per esempio gli atei devoti.   Ma sempre per questo vi sono credenti che, non convinti dal ragionamento, non approvano tutti gli argomenti razionali delle gerarchie in materia di bioetica. Deve essere chiaro quindi (se davvero la base dell´argomentazione magisteriale è la ragione) che la posizione critica di alcuni credenti verso il magistero bioetico è del tutto legittima. Se la gerarchia gradisce la convergenza degli atei devoti in base alla sola ragione, allo stesso modo, sempre in base alla sola ragione, deve accettare (se non proprio gradire) la divergenza di alcuni credenti, peraltro non così pochi e privi di autorevolezza. Sempre che, ovviamente, le gerarchie non pensino che la razionalità valga solo "fuori" dalla Chiesa e non anche al suo interno, dove vale invece solo l´autorità, istituendo una specie di disciplina della doppia verità. E sempre che le medesime gerarchie amino davvero la razionalità e che il richiamarsi ad essa non sia invece un trucco tattico (come io credo non sia). In realtà nessuno può chiedere obbedienza sugli argomenti di ragione perché l´obbedienza viene da sé, come di fronte a un risultato di aritmetica o a una norma morale fondamentale. Per questo io penso che agli argomenti di ragione occorrerebbe lasciare maggiore duttilità, visto che la ragione, da che mondo è mondo, esercita il dubbio, soppesa i pro e i contro, e per questo vede grigio laddove invece altri (che non amano la calma della ragione ma forme più nervose di autorità) vedono solo bianco o solo nero. Intendo dire che proprio il richiamo alla ragione da parte delle gerarchie cattoliche dovrebbe indurre a una maggiore relatività del proprio punto di vista di fronte alla complessità dell´inizio e della fine della vita alle prese con le possibilità aperte dal progresso scientifico. La cautela è tanto più auspicabile se si prende atto della storia. La Chiesa dei secoli scorsi infatti non è stata in grado di interpretare sapientemente l´evoluzione sociale e politica dell´occidente, finendo per condannare pressoché tutte quelle libertà democratiche che ora, invece, essa stessa riconosce: libertà di stampa, libertà di coscienza, libertà religiosa e in genere i diritti delle democrazie liberali. Allo stesso modo, a mio avviso, le odierne posizioni della gerarchia corrono il rischio di non capire la rivoluzione in atto a livello biologico, respinta con una serie di intransigenti no, pericolosamente simili a quelli pronunciati in epoca preconciliare contro le libertà democratiche. Ora io mi chiedo se tra cento anni i principi bioetici affermati oggi con granitica sicurezza dalla Chiesa saranno i medesimi, o se invece finiranno per essere rivisti come lo sono stati i principi della morale sociale. Siamo sicuri che la fecondazione assistita (grazie alla quale sono venuti al mondo fino ad oggi più di 3 milioni di bambini, di cui centomila in Italia) sia contraria al volere di Dio? Siamo sicuri che l´uso del preservativo (grazie al quale ci si protegge dalle malattie infettive e si evitano aborti) sia contrario al volere di Dio? Siamo sicuri che il voler morire in modo naturale senza prolungate dipendenze da macchinari, compresi sondini nasogastrico, sia contrario al volere di Dio? E per fare due esempi concreti legati a precise persone: siamo sicuri che si sia interpretato bene il volere di Dio negando i funerali religiosi a Piergiorgio Welby perché rifiutatosi di continuare a vivere dopo anni legato a una macchina? E siamo sicuri che si sia interpretato il volere di Dio chiamando "boia" e "assassino" il signor Englaro, salvo poi aggiungere, non so con quale dignità, di pregare per lui? Mi chiedo se tra cento anni (e spero anche prima) i papi difenderanno il principio di autodeterminazione del singolo sulla propria vita biologica, così come oggi difendono il principio di autodeterminazione del singolo sulla propria vita di fede (la quale peraltro per la dottrina cattolica è sempre stata più importante della vita biologica). Se si riconosce alla persona la libertà di autodeterminarsi nel rapporto con Dio, come fa la Chiesa cattolica a partire dal Vaticano II, quale altro ambito si sottrae legittimamente al principio di autodeterminazione? Non ci possono essere dubbi a mio avviso che questo principio vada esteso anche al rapporto del singolo con la sua biologia. I cattolici intransigenti che oggi parlano della libertà di autodeterminazione definendola "relativismo cristiano" dovrebbero estendere l´accusa al Vaticano II il quale afferma che «l´uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà» (Gaudium et spes 17). La realtà è che non è possibile nessuna adesione alla verità se non passando per la libertà. È del tutto chiaro per ogni credente che la libertà non è fine a se stessa, ma all´adesione al bene e al vero; ma è altrettanto chiaro che non si può dare adesione umana se non libera. Dalla libertà che decide non è possibile esimersi, e questo non è relativismo, ma è il cuore del giudizio morale.