Cosa è successo alla Camera. Il Carroccio con un palmo di naso. Esulta l'opposizione. Le ronde non passano. La permanenza prolungata nei Cie nemmeno.
Da 'la Repubblica' di oggi
ROMA - Un applauso lungo e liberatorio, poco dopo le 12. Del Pd, dell´Udc, di metà Idv. La Lega furiosa abbandona l´aula. Un paio di deputati del Carroccio vorrebbero pure venire alle mani e risalgono verso i banchi del Pdl. Franceschini esulta. Casini pure. Tutti e due cantano «vittoria». Maroni, due ore dopo, dirà al Viminale: «Sono furibondo, ed è un eufemismo». Tutta colpa di 17 franchi tiratori. Che, d´un colpo, cancellano la norma che prolungava la permanenza dei clandestini nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, da due mesi a 180 giorni. Finisce 232 a 225. In dodici si astengono. L´Idv si spacca a metà.Previsione sfortunata quella sui Cie, visto che era già caduta al Senato, il 4 febbraio, sempre per via d´un voto segreto. Il ministro dell´Interno, seduto accanto al capo della polizia Antonio Manganelli e al sottosegretario Alfredo Mantovano, tiene la conferenza stampa più dura da quando siede al Viminale. Accusa l´opposizione, autrice di «un vero e proprio indulto per gli immigrati dopo quello del 2006 per gli italiani» e lancia un ultimatum a Berlusconi: «Prima del consiglio dei ministri gli chiederò il suo impegno personale perché la stessa norma sia ripresentata al Senato». E ancora: «Voglio sapere se la politica di rigore contro l´immigrazione clandestina è ancora quella di tutto il governo, perché oggi dalla maggioranza è arrivato un segnale opposto, tant´è che l´opposizione parla di "una bella giornata"». Poi le cifre: «Dal 26 aprile, se il decreto non sarà convertito, usciranno dai Cie 1.038 clandestini. E altri 277 saranno fuori dopo due settimane». Manganeli gli dà manforte: «Non è un dato sociologico ma processuale. Questo è il segnale che i trafficanti si aspettavano».Maroni s´infuria, la Lega alla Camera va sull´Aventino. Non vota il decreto in cui sono rimaste soltanto le nuove regole per stupri e stalking. Il testo passa solo grazie all´opposizione che ormai lo ha adottato: 397 sì, con 205 voti distribuiti tra Pd, Udc, Idv, e solo 192 del Pdl. La maggioranza è allo sbando e va sotto anche su una mozione del Pd sulle fondazioni bancarie. La Lega si scatena. Si riuniscono Bossi, Maroni, Calderoli, Cota. Lavorano all´incontro che avranno oggi con Berlusconi. Una doppia sconfitta, nella stessa giornata, non è sopportabile per il Carroccio. Alle 9, un tetro Maroni, era stato costretto ad annunciare il passo indietro sulle ronde che pure, appena 24 ore prima, aveva difeso come indispensabili. Ora viene stralciato dal dl. L´opposizione ha stravinto. Lo dice il capogruppo del Pd Antonello Soro: «Abbiamo fatto due a zero». Si sospetta una manovra degli stessi leghisti per guadagnare voti. Ma in aula si scambiano bigliettini polemici il presidente dei senatori leghisti Roberto Cota e il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Scrive il primo: «Nel nostro gruppo non ci sono scemi». E l´altro: «Da noi invece ce n´è qualcuno». Per La Russa quei 17 avrebbero votato contro su qualsiasi cosa e si definisce «più indignato» di Maroni. Lui, che vorrebbe la permanenza nei Cie fino a 18 mesi, chiederà a Berlusconi di rimettere la norma del decreto. Ma la strada è in salita.

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