sabato 31 ottobre 2009

Parlar chiaro


Marco Travaglio Intervista a Franco Battiato, requiem per la politica, il cantautore siciliano e i “rincoglioniti” al governo

30 ottobre 2009

Franco Battiato è molto diverso da come lo immagini. Allegro, scherzoso, spiritoso, talora persino un po’ cazzone. Forse perché, con la sua cultura sterminata e la sua pace interiore, se lo può permettere. Un uomo, però, armato di un’intransigenza assoluta, di un’insofferenza antropologica per le cose che non gli piacciono. E’ appena tornato da due concerti trionfali a Los Angeles e New York e ancora combatte il jet-lag nella sua casa di Milo (Catania). Parliamo del suo ultimo pezzo-invettiva “Inneres Auge”, già anticipato sulla rete: uno dei due singoli inediti che impreziosiscono l’album antologico in uscita il 13 novembre (“Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti”). Una splendida invettiva che si avventa sugli scandali berlusconiani e sulla metà d’Italia che vi assiste indifferente e imbelle, con parole definitive: “Uno dice: che male c’è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? Non ci siamo capiti: e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti…”.

Che significa “Inneres Auge”?

“Occhio interiore. Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice “terzo occhio”, ma non mi piace, fa pensare a una specie di Polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia”.

Lei, quando ha scritto “Inneres Auge”, aveva l’aura rossa.

“Vede, sto bene con me stesso. Vivo in questo posto meraviglioso sulle pendici del Mongibello. Dalla veranda del mio giardino osservo il cielo, il mare, i fumi dell’Etna, le nuvole, gli uccelli, le rose, i gelsomini, due grandi palme, un pozzo antico. Un’oasi. Poi purtroppo rientro nello studio e accendo la tv per il telegiornale: ogni volta è un trauma. Ho un chip elettronico interiore che va in tilt per le ingiustizie e le menzogne. Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli.C’èunmutamentoantropologico, sembrano uomini, ma non appartengono al genere umano, almeno come lo intendiamo noi: corpo, ragione e anima”.

I “lupi che scendono dagli altipiani ululando”.

“Quello è un verso di Manlio Sgalambro che applico a questi individui ben infiocchettati in giacca e cravatta che dicono cose orrende, programmi spaventosi, ragionamenti folli e hanno ormai infettato la società civile. Quando li osservo muoversicircondatidaguardiedel corpo, li trovo ripugnanti e mi vien voglia di cambiare razza, di abdicare dal genere umano. C’è una gran quantità di personaggi di questa maggioranza che sento estranei a me ed è mio diritto di cittadino dirlo: non li stimo, non li rispetto per quel che dicono e sono. Non appartengono all’umanità a cui appartengo io. E, siccome faccio il cantante, ogni tanto uso il mio strumento per dire ciò che sento”.

L’aveva fatto già nel 1991 con “Povera Patria”, anticipando Tangentopoli e le stragi. L’ha rifatto nel 2004 con “Ermeneutica”, sulla “mostruosa creatura” del fanatismo politico-religioso e della guerra al terrorismo ingaggiata dai servi di Bush, “quella scimmia di presidente”: “s'invade si abbatte si insegue si ammazza il cattivo e s’inventano democrazie”.

“Sì, lo faccio di rado perché mi rendo conto di usare il mio mezzo scorrettamente. La musica dovrebbe essere super partes e non occuparsi di materia sociale. Ma sono anch’io un peccatore e la carne è debole…”

Lei non crede nel cantautore impegnato.

“Per il tipo che dovrei essere, no. Ma non sopporto i soprusi e ogni tanto coercizzo il mio strumento. Il pretesto di “Inneres Auge”, che ha origini più antiche, è arrivato quest’estate con lo scandalo di Bari, delle prostitute a casa del premier. E con la disinformazione di giornali e tiggì che le han gabellate per faccende private. Ora, a me non frega niente di quel che fanno i politici in camera da letto. Mi interessa se quel che fanno influenza la vita pubblica, con abusi di potere, ricatti, promesse di candidature, appalti, licenze edilizie in cambio di sesso e di silenzi prezzolati. Questa è corruzione, a opera di chi dovrebbe essere immacolato per il ruolo che ricopre”.

“Non ci siamo capiti”, dice nella canzone.

“Non dev’essere molto in gamba un signore che si fa portare le donne a domicilio da un tizio che poi le paga, dice lui, a sua insaputa per dargli l’illusione di piacere tanto, di conquistarle col suo fascino irresistibile. Quanto infantilismo patologico in quest’uomo attempato! Ma non c’è solo il premier”.

Chi altri non le piace?

“Tutta la banda. I cloni, i servi, i killer alla Borgia col veleno nell’anello. Li ho sempre detestati questi tipi umani. Per esempio il bassotto che dirige un ministero e fa il Savonarola predicando e tuonando solo in casa d’altri, senza mai applicare le stesse denunce ai suoi compagni partito e di governo. Meritocrazia: ma stiamo scherzando? Badi che, quando dico bassotto, non mi riferisco alla statura fisica, ma a quella intellettuale e morale: un occhio chiuso dalla sua parte e uno aperto da quell’altra”.

“La Giustizia non è altro che una pubblica merce”, dice ancora.

“Penso al degrado della giustizia: ma i magistrati dovrebbero ribellarsi tutti insieme e appellarsi al mondo contro le condizioni in cui sono costretti a lavorare. Non possono accettare, nell’èra dell’informatica, di scrivere ancora sentenze e verbali col pennino e il calamaio, mentre la prescrizione si mangia orrendi delitti e, in definitiva, la Giustizia”.

Quando Umberto Scapagnini divenne sindaco di Catania, lei minacciò addirittura di espatriare. Come andò?

“Avevo previsto un decimo di quel che poi è accaduto. Un inferno.Catania era uno splendore: in pochi anni, come Palermo, è stata devastata da questa cosiddetta destra. Ma nessuno ne parla”.

Lei è di sinistra?

“E chi lo sa cos’è la sinistra. Basta parlaredidestraedisinistra,anche perchè a sinistra c’è un sacco di gente che ha sempre fatto il doppio gioco al servizio della destra, spudoratamente. Per evitare tranelli, uso un sistema tutto mio: osservo i singoli individui, poi traggo le mie conclusioni”.

Ha votato alle primarie del Pd?

“Sì, per Bersani. Non che sia il mio politico ideale, ma mi sembra un tipo in gamba. Forse l’ho fatto perché almeno, in queste primarie, il voto non era inquinato. Non è poco, dalle mie parti, dove alle elezioni politiche e alle amministrative i seggi sono spesso presidiati da capibastone e capimafia che ti minacciano sotto gli occhi della polizia”.

Quella cosa dell’espatrio non era esagerata?

“La ripeterei oggi. Io sono sempre pronto: se in Italia le cose dovessero peggiorare, me ne andrei. Ubi maior, minor cessat. Mica puoi fare la guerra ai mulini a vento. Per fortuna è difficile che si ripeta il fascismo, anche perché sono convinto che molti italiani la pensano come me e sarebbero pronti a impedirlo. Comunque, “pi nan sapiri leggiri nè sciviri”, comprerò una casa all'estero”.

Lei è molto antiberlusconiano.

“Sono un Travaglio un po’ più bastardo. Penso che la tecnica migliore sia l’aplomb misto all’irrisione, senza urli né insulti”.

Ma Berlusconi non è finito, al tramonto?

“Dipende da quanto dura, il tramonto. Ma non credo sia finito: la cordata è ancora robusta. Però mi sento più tranquillo di qualche mese fa: sta commettendo troppi errori”.

I partiti hanno mai provato ad arruolarla?

“Mai. A parte Pannella, tanti anni fa. Qualche mese fa mi ha chiamato un ministro di questo governo per dirmi che mi segue da sempre e concorda in pieno con una mia intervista. Forse non aveva capito o avevo sbagliato qualcosa io. Ma ora, dopo il mio ultimo singolo, magari fa marcia indietro”.

“Inneres Auge” già impazza sulla rete. Teme reazioni politiche?

“Mi aspetto la contraerea. Ma siamo pronti”.

Non teme, con una canzone così “schierata”, di perdere il pubblico berlusconiano?

“Mi farebbe un gran piacere. Se invece uno che non mi piace viene a dirmi di essere un mio fan, sinceramente mi dispiace”.

Ai tempi del “La voce del padrone”, a chi la interpellava sul significato dei suoi testi ermetici, lei rispondeva “sono solo canzonette”. Lo sono ancora?

“Quello era un gioco, ma non sono mai stato d’accordo con questa massima diEdoardo Bennato. “La voce del padrone” era un’operazione programmata come un divertimento frivolo e commerciale, e riuscì abbastanza bene, mi pare. Ma in realtà avevo inserito segnali esoterici che sono stati ben percepiti e seguiti da molti ascoltatori. Ogni tanto mi dicono che qualcuno, ascoltando i miei pezzi, ha lettoGurdjieff e altri grandi mistici. E questo mi rende un po’ felice”.

“Inneres Auge”: serve a qualcosa, una canzone?

“Lei parla di corda in casa dell’impiccato: ho sempre avuto dubbi su questo nella mia vita. Ma, dopo tanti anni, posso affermare che un brano molto riuscito può scatenare influenze esponenziali. Una canzone può migliorarti e farti cambiare idea e direzione. Un giorno domandarono a un grande pianista dell’Europa dell’Est, ora a riposo: lei pensa di emozionare il suo pubblico? E lui: “Quando sono riuscito a emozionare anche un solo spettatore nella sala gremita di un mio concerto, ho raggiunto il mio scopo”.

da Il Fatto Quotidiano n°33 del 30 ottobre 2009

domenica 18 ottobre 2009

La Chiesa e Thanatos


Sì, c'è anche lui: quel comunistaccio di Dom Giovanni Franzoni, autore delle 'Omelie a San Paolo fuori le mura', forse più note per essere state recensite e lodate da P.P. Pasolini (che pure le ha bacchettate per l'esecrabile linguaggio liturgico-clericale). Uno che venne sospeso dall'autorità vaticana a divinis nella prima metà degli anni Settanta. Che progressi ha fatto la Chiesa da allora ad oggi?


Da 'Il Fatto Quotidiano' - 17 novembre 2009

Fine vita: lo strano silenzio sui 41 preti eversori
di Andrea Gagliarducci

Cinque mesi fa, 41 preti e religiosi apposero la loro firma in calce all’appello “Per la libertà sul fine vita” promosso dalla rivista MicroMega. Per tutti loro è partita un’ammonizione del Congregazione per la Dottrina della Fede. Un’iniziativa “di massa” con pochi precedenti nella Chiesa. Alla quale la rivista MicroMega, Adista (l’agenzia di stampa di informazione religiosa che per prima ha anticipato la notizia) e la Comunità Cristiana di Base di San Paolo rispondono con un’assemblea pubblica presso il salone della Comunità di San Paolo per rivendicare “il Diritto di Dialogo all’interno della Chiesa”, e manifestare solidarietà verso i 41 sacerdoti. Come rivelato dall’a genzia di stampa di Adista, la lettera del Sant’Uffizio è stata inviata ai vescovi e ai superiori delle congregazioni dei religiosi che hanno sottoscritto l’appello di MicroMega, chiedendo di convocare i diretti interessati e, eventualmente, decidere qualche provvedimento disciplinare. Qualche convocazione è già partita, ma sembra che non ci saranno particolari provvedimenti. Ad ogni modo, spiega Valerio Gigante di Adista, “pensiamo sia giusto non lasciar passare questo fatto sotto silenzio. Vogliamo rompere un muro che c’è all’inter no della stessa Chiesa: spesso i sacerdoti non prendono la parola perché temono di essere marginalizzati e puniti”. E infatti, continua Gigante, “tutti i media ecclesiastici hanno silenziato il dibattito sul caso Eluana Englaro. La posizione all’interno della Chiesa non era solo quella veicolata dalle pagine di Avvenire”. Lo dimostra, appunto, la firma apposta dai 41 sacerdoti e religiosi all’appello di MicroMega, nella quale si leggeva che “la legge sul testamento biologico che il governo e la maggioranza si apprestano a votare imprigiona la libertà di tutti i protagonisti coinvolti al momento supremo della morte. Definendo il nutrimento e l’idratazione forzati come cura ordinaria e obbliga e non più come intervento terapeutica straordinario, la legge annulla ogni possibilità di valutazione sull’accanimento terapeutico”. All’incontro parteciperanno, di sicuro, don Enzo Mazzi, don Paolo Farinella, don Raffaele Garofalo e Dom Giovanni Franzoni, che hanno spiegato la loro adesione con “un dovere di solidarietà reciproca: di fronte ai nostri vescovi e alla Chiesa non siamo soli”.

Talebano, quanto mi costi


Patetico, oltre che incapace. Mentre IgnaZio La Russa dà mandato di 'denunZiare' il Times, il mondo intero ride per la rivelazione del segreto di Pulcinella. Se avesse letto almeno un Topolino in vita sua La Russa saprebbe cos'è una guerra asimmetrica, capirebbe che stiamo in Afghanistan come il cacio a merenda, capirebbe che Obama, a differenza di noi, non ha altra scelta. E nonostante ciò se ne andrà molto presto da Kabul. Noi invece, fieri, lo sguardo all'orizzonte, il petto in fuori, saremo alleati fedeli. Eccolo il nostro impavido combattente.



Ed ecco alcune sagge riflessioni a riguardo. Da Il Fatto Quotidiano:

Chi paga il Talebano di Massimo Fini

In un circostanziato articolo il Times accusa i militari italiani di stanza a Surobi fino a luglio 2008 di aver pagato tangenti ai Talebani per non essere attaccati. Il ministro La Russa ha smentito sdegnosamente e querelato il Times. Ma ha aggiunto prudentemente: “Nell'estate 2008 ero ministro da poco”. Infatti c'è poco da smentire. Non è la prima volta che gli italiani si comportano così. In Libano, nel 1982, il generale Angioni si mise d'accordo con quelli che avrebbe dovuto combattere. In Iraq, dopo Nassirya, ci siamo accordati con Moqtada al Sadr e non abbiamo più avuto problemi. In Afghanistan la novità è la tangente pagata direttamente al nemico. Un accordo c'era anche a Herat. Saltò quando, il 3 maggio 2009, un convoglio di militari italiani, con i nervi a fior di pelle, sparò a una Toyota che procedeva in senso inverso, regolarmente sulla propria corsia, uccise, decapitandola, una bambina di 12 anni e ferì tre suoi congiunti. Era una famigliola che andava a un matrimonio. Da allora gli attacchi agli italiani cessarono di essere “dimostrativi” (tanto per non insospettire troppo gli americani) e, dopo il ferimento di tre paracadutisti, a settembre ci fu l'agguato mortale a Kabul. Noi siamo alleati fedeli (come i cani) ma sleali. Gli inglesi che sono quasi gli unici a combattere sul serio, e che hanno perso solo nei mesi estivi quasi 40 uomini, si sono stufati e hanno fatto filtrare le notizie al Times.

Peraltro non sono solo gli italiani a fare i felloni. Scriveva il 19/9 l'inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi: “Milioni arrivano ai talebani dalle tangenti versate dai contingenti occidentali in cambio di protezione”. E altri da tangenti pagate agli insorti perché permettano il passaggio dei rifornimenti dal Pakistan. Ce n’è quanto basta per farsi un'idea di chi controlla realmente il territorio in quel Paese. Come se ne esce? Parole di saggezza sono venute dal vicepresidente Usa Joe Biden che ha capito una cosa: i Talebani non hanno niente a che vedere col terrorismo internazionale, gli interessa solo il loro Paese e non costituiscono un pericolo per l'Occidente. Ha detto Biden: “I talebani sono un gruppo indigeno, ben radicato fra la popolazione, che aspira a conquistare pezzi di territorio ed eventualmente a governare il Paese ma non ambisce ad attaccare gli Stati Uniti”. E ha fatto anche capire che sarebbe possibile un accordo col Mullah Omar, disponibile a liberarsi del centinaio di quaedisti che oggi sono in Afghanistan, memore di quanto gli costò, nel 2001, la presenza di Bin Laden. Omar non è né un terrorista, né un criminale, né un pazzo, è un uomo pragmatico che firmerebbe all'istante un accordo di questo tipo: fuori gli stranieri, in cambio solide garanzie che a nessun terrorista internazionale sia permesso di circolare liberamente in Afghanistan. Nel 2000 bloccò la coltivazione del papavero, è sicuramente in grado di cacciare a pedate quattro quaedisti strapenati.

da Il Fatto Quotidiano n°21 del 17 ottobre 2009

sabato 17 ottobre 2009

Nucleare, spaghetti e camorra


Forse il Fatto Quotidiano legge il mio blog. O forse, più seriamente e per fortuna, anche in Italia c'è allarme per le follie sconcertanti annunciate dal governo. Leggo e incollo il botta e risposta pubblicato poco fa sul sito del giornale di Padellaro.

Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2009

Caro Colombo, leggo che la Cancelliera Merkel ha difficoltà a persuadere i suoi elettori a mantenere in funzione le centrali atomiche tedesche. Come estremo argomento sta dicendo ai cittadini tedeschi: “Ancora un po’ di pazienza, chiuderemo il nucleare appena possibile”. Dove trovano allora Berlusconi e i suoi ministri il coraggio di dire che le centrali nucleari in Italia saranno la grande innovazione?

Vittorio

A DOMANDA RISPONDO di Furio Colombo

NON TUTTO ciò che è negativo, offensivo, inaccettabile, in Berlusconi, è di destra. Fini, presidente della Camera, gli sta dicendo che non è di destra rovesciare il tavolo e attaccare le istituzioni di garanzia, capo dello Stato e Corte Costituzionale. Aznar, l’ex primo ministro spagnolo, cerca di persuadere Berlusconi che un primo ministro non minaccia la stampa e i media del suo paese. E certamente Angela Merkel ha detto in privato all’ ingombrante primo ministro italiano: “Nucleare? Sei matto? I nostri cittadini hanno sempre più paura e noi non sappiamo come liberarcene.” Berlusconi raccoglie avidamente il peggio della destra, estremismo, disprezzo, razzismo e ogni altra fobia verso le libere scelte dei cittadini. E respinge, con infallibile istinto del peggio, ogni lezione (che, riconosciamolo, può venire, e anzi viene, anche da destra) al rispetto delle istituzioni, delle informazioni. E persino le lezioni della prudenza, come quello che avviene adesso da ciò che sta accadendo in Germania. Berlusconi ha coraggio, il peggior tipo di coraggio. Sfida, non solo ciò che è noto e ripetuto con chiarezza dagli esperti, ma anche il buon senso e i suggerimenti di coloro che si sforzano ancora di militare dalla sua parte. E persino l’esperienza e conoscenza di persone che certo non stimano Berlusconi, di cui conoscono la maleducazione negli eventi internazionali, ma che appartengono alla stessa destra conservatrice del mondo. Tutto ciò fa apparire il progetto nucleare sbandierato con incoscienza da Berlusconi in tutta la sua inconcepibile leggerezza (totale mancanza di comprensione di ciò che vuole fare, e delle inevitabili conseguenze) e gravità. Non solo la conversione italiana al nucleare avviene tardi e a costi spaventosi che non saranno mai recuperati da un fantomatico minor costo dell’energia in un remoto futuro. Ma non affronta in alcun modo il gravissimo problema delle scorie che già tormenta aree ben più ordinate del mondo. Qui, nel paese delle montagne di rifiuti di Napoli e di quelle che stanno crescendo a Palermo, l’ingresso del nucleare appare ancora più folle e impossibile del ponte di Messina.

Nucleare, energia sporca


Gustatevi questa chicca e fatelo vedere agli illuminati che voglio ri-convertire l'Italia all'atomo. Le magnifiche sorti e progressive del nucleare si rivelano in tutta la loro perversione nella Francia dei Lumi cui il nostro governo guarda con idiota ammirazione. Da 'Arte' fin su tutta - o quasi - la stampa francese.

VIDEO : Bande annonce du documentaire «Déchets, le cauchemar du nucléaire»

Le quotidien Libération en fait sa une de matin : «Nucléaire : la décharge secrète d'EDF». «Des matières radioactives d'origine française sont entreposées sans contrôle en Sibérie», révèle le quotidien, dont une des journalistes, Laure Noualhat, a co-réalisé avec Eric Guéret le documentaire «Déchets, le cauchemar du nucléaire»* diffusé mardi sur Arte.
Après une enquête de huit mois, on apprend ainsi que plus de cent tonnes d'uranium appauvri produit par les réacteurs français d'EDF sont envoyées, en catimini, chaque année, vers la Russie. «Je ne savais pas que l'on envoyait des matières radioactives en Russie», réagit dans Libération Corinne Lepage, ministre de l'Environnement de 1995 à 1997.

Après un trajet de plus de 8 000 km - en bateau du Havre jusqu'à Saint-Petersbourg, puis en train - c'est à Seversk , en Sibérie, que les déchets sont stockés. Dans cette ville de 30 000 habitants interdite aux journalistes, ils sont placés dans des containers puis rangés sur un parking à ciel ouvert.

«Comme nous n'avons pas la technologie, nous faisons appel à une société russe»

Areva indique que 96 % des déchets français sont recyclés. Ainsi, sur 100 % de déchets produits annuellement, 4 % sont des déchets ultimes qui sont enfouis. Les 96 % restants se composent de 1 % de plutonium dont on fera du MOX** - un autre combustible - et de 95 % d'uranium appauvri. Sur ces 810 tonnes d'uranium appauvri produits chaque année, 690 sont stockées à Pierrelatte (Drôme) tandis que 120 tonnes sont expédiées en Russie.

C'est pour ré-enrichir cet uranium de retraitement qu'il est envoyé en Russie. «Comme nous n'avons pas la technologie, nous faisons appel à une société russe», explique-t-on chez Areva. Mais 10 % seulement de l'uranium va pouvoir être ré-enrichi. Ainsi, sur les 120 tonnes envoyées chaque année, seules 12 tonnes sont réinjectées dans le circuit nucléaire français, les 108 tonnes restantes demeurent donc en Russie, où elles sont stockées à ciel ouvert. Selon la réponse laconique d'EDF obtenue par Libération, «ses matières ne sont plus la propriété d'EDF, mais de l'industriel russe».

Appelée «queue d'uranium», cette matière appauvrie peut être valorisée, expliquent EDF et Areva. En l'associant à du plutonium, on peut faire du MOX qui pourra être utilisé dans les réacteurs de quatrième génération... en 2040. Selon Libération, les «queues d'uranium» ne sont pas dangereuses en soi. Mais un accident lors du transport - 8 000 km - où lors du stockage, un crash d'avion ou un attentat, pourraient disperser des particules radioactives dans l'atmosphère.


*Diffusé à 20 h 45, mardi 13 octobre sur Arte.
**Mélange d'oxydes

E' fantascienza

"Ovviamente non vogliamo dare giudizi nè trarre conclusioni"...Claudio Brachino dixit.

Fine di ogni commento...

"Menomale che Silvio c'è". E uno dei giornalisti dice "Bravo!"...