sabato 20 giugno 2009

Oltre, molto oltre


Da leggere tutto d'un fiato. Nessun altro commento.

Sapete che c’è questa tizia, si chiamaElisa Alloro, che ha preso parte alla contraerea berlusconiana firmando un istant-libretto di memorie e pensierini,Noi, le ragazze di Silvio, che è una accorata patetica apologia che dovrebbe contribuire alla neutralizzazione del bombardamento di merda veronica-ciarpame noemi-pedo-bordelli primi-ministri-ignudi col-cazzo-in-tiro; e dovrebbe contribuirci perché Elisa Alloro, tra le protagoniste del famigerato corso di politica per volenterose dilettanti del pollice opponibile - il Brunetta-La Russa-Frattini - non è una qualsiasi belloccia molto rintronata e molto disponibile, ma una donna rispettabile tutta d’un pezzo, brava intelligente preparata ambiziosa colta, una che l’Europa se la meritava eccome, “vuole vedere il mio curriculum? vuole vedere il mio curriculum?” (sfidaval’ultimo Santoro), una la cui testimonianza dovrebbe definitivamente confutare, rassicurare, dimostrare una volta per tutte che 1) Berlusconi è tutto famiglia e lavoro e scherzettini innocenti, per niente il tipo da ammucchiata con le ragazzette minorenni; 2) Berlusconi ha selezionato aspiranti donne politiche di prima scelta, fregandosene dei pregiudizi; 3)Berlusconi è come Dyo, se Dyo fosse buono e generoso e un po’ buffone.

Ma chi è, questa Elisa Alloro? Nel libro si descrive così:

Elisa Alloro, classe 1976, origini fieramente emiliane, giornalista pubblicista, poetessa, sperimentatrice nel campo delle nuove tecnologie

Poetessa, avete capito bene, nel libro lo butta là così, non specifica - ma basta farsi un giro sul sito ufficiale, sezione “creatività”, e c’è per esempio questo bel componimento in versi liberi sandrobondiani, Passaggi,

(le sue ardite sperimentazioni in campo tecnologico, invece, consistono - date un’occhiata alle foto qua sotto - nella re-interpretazione ornamentale della webcam come modernissimo pappagallo piratesco da spalla, e nel riciclo di portatile e tastiera come strumenti ginnici per esercitarsi nello stretching)

Elisa Alloro, poetessa ed esperta di tecnologia, è stata sopraffatta dall’urgenza di Noi, le ragazze di Silvio non tanto per cavare dagli impicci Berlusconi, ma per difendere l’affermazione e il consolidamento della presenza femminile in politica - infangata negli ultimi tempi dagli stupidi pruriginosi pettegolezzi dei cospiratori di sinistra - presenza femminile che lei stessa, appunto, assieme a tutte le altre giovani impegnatissime mezzobusty pidielline, rappresentano compiutamente - il libricino serve proprio a questo,

per inneggiare alla donna, creatura di eccezionale levatura [...] dotata della straordinaria facoltà, che poi è la prerogativa muliebre, di ragionare “di pancia”

perché sì, la donna c’ha quel qualcosa di eccezionale che l’uomo se lo sogna, gli piacerebbe, ah!, ma ce l’abbiamo solo noi (in tutto l’universo!)(in culo a quegli sterili frocetti dei marziani),

il dono (incommensurabile) di generare la vita, un dono divino che la contraddistingue da tutti gli altri esseri che popolano l’universo

e siccome c’ha questo suo esclusivo superpotere dell’ingravidamento, allora la donna può anche permettersi di non perder tempo dietro certe complicate faccende troppo troppo noiosamente cerebrali, chissene, in fondo ci sta che sia persino un po’ tonta,

può concedersi il lusso di non dover necessariamente possedere una coscienza storica, dominio e ossessione della sua controparte maschile

è a questo che servono le donne, mica a far valere un cervello, quale cervello - che prosaica banalità tutta maschile - ma per a valere la nostra irrazionale ritardata (ma spiritualissima, magica!) specificità,

in primis l’intuito, la capacità innata di “fare il giusto al momento giusto”

E proprio perché c’abbiamo questo superpotere intontente che ci unisce e ci rende speciali, insomma, non è bello che una donna si metta contra un’altra donna - e da qui, perciò, viene fuori che Elisa Alloro riserva qualche punzecchiante bastardata, detta però in tono affettuosamente ipocrita, a proposito di Veronica Lario,

non sono tra coloro che puntano l’indice contro la tua consuetudine di lasciarti andare a sfoghi plateali

bisogna riconoscere che Veronica è sempre stata una tipetta frou-frou

non ha mai nascosto [...] di subire la malia dei politici-filosofi all’opposizione

ed è difficile togliersi dalla testa il sospetto che le sue “rivelazioni a mezzo stampa” siano soltanto le bizze di una donnicciola capricciosa,

confezionate ad arte per un semplice spirito di ribellione al tuo uomo

oppure, peggio!

il tentativo di sfruttare le debolezze di un uomo colpevole di essere -per dirla in termini nietzschiani - forse troppo umano

(in termini nietzschiani, ovviamente, significa “in termini del titolo che c’ha quel libro là di nitz, nitsc, nietz, come cazzo si scrive, quello”)

Comunque sia, le azioni anti-Silvio di Veronica Lario sono assurde, immotivate, ingiustificabili, perché Silvio Berlusconi lo sanno tutti (c’ha mandato le foto a casa), è un marito leale e sensibile,

profondamente attaccato alla famiglia [...] non perde occasione di mostrarne le foto

un uomo generosissimo, un filantropo scatenato che esaudisce a raffica le preghierine dei cari sudditi questuanti

distribuisce equamente aiuti di ogni sorta a uomini e donne, senza alcuna discriminazione di natura sessuale

un uomo dalla resistenza sovrumana che non riposa mai, autoinfliggendosi dolorosi sacrifici,

un lavoratore indefesso che si concede poche ore di sonno al giorno. Che, goloso, non potendo neppure andare a prendersi un gelato in paese, è stato costretto a farsi costruire una gelateria in casa

La storia del papi? Tutta colpa della magistratura rossa, spiona e wannabe-golpista,

una consuetudine, forse il frutto di un tacito accordo, una specie dinome in codice deciso magari per l’atavico timore di essere intercettate

E la festa di Noemi? E’ andata precisamente come ha raccontato Berlusconida Vespa (che volete, il libricino qua è andato alle stampe qualche storiella or sono)

immagino che Noemi, con estrema ingenuità, gli abbia chiesto di partecipare alla sua festa e lui, facilmente trascinabile, e già in loco per impegni politici, abbia deciso d’istinto e all’ultimo minuto

Non è bello che per via della faccenda Noemi si delegittimino in una botta sola le rampanti nuove leve della politica berlusconiana - e al diavolo se qualcuna tra le nuove leve c’ha un passato televisivo magari non proprio edificante, cosa c’entra, anche il ministro Brunetta

in passato, molto prima di diventare uomo di governo, vendeva gondole di plastica in piazza San Marco

pensate sennò a Mara Carfagna - un faro! - che ha saputo compiere

una raffinata metamorfosi

Non c’è da storcere il naso se l’apice della carriera di Elisa Alloro, prima che si buttasse in politica, è stato nel 2001 il reality-web Ciccio Ciccio - del resto, Elisa Alloro c’ha partecipato per motivi scientifici

complice il mio autolesionismo, forse da buona figlia di neuropsichiatra, mi intrigava l’idea di ritrovarmi dall’altra parte, quella del paziente, di fare la cavia e di scoprire meglio chi fossero i miei utenti (visto che erano anni che mi occupavo di tecnologia)

E poi, oh, Ciccio Ciccio fu un esperimento rivoluzionario,

la prima vera tivù interattiva

(qui sotto, immagini dell’esperimento, “momento karaoke” - ancora dal suo sito)

un esperimento rivoluzionario seguito da un sacco di gente,

milioni di persone che per me non avevano un volto, solo un nickname, pixel con un’anima impazzita

In fondo già da bambina, Elisa Alloro, s’era interessata alla “televisione come mezzo”; e mentre aiutava la mamma ad apparecchiare, osservando quella curiosa scatola luminosa, pensava tra sé e sé

“ho sete di imparare”

Era una bambina precocissima con un cervello gigantesco - direi quasiun’intelligenza di tipo alto ma complicato: già a tredici anni, consumata dal “logorio interiore”, s’era rifugiata nella lettura e nella scrittura - non solo, anche nelle barchette fatte con la carta di giornale

trascorrevo gran parte delle mie notti insonni divorando libri, scrivendo quel che mi passava per la testa. Poi, armata di colla e forbici, ritagliavo e incollavo freneticamente, creavo scatole e altri piccoli oggetti. Il découpage [...] valvola di sfogo per i miei tormenti adolescenziali

Sempre stata una ragazza tormentata, Elisa Alloro,

Dopo l’esperimento Ciccio Ciccio, Elisa Alloro ha trovato lavoro al canale satellitare de La Macchina del tempo, faceva parte di un team affiatatissimo di scienziati e futurologi - pensate, era il periodo in cui Berlusconi s’era messo a delirare riguardo il ponte sullo stretto e allora

in redazione eravamo tutti in fermento, intenti a studiare il cambiamento della fauna ittica dello stretto in seguito all’eventuale edificazione di una delle “grandi opere”

Finché un giorno, senza preavviso, le assegnano un’intervista a Berlusconi - le arriva una telefonata dalla segreteria del presidente

religioso silenzio

ed ecco la sua voce, proprio la sua, che emozione, la sua sua!, Berlusconi!

d’istinto sono scattata in piedi come una molla, accennando un goffo inchino

Berlusconi la invita a fare due chiacchiere in Sardegna, come rifiutare!, Elisa Alloro c’ha dei problemi a spostarsi ma non vuole sembrargli scortese, vuole accettare e basta, così gli racconta qualche cazzata, la tira per le lunghe - Berlusconi capisce ma fa finta di niente, si mostra appena appena un po’ seccato perché lui

in genere detesta la menzogna

(questa era così grossa che va be’, badabum, l’ha dovuta un po’ sgonfiare con quel “in genere”)

alla fine riescono a combinare (anche grazie a un paio di innocenti “passaggi” sugli aerei di stato) e s’incontrano di persona - uno shock! - Elisa Alloro è annichilita,

Riuscii a balbettare tre sillabe in croce nell’arco dell’intera giornata [...] il suo carisma e la sua tempra erano riusciti a suscitare in me un timore reverenziale

Ma anche Berlusconi rimane colpito da Elisa Alloro: comincia così a invitarla alle cene e alle feste di qua e di là,

Per me questi incontri, seppur brevi, erano una fonte inesauribile di conoscenza. Il premier era una miniera di saggezza e, ascoltandolo, ogni volta apprendevo un’infinità di nozioni. Mi sentivo ricettiva come una spugna.

Ogni singolo istante passato in compagnia di Silvio

l’ho sempre reputato un privilegio e considerato alla stregua di un dono divino

Alle feste, ad esempio, non c’è soltanto lui che fa il buffone (”giocoliere delle parole, funambolo delle battute ad effetto”),

Ogni occasione è utile per sensibilizzare gli ospiti sulle grandi tematiche che hanno scandito la storia [...] Toccante la proiezione del documentario sulle Fosse Ardeatine su cui la storiografia recente ha forse colpevolmente taciuto

è anche grazie a queste feste e a queste cene che Elisa Alloro è diventata quello che è oggi, più colta, più preparata - e può rivendicare

il diritto di puntare il dito contro quello che non va nel tessuto sociale, e perché no, anche grazie alle precedenti esperienze in tivù e alla profonda conoscenza delle nuove tecnologie

Cioè così, con la tastiera tra le cosce, stretchandosi ben bene il dito da puntare.

di Betty Moore, 18 giugno 2009

giovedì 18 giugno 2009

Save the forest!


Un aggiornamento sull'attività di Greenpeace. Speriamo che Mario Poletti Polegato, patron della Geox e brillante imprenditore, usi la sua saggezza nel modo giusto e non resti obnubilato dalle esalazioni di tutte quelle scarpe bucate...

AMAZZONIA: PRIMI RISULTATI DELLA CAMPAGNA DI GREENPEACE

Cari cyberattivisti,

sono passate solo due settimane dal lancio del nostro rapporto “Amazzonia, che macello!” e dalla cyberazione con la quale abbiamo chiesto a marchi globali come Geox, Timberland, Clark’s, Adidas e Nike di non acquistare pelle che proviene dalla distruzione dell’Amazzonia. In queste due settimane sono successe diverse cose di cui ho piacere di mettervi a parte e Greenpeace ha già ottenuto dei successi importanti: vi chiedo quindi di leggere quanto segue, e, se possibile, di continuare a sostenerci, magari anche con una donazione.

In seguito alle denunce di Greenpeace, l’International Finance Corporation, l’agenzia della Banca Mondiale che sostiene gli investimenti privati nei Paesi in via di sviluppo, ha cancellato il prestito di 90 milioni di dollari concesso al gigante brasiliano Bertin. Come dimostriamo nel rapporto, questa azienda acquista carne e pelle da allevamenti illegali in Amazzonia, deforestando, occupando territori indigeni e impiegando i lavoratori come schiavi.

La giustizia brasiliana ha aperto un'indagine e si appresta a richiedere a Bertin e ai proprietari degli allevamenti illegali un indennizzo milionario per danni ambientali. Le principali catene di supermercati in Brasile – come Wal Mart, Pao de Azucar e Carrefour – hanno cancellato i propri contratti con Bertin in seguito a una azione civile del Ministerio Publico Federal, che ha imposto multe di circa 200 euro per ogni chilo di carne proveniente dalla distruzione dell’Amazzonia.

Anche in Europa, Greenpeace ha lavorato perché il rapporto e le nostre richieste vengano presi considerazione dalle aziende coinvolte. Di seguito la situazione nel momento in cui ti scrivo:

Geox: dopo l’azione diretta a Milano, abbiamo incontrato Geox nella nostra sede, presentando una lista di punti da chiarire e obiettivi da rispettare; l’azienda si è impegnata a rispondere entro cinque giorni a partire da oggi.

Clark’s: continua a non rispondere alle richieste di Greenpeace, nonostante abbia inviato a tutti quelli che hanno partecipato alla cyberazione una mail nella quale, mentendo, asserisce di averci cercato per trovare una soluzione.

Adidas, Nike e Timberland: hanno partecipato a un incontro insieme a Greenpeace e Bertin nel corso del quale si sono detti sensibili ai problemi sollevati dal nostro rapporto; dall’incontro, però, non è ancora scaturito nessun tipo di impegno formale.

Noi, e spero anche voi, crediamo invece che Clarks, Geox, Nike, Timberland, Adidas e Reebok debbano interrompere immediatamente i loro rapporti commerciali con le aziende che deforestano, fanno uso di lavoro schiavile e occupano territori indigeni.Queste aziende devono decidere se vogliono essere parte del problema o parte della soluzione. E anche voi potete fare la vostra parte per convincerle a prendere la decisione giusta. Come? Partecipando alla cyberazione, se non l’avete già fatto, e inviando questo messaggio ai vostri amici!Continueremo a tenervi informati su quanto facciamo e riusciamo a ottenere per la difesa dell’Amazzonia e delle foreste in genere. Vi ricordo che questo è l’anno della Conferenza di Copenhagen, nella quale si decideranno le misure per combattere i cambiamenti climatici. E niente come le foreste antiche svolge un ruolo positivo per stabilizzare il clima del pianeta.

mercoledì 17 giugno 2009

Il terremoto che tristezza


Dal 'Corriere della Sera' - 17 giugno 2009

Il racconto Patrizia D’Addario in lista alle Comunali

«Incontri e candidatura Ecco la mia verità»

DAL NOSTRO INVIATO

BARI — Patrizia D’Addario è candidata nelle li ste di «La Puglia prima di tutto», schieramento inse rito nel Popolo della Libertà alle ultime elezioni co munali a Bari. Ha partecipato alle prime settimane di campagna elettorale al fianco del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto e degli altri politici in corsa per il Pdl. Ma adesso ha deciso di rinunciare perché vuole raccontare un’altra verità. La D’Addario ha cercato il Corriere e registriamo, con la massima cautela e il beneficio d’inventario, la sua versione, trattandosi di una candidata alle am ministrative.

«Mi hanno messo in lista — afferma — perché ho partecipato a due feste a palazzo Grazioli. Ho le prove di quello che dico e voglio raccontare che co sa è successo prima che decidessi di tirarmi indie tro. Il mio nome è ancora lì, ma io non ci sono più».

Cominciamo dall’inizio. Quando sarebbe anda ta a palazzo Grazioli?

«La prima volta è stato a metà dello scorso otto bre ».

Chi l’ha invitata?

«Un mio amico di Bari mi ha detto che voleva far mi parlare con una persona che conosceva, per par tecipare a una cena che si sarebbe svolta a Roma. Io gli ho spiegato che per muovermi avrebbero dovu to pagarmi e ci siamo accordati per 2.000 euro. Allo ra mi ha presentato un certo Giampaolo».

Qual era la proposta?

«Avrei dovuto prendere un aereo per Roma e lì mi avrebbe aspettato un autista. Mi dissero subito che si trattava di una festa organizzata da Silvio Ber lusconi ».

E lei non ha pensato a uno scherzo?

«Il mio amico è una persona di cui mi fido cieca mente. Ho capito che era vero quando mi hanno consegnato il biglietto dell’aereo».

Quindi è partita?

«Sì. Sono arrivata a Roma e sono andata in taxi in un albergo di via Margutta, come concordato. Un au tista è venuto a prendermi e mi ha portato all’Hotel de Russie da Giampaolo. Con lui e altre due ragazze siamo entrati a palazzo Grazioli in una macchina con i vetri oscurati. Mi avevano detto che il mio no me era Alessia».

E poi?

«Siamo state portate in un grande salone e lì ab biamo trovato altre ragazze. Saranno state una venti na. Come antipasto c’erano pezzi di pizza e champa gne. Dopo poco è arrivato Silvio Berlusconi».

Lei lo aveva mai incontrato prima?

«No, mai. Ha salutato tutte e poi si è fermato a parlare con me. Ho capito di averlo colpito perché mi ha chiesto che lavoro facessi e io gli ho parlato subito di un residence che voglio costruire su un terreno della mia famiglia. Ci ha mostrato i video del suo incontro con Bush, le foto delle sue ville, ha cantato e raccontato barzellette.

Lei è tornata subito a Bari?

«Era notte, quindi sono andata in albergo e Giam paolo mi ha detto che mi avrebbe dato soltanto mil le euro perché non ero rimasta».

C’è qualcuno che può confermare questa sto ria?

«Io ho le prove».

Che vuole dire?

«Che quella non è stata l’unica volta. Sono torna ta a palazzo Grazioli dopo un paio di settimane, esat­tamente la sera dell’elezione di Barack Obama».

Vuol dire che la notte delle presidenziali degli Stati Uniti lei era con Berlusconi?

«Sì. Nessuno potrà smentirmi. Ci sono i biglietti aerei. Anche quella volta sono stata in un albergo, il Valadier. Con me c’erano altre due ragazze. Una la conoscevo bene. È stato sempre Giampaolo a orga­nizzare tutto».

E che cosa è accaduto?

«Con l’autista ci ha portato nella residenza del presidente, ma quella sera non c’erano altre ospiti. Abbiamo trovato un buffet di dolci e il solito piani sta. Quando mi ha visto, Berlusconi si è ricordato subito del progetto edilizio che volevo realizzare. Poi mi ha chiesto di rimanere».

Si rende conto che lei sostiene di aver trascor so una notte a palazzo Grazioli?

«Ho le registrazioni dei due incontri».

E come fa a dimostrare che siano reali?

«Si sente la sua voce e poi c’erano molti testimo ni, persone che non potranno negare di avermi vi sta ».

Scusi, ma lei va agli incontri con il registrato re?

«In passato ho avuto problemi seri con un uomo e da allora quando vado a incontri importanti lo por to sempre con me».

E lei vuol far credere che non è stata controlla ta prima di entrare nella residenza romana del premier?

«È così, forse sono stata abile. Ma posso assicura re che è così».

E può anche provarlo?

«Berlusconi mi ha telefonato la sera stessa, appe na sono arrivata a Bari. E qualche giorno dopo Giam paolo mi ha invitata a tornare. Ma io ho rifiutato».

A noi la sua versione sembra poco credibile...

«Lo dicono i fatti. Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica. Non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più volu ta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da par te di Giampaolo. Loro sapevano che avevo le prove dei miei due precedenti viaggi».

E non si rende conto che questo è un ricatto?

«Lei dice? Io posso dire che qualche giorno dopo Giampaolo ha voluto il mio curriculum perché mi disse che volevano candidarmi alle Europee».

Però lei non era in quella lista?

«Quando sono cominciate le polemiche sulle veli ne, il segretario di Giampaolo mi ha chiamata per dirmi che non era più possibile».

Quindi la candidatura alle Comunali è stata un ripiego?

«A fine marzo mi ha cercato Tato Greco, il nipote di Matarrese che conosco da tanto tempo. Mi ha chiesto un incontro e mi ha proposto la lista 'La Pu glia prima di tutto' di cui era capolista lo zio. Io ho accettato subito, ma pochi giorni dopo ho capito che forse avevo commesso un errore».

Perché?

«La mia casa è stata completamente svaligiata. Mi hanno portato via cd, computer, vestiti, bianche ria intima. È stato un furto molto strano».

Addirittura? Ma ha presentato denuncia?

«Certamente. Ma ho continuato la campagna elet torale. È andato tutto bene fino al giorno in cui Ber lusconi è arrivato a Bari per la presentazione dei can didati del Pdl. Io lo aspettavo all’ingresso dell’Hotel Palace. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano ed è entrato nella sala piena. Io ero in lista, quindi l’ho seguito. Ma all’ingresso della sala sono stata blocca ta dagli uomini della sicurezza e del partito che mi hanno impedito di partecipare all’evento».

È il motivo che adesso la spinge a raccontare questa storia?

«No, avrei potuto continuare a fare campagna elettorale e trattare con loro nell’ombra. La racconto perché ho capito che mi hanno ingannata. Avevo chiesto soltanto un aiuto per un progetto al quale tengo molto e invece mi hanno usata».

Fiorenza Sarzanini

martedì 16 giugno 2009

Tutti al mare!



Ricuora, una volta ogni tanto, leggere sui giornali delle vere notizie, delle vere inchieste, anzichè sentir parlare solo di Berlusconi, delle sue zoccole, delle sue tv, delle sue minchiate. Invito: vi chiedono di pagare per accedere ad una spiaggia? Tirate fuori il telefono e chiamate la Guardia di Finanza.

Dal 'Corriere delle Sera' - 16 giugno 2009 - di Paolo Foschi

Gli stabilimenti e il canone scomparso

Per la concessione possono bastare 4.000 euro, come lo stagionale di una cabina di lusso.

Ogni anno il Demanio riscuote solo un terzo degli affitti Versilia e Liguria, spiagge costose ma solo per i bagnanti.

Il Twiga, stabilimento balneare extralusso in Versilia, affitta ogni cabina a 4 mila euro a sta gione, più o meno la stessa cifra che fino al 2007 versava allo Stato come canone di concessione per un intero anno. E molto meno del prez zo di mercato di un monolocale nel la stessa zona. L’albergo Marinella di Nervi, 12 stanze da oltre 100 euro a notte con suggestivo affaccio sul mare della Liguria, paga di conces sione poche centinaia di euro al me se. E anche in questo caso il prezzo è decisamente di favore. Ancora, lo stabilimento le Dune di Ostia, sul li torale romano, per quasi 30 mila metri quadrati di arenile presi d’as salto dai turisti nella bella stagione, corrisponde al Demanio poco più di 30 mila euro all’anno. E l’elenco è lunghissimo: sono oltre 24 mila le concessioni demaniali marittime as segnate e censite in Italia. Ma forse sono più di 28 mila. Nessuno lo sa con certezza, perché non esiste una banca dati unica. Dovrebbe essere comunque un tesoretto. Invece ren de poco allo Stato, ma in compenso fa diventare ricchi i fortunati titola ri. Secondo una stima della società pubblica Patrimonio dello Stato, gli stabilimenti versano per le conces sioni appena il 5% del fatturato del le proprie attività, mentre per una normale attività commerciale, se condo le associazioni di categoria, l’affitto del locale incide fino al 35-40% del giro d’affari.Così, nonostante gli adeguamen ti ai canoni introdotti con la Finan ziaria del 2007, il piatto, cioè le cas se pubbliche, piange. Secondo i dati dell’Agenzia del Demanio nel 2008 su 280 milioni da riscuotere, lo Sta to è riuscito a incassarne appena 103 milioni. Poco più di un terzo. E gli altri dove sono finiti? Sono rima sti nelle tasche dei titolari delle con cessioni. E risulta difficile riuscire a farglieli tirare fuori. Anche per il 2009 le previsioni sono nere: il De manio teme di non riuscire a incas sare nemmeno la metà di quanto dovrebbe. E proprio domani Mauri zio Prato, direttore del Demanio, an drà al Senato per sollecitare inter venti legislativi per mettere ordine. Le competenze infatti sono fram mentate, in alcuni casi la gestione delle concessioni è delegata alle Re gioni, in altri ai Comuni. A volte nei piccoli centri i funzionari gestisco no in maniera discrezionale tutto ciò che riguarda le concessioni. E manca un coordinamento centrale. Risultato: ci sono stabilimenti che non pagano la concessione e fanno finta di niente, «tanto nessuno con trolla». Altri che hanno deciso di continuare a pagare il vecchio cano ne perché ritengono gli aumenti in giusti e hanno deciso di farsi lo sconto da soli. Altri ancora invece hanno presentato ricorsi in varie se di contro gli aumenti. E per adesso fanno orecchie da mercante alle ri chieste del Demanio. Poi ci sono an che quelli che pagano la concessio ne, ma molti poi la fanno fruttare più del dovuto con qualche piccola furbizia: utilizzano senza specifiche autorizzazioni arenili e spiagge an che come discoteche, centri sporti vi, addirittura come beauty farm a cinque stelle, facendo decollare gli incassi. E come accertato dai con trolli a campione della Guardia di Fi nanza, gli stabilimenti balneari so no spesso terreno fertile per lavoro nero o comunque irregolare e eva sione fiscale. E se il fatturato com plessivo dichiarato è stimato intor no ai 2 miliardi, secondo l’Agenzia delle entrate ci sarebbe almeno un altro miliardo di giro d’affari som merso.I ministri che negli anni hanno cercato di regolamentare e mettere a frutto il patrimonio balneare, e cioè prima Vincenzo Visco per il centrosinistra e poi Giulio Tremon ti per il centrodestra, hanno dovuto fare i conti con la lobby dei titolari degli stabilimenti balneari, che per anni è riuscita a respingere qualsia si tentativo di nuova regolamenta zione del settore. Solo nel 2007 gli stabilimenti hanno finito per accet tare, obtorto collo, gli adeguamenti dei canoni. Ma il settore resta una jungla. Ci sono Comuni, come Ro ma, dove le concessioni sono state rilasciate anche per una durata di 25 anni. E senza aprire i bandi a nuovi operatori: vengono passate di padre in figlio, come se fossero beni di famiglia, anziché patrimo nio pubblico. Addirittura c’è un mercato: le concessioni non posso no essere vendute, ma i titolari ce dono direttamente le società a cui è intestata l’autorizzazione. Un modo per aggirare, legalmente, la legge. Ma in forte odore di speculazione. A Fregene, alle porte della Capitale, un imprenditore che pagava 1400 euro al mese per uno stabilimento che in un solo in week end incassa migliaia di euro ha ceduto l’attività per 2 milioni di euro. E casi analo ghi sono stati segnalati in Roma­gna, Toscana e Abruzzo.Inoltre, le spiagge per legge do vrebbero essere classificate per fa sce qualitative e i canoni parametra ti con importi più alti per i lidi mi gliori e più bassi per gli altri. Secon do le stime delle Capitanerie di por to, nelle fasce più basse rientrereb bero meno del 25% delle spiagge. E invece oltre il 90% è finito fra i lidi per i quali i canoni sono minimi. Po co importa poi se i clienti arrivino a pagare per un ombrellone e due sdraio anche 30 euro al giorno in questi stabilimenti che sarebbero «popolari», ma hanno prezzi da ca pogiro. «È una vergogna naziona le», dice Angelo Bonelli, ex capo gruppo dei Verdi alla Camera che da anni raccoglie e studia il proble ma delle concessioni demaniali ma rittime. E aggiunge: «Non c’è esem pio in Europa e nel mondo di una gestione colabrodo del patrimonio marittimo come in Italia che ha por tato inoltre a un processo di priva tizzazione delle spiagge. Di fronte a canoni per le concessioni così ridi coli anche di 300 euro al mese con fatturati milionari, vediamo da un lato lo Stato che perde centinaia e centinaia di milioni di euro, e dal l’altro che il godimento delle spiag ge da parte dei cittadini si trasfor ma in un problema sociale, per l’im posizione illegale del pagamento di un biglietto per l’ingresso». E del re sto c’è anche una controprova dello spreco di denaro pubblico. A Aci Ca stello, in Sicilia, il Demanio ha pre so direttamente in gestione lo stabi limento del Lido dei Ciclopi, confi scato alla mafia: nel 2008 l’incasso ha superato i 640 mila euro, con ol tre 130 mila euro di utili. Il busi ness, per chi lo sa sfruttare, vale.

sabato 13 giugno 2009

Mi arruolo anche io!



W Roberto Maroni. Grazie. Era proprio quello che speravamo tutti di cuore. Avere finalmente qualcuno che, al posto di quei gran fancazzisti di poliziotti, carabinieri, ecc, ecc, ripulisse le nostre strade e i nostri giardini da tutta la feccia che li imbratta. W l'Italia!

Da 'Corriere della sera' - 13 giugno 2009

L'Msi lancia le «ronde nere»

Presentate a Milano le "camicie grigie" di Gaetano Saya. Sul basco l'aquila imperiale. Pattuglieranno le strade nell'ambito del ddl sicurezza. Minniti (Pd): delirio. Donadi: «Ricordano le SS»

MILANO - Sono pronte a debuttare le ronde della «Guardia nazionale italiana», già ribattezzate «ronde nere», pronte a pattugliare le strade 24 ore su 24, affiancando le «ronde padane» non appena sarà in vigore il disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Parlamento. L'Associazione onlus «Guardia nazionale italiana» è stata presentata sabato mattina a Milano durante il primo convegno nazionale del Movimento sociale italiano - Destra italiana. Per ora, spiegano i vertici nazionali dell’Msi, ci sono a disposizione 2.100 volontari in tutto il Paese, concentrati soprattutto in Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. La Guardia nazionale è un’iniziativa apolitica, precisano, nell’ambito dell’attività del nascente Partito Nazionalista italiano guidato da Gaetano Saya, rinviato a giudizio nel 2004 per propaganda di idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale, diffuse attraverso il sito Destranazionale.org.LA DIVISA - In un'intervista realizzata da «Peacereporter» l'ispiratore politico Gaetano Saya, ha detto: «Abbiamo superato ampiamente le duemila adesioni. Ogni giorno ne arriva una valanga di nuove, soprattutto ex appartenenti alle forze dell'ordine». Saya ha descritto la divisa che indosserà chi farà le ronde: camicia grigia con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale, basco o kepì grigio con il simbolo dell'aquila imperiale romana. Il loro equipaggiamento completo prevede elmetto, anfibi neri, guanti di pelle e una grossa torcia elettrica di metallo nero.«LA POLITICA NON C'ENTRA» - «La nostra funzione sarà esclusivamente di segnalazione, per comunicare qualsiasi problema alle forze dell'ordine - spiega Giuseppe Giganti, coordinatore nazionale delle Guardie -. Costituiamo una Onlus, inquadrata come Protezione civile, a cui tutti possono accedere, anche chi è di sinistra perché la politica non c'entra». Dei volontari finora raccolti, circa il 30% sono ex appartenenti alle Forze dell'ordine, dislocati in tutto lo Stivale, dalla Lombardia alla Sicilia, con un'ottantina di iscritti fra Milano e Provincia. Assicurano di non avere alcun pregiudizio razziale perché «che sia un italiano o un extracomunitario a creare problemi non fa differenza», né simpatie verso il fascismo, «un'ideologia anacronistica che fa parte della storia», dice Giganti. Simboli e divisa «dicono chi siamo, allo stesso modo di polizia e carabinieri, e servono a essere riconosciuti come ronde, non per spaventare, altrimenti siamo pronti a modificare l'abbigliamento» precisa Roberto Guerra, coordinatore delle Guardie di Genova. A livello politico, l'Msi (insieme al nascente Partito Nazionalista Italiano che rimarrà però legato solo al Nord Italia) punta ad affermarsi come «la nuova destra conservatrice di Berlusconi che in Italia è tutta da rifare» spiega la neo-presidente nazionale Maria Antonietta Cannizzaro, moglie di Saya. «Sosteniamo il Pdl e manteniamo buoni rapporti con la Lega, con cui condividiamo tante idee e speriamo di collaborare» ha concluso la Cannizzaro.MINNITI: «SCONCERTANTE DELIRIO» - «Come volevasi dimostrare. Adesso arrivano le camicie grigie promosse dall'Msi che si affiancano alle camicie verdi. Si sta rivelando del tutto esatta la previsione di una cattiva partitizzazione della sicurezza nel nostro Paese», afferma in una nota il responsabile Sicurezza del Pd Marco Minniti. «L'idea che il controllo del territorio possa essere affidata ad associazioni, milizie che si identificano con un colore politico, è un colpo al cuore ai principi di ogni democrazia liberale. La previsione era sin troppo facile. Ora si faccia qualcosa per fermare questo sconcertante delirio».DONADI: «RICORDANO LE SS» - Per il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, «a Milano è avvenuto un fatto gravissimo e pericoloso: le camicie grigie presentate dall'Msi ricordano le camicie nere e quelle di Ernst Rohm, che fondò le Sa, da cui nacquero le Ss. Le ronde dell'Msi rievocano la più terribile pagina della storia europea dell'ultimo secolo. Un'offesa alla nostra storia ed alla democrazia. Questo episodio rende ancor più evidente che il testo sulla sicurezza che legittima le ronde è sbagliato e che si sta avverando quanto avevamo previsto: il proliferare di gruppi d'azione di ispirazione politica». Alla luce di questo episodio «il governo deve fare marcia indietro: la sicurezza dei cittadini deve essere garantita dalle forze dell'ordine, cui vanno destinati più fondi. Le ronde sono inutili per tutelare i cittadini e pericolose».

Riposi in pace



'Quello che sui giornali non leggerete più' è il titolo del pezzo di Giuseppe D'Avanzo sulle intercettazioni. Una tomba per la giustizia e l'informazione. Ma il bello è che sui giornali già si leggeva poco o nulla di quello che conta...Adesso forse sarà meglio cominciare a passare messaggi su carta igienica attraverso i piccioni viaggiatori...

Da 'La Repubblica' - giovedì 11 giugno 2009

«Se escono fuori registrazioni lascio questo Paese». Lo disse Berlusconi l´anno scorso, ad Ancona, e così annunciò la sua offensiva contro le intercettazioni. Più che un´offensiva, la distruzione risolutiva di uno strumento d´indagine essenziale per la sicurezza del Paese e del cittadino. «Permetteremo le intercettazioni – disse nelle Marche quel giorno, era aprile – soltanto per reati di terrorismo e criminalità organizzata e ci saranno cinque anni di carcere per chi le ordina, per chi le fa, per chi le diffonde, oltre a multe salatissime per gli editori che le pubblicano».Come d´abitudine, il Cavaliere la spara grossa, grossissima, consapevole che quel che ha in mente è un obiettivo più ridotto, ma tuttavia adeguato alla volontà di togliere dalla cassetta degli attrezzi della magistratura e delle polizie un arnese essenziale al lavoro. E, dagli strumenti dell´informazione, un utensile che, maneggiato con cura (e non sempre lo è stato), si è dimostrato molto efficace per raccontare le ombre del potere. La possibilità di essere ascoltato nelle sue conversazioni – magari perché il suo interlocutore era sott´inchiesta, come gli è accaduto nei colloqui con Agostino Saccà o, in passato, con Marcello Dell´Utri – è per il Cavaliere un´ossessione, un´ansia, una fobia. Ci è incappato più d´una volta.Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).Berlusconi. Iniziamo male l´anno!Dell´Utri. Perché male?Berlusconi Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!Dell´Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l´anno, non si scopa più!Dell´Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!La conversazione racconta la familiarità tra il tycoon e un presidente del consiglio allora in carica che gli confeziona, per i suoi network televisivi, un decreto legge su misura, poi bocciato dalla Corte Costituzionale. Già l´anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un´intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell´Utri, Alberto.Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?Dell´Utri. No, quanto pesava, quattro chili?Cinà. Sì, va be´! Undici chili e ottocento!Dell´Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo.Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: «Io sai che poi ti ricambierò dall´altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a … eh! A darti un grande sostegno». Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari... Ancora uno stralcio:Saccà. Lei è l´unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire…Berlusconi. Io qualche volta di donne… e ti chiedo… per sollevare il morale del Capo (ridendo).E in effetti, con molto tatto, Berlusconi chiede di sistemare o per lo meno di prendere in considerazione questa o quella attrice. Qualcuna «perché sta diventando pericolosa».È l´ascolto di queste conversazioni, disvelatrici dei rapporti con una politica corrotta, con il servizio pubblico televisivo in teoria concorrente, addirittura con poteri criminali, che il premier vuole rendere da oggi irrealizzabile per la magistratura e vietato alla pubblicazione, anche la più rispettosa della privacy.Per scardinare, nell´opinione pubblica, la convinzione che gli ascolti telefonici, ambientali, telematici servano e non siano soltanto una capricciosa bizzarria di toghe intriganti e sollazzo indecente per cronisti ficcanaso, Berlusconi ha costruito nel tempo una narrazione dove si sprecano numeri iperbolici ed elaborate leggende. Dice: «Si parla di 350 mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia». Fa dire al suo ministro di Giustizia che gli italiani intercettati sono addirittura «30 milioni» mentre sono 125 mila le utenze sotto ascolto (le utenze telefoniche, non gli italiani intercettati). Alla procura di Milano, per fare un esempio, su 200 mila fascicoli penali all´anno, le indagini con intercettazioni restano sotto il 3 per cento (6136). Altra bubbola del ministro è che gli ascolti si "mangiano" il 33 per cento del bilancio della giustizia mentre invece sfiorano soltanto il 3 per cento di quel bilancio (per la precisione il 2,9 per cento, 225 milioni di costo contro i 7 miliardi e mezzo del bilancio annuale della giustizia). Senza dire che, per inerzia del governo, lo Stato paga al gestore telefonico 26 euro per ogni tabulato, 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per in cellulare e 12 per un satellitare e l´esecutivo non ha tentato nemmeno di ottenere dalle compagnie telefoniche un pagamento a forfait o tariffe agevolate in cambio della concessione pubblica (accade all´estero). Nonostante questa inerzia, le intercettazioni si pagano da sole, anche con una sola indagine. Il caso di scuola è l´inchiesta Antonveneta. Costo dell´indagine, 8 milioni di euro. Denaro incassato dallo Stato con il patteggiamento dei 64 indagati, 340 milioni. Il costo di un anno di intercettazioni e avanza qualche decina di milioni da collocare a bilancio, come è avvenuto, per la costruzione di nuovi asili.Comunque la si giri e la si volti, questa legge serve soltanto a contenere le angosce del premier e dei suoi amici, a proteggere le loro relazioni e i loro passi, a salvaguardare il malaffare dovunque sia diffuso e radicato. Per il cittadino che chiede sicurezza e vuole essere informato di quel accade nel Paese è soltanto una sconfitta che lo rende più debole, più indifeso, più smarrito. Se la legge dovesse essere confermata così com´è al Senato, i pubblici ministeri potranno chiedere di intercettare un indagato soltanto quando hanno già ottenuto quei «gravi indizi di colpevolezza» che giustificherebbero il suo arresto. E allora che bisogno c´è delle intercettazioni? Forse è davvero la morte della giustizia penale, come scrive l´associazione magistrati. Certo, è l´eclissi di un segmento rilevante dell´informazione. Da oggi si potranno soltanto proporre dei "riassuntini" dell´inchiesta e delle prove raccolte. Non si potrà pubblicare più alcun documento, nessun testo di intercettazione. La cronaca, queste cronache del potere, però, non sono soltanto il racconto di imprese delittuose. Non deve esserci necessariamente un delitto, una responsabilità penale in questi affreschi. Spesso al contrario possono rendere manifesto e pubblico soltanto un disordine sociale, un dispositivo storto che merita di essere raccontato quanto e più di un delitto perché, più di un delitto, attossica l´ordinato vivere civile. Immaginate che ci sia un dirigente della Rai che, in una sera elettorale, chiama al telefono un famoso conduttore e gli chiede di lasciar perdere con gli exit poll che danno un risultato molesto per «il Capo». Immaginate che il dirigente Rai per essere più convincente con il conduttore spiega che quello è «un ordine del Capo». Non c´è nulla di penale, è vero, ma davvero è inutile, irrilevante raccontare ai telespettatori che la scena somministrata loro, quella sera, era truccata? Bene, ammesso che questa sia stata una conversazione intercettata recentemente in un´inchiesta giudiziaria, non la leggerete più perché l´ossessione del premier, diventata oggi legge dello Stato, la vieta. Chi ci guadagna è soltanto chi ha il potere. Chi deve giudicarlo non ne avrà più né gli strumenti né l´occasione.

lunedì 8 giugno 2009

Inchiostro sprecato



Perché tanto i risultati elettorali confermano che agli elettori italiani sta bene così. Dunque. Torna davvero - tristemente - di moda il vecchio motivo 'sarò sempre in minoranza'...Che condanna.

Un uomo solo al telecomando

di Marco Travaglio - 06/06/2009 su El Pais

Silvio Berlusconi ha annunciato nel programma "Matrix", trasmesso dall'emittente di sua proprietà Canale5, condotto da un suo dipendente: "Nei prossimi giorni farò un'azione mediatica per mostrare alla stampa straniera la vera situazione in Italia... La stampa americana ha fece bene a fare una campagna contro Bill Clinton: lui aveva mentito. Io no. Contro di me sono state dette solo calunnie e falsità".Il guaio è che Berlusconi, come diceva Indro Montanelli, il più grande giornalista che lo conosceva bene, "è un bugiardo sincero: crede alle bugie che racconta". Ma questa volta ha fatto male i suoi conti, perché nell'ultimo mese ha mentito ripetutamente non solo alla stampa e alla tv italiane, ma anche a quelle straniere. Che, diversamente dalla gran parte di quelle italiane, non sono di sua proprietà. Dunque non sono abituate a prendere per buone le sue bugie. Per questo il Cavaliere è tanto nervoso: nelle ultime settimane la realtà che lo insegue da trent'anni minacciando il suo mondo virtuale, il suo Truman Show, gli si è pericolosamente avvicinata. E molte delle bugie su cui aveva edificato il suo successo imprenditoriale e politico sono andate in frantumi.L'inizio della frana è iniziato con la sentenza di condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi dell'avvocato inglese David Mills, giudicato dal Tribunale di Milano colpevole di essersi fatto corrompere da Berlusconi con 600 mila dollari in cambio delle sue false testimonianze in due processi a carico del Cavaliere alla fine degli anni 90: quello per le tangenti pagate alla Guardia di Finanza che ispezionava alcune aziende del gruppo Berlusconi e quello per i fondi neri accumulati sulle società off-shore (64 in tutto, secondo la società di revisione Kpmg) create dallo stesso Mills, dislocate nei paradisi fiscali, occultate nei bilanci del gruppo e utilizzate per varie operazioni illecite.Quella sentenza, che non ha potuto condannare Berlusconi come corruttore di Mills perché lo stesso Cavaliere ha sospeso i suoi processi per legge, è una "summa" della sua carriera imprenditoriale. E smentisce platealmente la sua immagine di self made man, di grande tycoon che si è "fatto da sé". In realtà -secondo i giudici- Berlusconi pagò il silenzio di Mills per nascondere le illegalità con cui era diventato il padrone dell'editoria e della tv commerciale negli anni 80.Tramite le società off-shore del comparto occulto All Iberian infatti, secondo i giudici, il Cavaliere pagò 23 miliardi all'allora premier socialista Bettino Craxi, autore di varie leggi su misura per legittimare il monopolio incostituzionale berlusconiano sulle tv private; finanziò prestanomi per controllare occultamente i pacchetti azionari di una pay tv italiana (Telepiù) e un'emittente spagnola (Telecinco) aggirando le leggi antitrust; versò svariati miliardi in nero al suo avvocato Cesare Previti, che li usava anche per corrompere giudici (compreso il giudice Vittorio Metta, autore di una sentenza comprata che nel 1990 sottrasse la Mondadori, il primo gruppo editoriale italiano, al suo legittimo proprietario, Carlo De Benedetti, per girarlo a Berlusconi);e così via.Se Mills avesse detto tutta la verità, Berlusconi avrebbe rischiato una pesante condanna nel processo Guardia di Finanza, che si chiuse invece con la condanna dei manager berlusconiani Salvatore Sciascia (per corruzione) e Massimo Maria Berruti (per favoreggiamento), ma con l'assoluzione del Cavaliere per "insufficienza di prove". Sciascia e Berruti, oggi, sono deputati nel partito di Berlusconi.Non bastasse la sentenza Mills, ecco le inquietanti dichiarazioni di un'altra persona che il Cavaliere lo conosce bene, avendo vissuto con lui per ben 29 anni: la sua seconda moglie Veronica Lario, che ha annunciato il divorzio perché il marito-premier "frequenta minorenni" e "non sta bene".L'equilibrio mentale e le frequentazioni di un capo di governo sono fatti pubblici, non "gossip" come il Cavaliere e i suoi dipendenti sparsi nelle tv e nei giornali hanno tentato di qualificarli.Tantopiù se il protagonista ha sempre mescolato la sua vita privata e quella pubblica per accreditarsi come marito esemplare con una famiglia modello, distribuendo addirittura fotoromanzi patinati ai suoi elettori. Tantopiù se è solito recarsi in udienza dal Papa, baciargli devotamente l'anello e proclamarsi "difensore della famiglia tradizionale di santa Romana Chiesa". Professioni che mal si conciliano con le fotografie che lo ritraggono nella sua villa in Sardegna in compagnia di ragazze allegre e senza veli, per giunta aviotrasportate su aerei di Stato a spese dei contribuenti.Lo stesso Berlusconi ha scelto di rispondere pubblicamente alle accuse della moglie, prima su Rai1, poi a France2, infine alla Cnn. Lì ha fabbricato varie versioni dei suoi rapporti con una ragazza napoletana, Noemi Letizia, che lo chiama "papi" e al cui 18° compleanno lui stesso ha preso parte a fine aprile. Ha raccontato di essere amico del padre della ragazza, Elio Letizia, messo comunale, perché "era l'autista di Craxi". Falso: Letizia non è mai stato l'autista di Craxi. Ha raccontato di aver "visto Noemi tre o quattro volte, sempre in presenza dei genitori". Falso: Noemi era con lui senza i genitori nel novembre scorso, a una cena ufficiale a Roma; ed era di nuovo con lui fra Natale e Capodanno, senza i genitori ma con un'amica, anch'essa minorenne, a Villa Certosa in Sardegna. Ha raccontato di aver conosciuto papà Letizia "oltre dieci anni fa", cioè intorno al 1997-98 e Noemi "durante una sfilata di moda": ma nel 1997-98 la ragazza aveva 6 o 7 anni e, per quanto precoce, difficilmente si esibiva in sfilate di moda.Oltretutto Elio Letizia fa risalire l'amicizia al 2001, cioè a 8 anni fa, mentre l'ex fidanzato della ragazza giura che il Cavaliere non conosceva Elio, ma telefonò direttamente a Noemi per la prima volta nell'ottobre-novembre 2008, dopo averla vista in un book fotografico in abiti succinti. Resta da capire perché Berlusconi e Letizia non si decidano a dire la verità e, dunque, quale segreto nascondano.Intanto si sgonfiano l'una dopo l'altra tutte le altre balle che hanno contribuito a consolidare il consenso berlusconiano. L'incauta promessa dell'immediata ricostruzione ("entro settembre") della città dell'Aquila devastata dal terremoto si sbriciola contro la scarsità di denaro pubblico a disposizione e suscita le ire dei terremotati, rinchiusi nelle tendopoli sotto il caldo torrido. E l'idea di trasferire il G8 all'Aquila rischia di trasformarsi in un boomerang, con scene di protesta in mondovisione.Anche la brillante soluzione dell'emergenza-rifiuti a Napoli si sta rivelando un bluff: i rifiuti sono accumulati, tali e quali, senz'alcun trattamento, in alcune discariche ormai esaurite, mentre il famoso inceneritore di Acerra (che non potrebbe comunque bruciare tutto), inaugurato in pompa magna nel mese di marzo, non è ancora funzionante. Intanto la magistratura indaga sui responsabili governativi dello smaltimento rifiuti per truffa allo Stato.Le promesse di maggior sicurezza contro la criminalità sbattono contro la triste realtà del paese dell'impunità. Gli sbarchi dei clandestini dall'Africa, da quando Berlusconi è tornato al potere, sono triplicati. Il governo ha fatto ricorso a brutali respingimenti in alto mare, scontrandosi con l'Onu e col mondo cattolico.Qualche giorno fa, la questura di Roma ha tentato di nascondere due stupri avvenuti in poche ore nella Capitale (ora governata dal centrodestra): solo quando i giornalisti, informati da fonti ufficiose, han cominciato a tempestare la questura, hanno avuto finalmente conferma dei due fattacci, con 40 ore di ritardo.Intanto Berlusconi, che aveva annunciato per metà giugno una visita alla Casa Bianca su invito di Barack Obama, fingeva di "rinviare" la spedizione: in realtà non c'era alcun invito.Stessa tecnica menzognera è stata adottata per la cessione del campione brasiliano del Milan, Kakà, al Real Madrid: tutti ne parlano da settimane, ma il Cavaliere (padrone del Milan) preferisce prendere tempo, per annunciare la notizia solo dopo le elezioni, temendo la reazione degli elettori milanisti.Se i contraccolpi delle balle sgonfiate non si faranno sentire già alle elezioni europee, è solo perché l'informazione - salvo rare eccezioni - è saldamente nelle mani di Berlusconi. "Un uomo solo al telecomando" lo definiva Enzo Biagi, altro grande giornalista.Negli ultimi giorni il premier ha imperversato sui teleschermi con decine di monologhi negli studi di emittenti pubbliche e private, violando le regole della par condicio, perlopiù intervistato da suoi dipendenti genuflessi.Uno di questi, nel programma Mattino Cinque (su Canale5), l'ha addirittura ringraziato "per aver accettato di farsi intervistare". Poi gli ha servito alcuni assist facili facili: "Perché la attaccano sul privato e la demonizzano?", "perché il Times la attacca?", "ci spieghi che cos'ha fatto il suo governo". Il conduttore di Porta a Porta, su Rai1, in due ore di finta intervista senza domande, gli ha domandato mellifluo: "Presidente, perché secondo lei la sua vicenda privata ha influenzato in modo così anomalo la campagna elettorale?".Poi ha trasmesso un servizio sulla sua visita a Bari, un bagno di folla "quasi imbarazzante, il miglior antidoto ai veleni della politica", con un "indice di popolarità oltre il 70%" che consente al premier di "buttarsi alle spalle le vicende personale e tuffarsi tra la gente, deciso a non mollare". La direttrice dei servizi parlamentari della Rai, cioè del servizio pubblico, Giuliana Del Bufalo, al termine di un'intervista al premier, l'ha avvertito: "Ci resta un minuto, non c'è più tempo per altre domande". E Berlusconi: "Posso sfruttarlo io?". E la giornalista: "Si figuri, lei è il padrone di casa...".

sabato 6 giugno 2009

Articolo 21 mon amour


Ricevo e pubblico così come mi è stato spedito. Aggiungo in fondo, per completezza, il testo dell'emendamento del senatore Giampiero D'Alia (Presidente del gruppo UDC-SVP-Aut) con il relativo link alla pagina del Senato della Repubblica. E dire che in Francia stanno facendo tanto casino per la legge che punisce la pirateria internet...Da noi ci sono palesi segni di censura (del resto instaurata da un ventennio di telerincoglionimento sistemico) e restiamo in pace a guardare 'Un posto al sole' (io per primo che ne sono un fan sfegatato...). Yes.

Oggetto: Oscuramento internet
Priorità: Alta
E' passato l'emendamento D'Alia.

L´attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l´obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D´Alia (UDC), è stato introdotto l`articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l´articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero D´Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all´estero. Il Ministro dell´interno, in seguito a comunicazione dell´autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l´interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L´attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l´istigazione a delinquere e per l´ apologia di reato,da 6 mesi a 5 anni per l´istigazione alla disobbedienza delle leggidi ordine pubblico o all´odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l´unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l´unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l´ennesima volta, in una materia che vede un´impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d´interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l´istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare. Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l´Italia come la Cina e la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il più possibile. E´ ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E´ in gioco davvero la democrazia!

Il testo in questione:


Proposta di modifica n. 50.0.100 al DDL n. 733

50.0.100 (testo 3)

D'ALIA

Approvato

Dopo l'articolo 50, inserire il seguente:

«Art. 50-bis.

(Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecitecompiuta a mezzo internet)

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell'interno e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce, ai fini dell'attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.

5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda".».