giovedì 17 dicembre 2009

Umberto, facci sognare ancora

Ho recuperato una vecchia puntata di Blob del giugno 2008 dedicata a Umberto Bossi. Anche questa aiuta a comprendere meglio il clima di distensione politica dei giorni nostri. Che secondo alcuni sarebbe colpa di quei comunisti di Repubblica, L'Espresso, Il Fatto, ecc, ecc...

Per gli smemorati d'Italia


Un piccolo rissuntino edificante degli ultimi anni. Amore, rispetto dell'avversario, distensione dei toni secondo Silvio Berlusconi. Al quale auguriamo una pronta guarigione, che il suo geverno cada al più presto, che venga sconfitto politicamente e si ritiri per sempre dalla vita pubblica italiana assieme ai suoi amici.

Dal ‘94 ad oggi l’infinita serie di insulti del premier e dei suoi.
“Coglioni, kapò e mentecatti”, l’amore secondo B.

di Peter Gomez e Marco Travaglio, da "Il Fatto Quotidiano", 16 dicembre 2009

Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ieri ha spiegato in Parlamento che dal 1994 è in corso in Italia "una campagna d’odio" contro Silvio Berlusconi. Fortunatamente il premier è intervenuto subito e dall’ospedale San Raffaele, dove è ricoverato dopo la vergognosa e ingiustificabile aggressione subita domenica sera, ha ricordato che "l’amore vince sull’odio". Lo dimostrano, tra l’altro, le centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 15 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione. Ecco dunque una necessariamente breve antologia delle migliori frasi di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore.

Il bon ton con gli avversari
"Veltroni è un coglione" (Berlusconi, 3/9/95). "Veltroni è un miserabile" (Berlusconi, 4/4/2000). "Giuliano Amato, l'utile idiota che siede a Palazzo Chigi" (Berlusconi, 21/4/2000). "Prodi? Un leader d'accatto (Berlusconi, 22/2/95). "La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte" (Berlusconi, 29/9/96). "Prodi è la maschera dei comunisti" (Berlusconi, 22/5/2003). "Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi" (Berlusconi, 21/10/2006). "Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi". (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007)."Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro" (Berlusconi, 10/4/2008). “Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000)."Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò" (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). "Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).

Il rispetto per gli elettori
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). "Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse" (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).

L'armonia con gli alleati Berlusconi
“Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

La sacralità delle toghe
“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana... Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). "Silvio Berlusconi, durante l'ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull'orlo della guerra civile" (Ansa, 29/11/09)

La fiducia nella democrazia
"Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime" (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98). “La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007). "Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (Berlusconi, 3/3/95). "In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato" (Berlusconi, 5/4/2005). "Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti".(Berlusconi, 21/5/2009)

Il galateo istituzionale
“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). "Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95). "Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale" (Berlusconi, 28/2/95). "Ma vaffanculo!" (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002). "Italia vaffanculo" (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l'intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05). "Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro" (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).

(16 dicembre 2009)

Cicchitto, il pacificatore...

I sicari di Berlusconi in azione in Parlamento in uno sproloquio che farebbe sbellicare dalle risate se non fosse che deve mettere paura.


Berlusconi, Travaglio, Tartaglia

Una questione di democrazia. Dare appoggio e solidarietà a Marco Travaglio e a tutti i giornalisti additati dal delirio criminale di Cicchitto è un dovere di democrazia. Chiedere che Bruno Vespa venga radiato dall'ordine dei giornalisti per le sue vergognose manipolazioni della realtà, per il suo squallido servilismo e la sua smisurata faziosità é pure un dovere di democrazia. Chiedere infine di ascoltare per intero il pensiero di Travaglio, anzichè stagliuzzarlo a bella posta per farlo sembrare quello di un pericoloso giacobino, è un dovere di democrazia. Eccolo qui, il pericoloso terrorista mediatico. Ma ascoltatelo per intero, fino in fondo, con attenzione. Prima di spararle grosse.


domenica 13 dicembre 2009

Berlusconi a Milano # 3


Berlusconi a Milano # 2


Ecco i momenti in cui ogni persona che ami la democrazia e il vivere civile dovrebbe sentirsi umiliato e disgustato.



Berlusconi a Milano # 1


Silvio Berlusconi, in comizio a Milano, si rivolge a un gruppo di persone che lo stanno contestando. Basandosi sul tono della tua voce, la foga con cui parla e la sua gestualità, il forte e fondato timore è che possa essere colto da un ictus o da un infarto. Eppure le sue parole sono esattamente le seguenti:

"Noi vi lasceremo esprimere le vostre cose in un pacato dialogo tra noi, per questo dobbiamo contrapporci a voi, perché voi vorreste trasformare l'Italia in una piazza urlante, che inveisce, che insulta, che condanna. Vergogna, vergogna, vergogna!"...Urlante, che inveisce, che insulta, che condanna...Il tutto gridato con la bava alla bocca e le vene gonfie al collo...Non c'è bisogno di descriverlo. Ecco il video:



L'atteggiamento è quello consueto: chi non la pensa come me è un incivile, un comunista, un nemico della democrazia. Viva il dialogo, io sono un liberale e un democratico. Basta che con me ci parli solo chi è d'accordo con me.

Oggi più che mai, dopo il tremendo, orripilante, abominevole gesto di uno squilibrato o di un violento che ha aggredito fisicamente un signore di oltre 70 anni, oggi più che mai assieme alla condanna di ogni gesto di violenza e alla totale e indiscussa solidarietà alla persona Silvio Berlusconi, il politico Berlusconi va attaccato, messo a nudo in tutta la sua delirante incapacità di dialogo, di comprensione più elementare dei meccanismi del vivere civile e dei funzionamenti della democrazia liberale.

lunedì 7 dicembre 2009

Polizia di Stato, bugie di governo



Quella qui di seguito è la lettera aperta dell'Assistente Capo della Polizia di Palermo Antonello Marini pubblicata da 'Il Fatto Quotidiano'. Si parla di bugiardi al governo, di culi caldi su poltrone vellutate, di senso dello Stato e di senso civico. E' la lettera di uno incazzato nero. A lui e a tutti quelli come lui - e per fortuna di italiani come lui in Italia e nel mondo ce ne sono tanti - io mi sento molto vicino.

Palermo, 1 Dicembre 2009

Il sottoscritto Ass. c.po della P. di S. MARINI Antonello, fa presente quanto segue: Domenica 29 novembre verso le ore 21,00 circa, mi trovavo presso l'armeria del Reparto Scorte, notavo un giovane collega avente in mano un "Pappello" di moduli in carta riciclata, quando in quel momento fui colto da un irresistibile necessità di ispezionare quei fogli, come colto da un irresistibile richiamo chiesi al collega di mostrarmeli, quindi estrapolandone dal mazzo uno in particolare, con grande stupore e meraviglia condivisa dai colleghi presenti, notai immediatamente che si trattava dell'ordine di servizio ORIGINALE del 23 maggio 1992, e più precisamente l'ordine di servizio della Ouarto Savona 15 e 15 Bis. Proprio leila Scorta del Giudice Falcone. l'ordine di servizio del giorno della strage. ed ebbi la sensazione che quel foglio. mi avesse in qualche incomprensibile modo chiamato. Faccio presente che di tale fatto, al termine di un breve interminabile emozionantissimo e commovente silenzio, è seguita una condiyisa manifestazione di rabbia e grande risentimento, nell' essersi resi conto che un documento di inestimabile valore, quale prova inconfutabile per coloro che portano il ricordo sincero nel cuore, che il 23 maggio sia realmente esistito e che quegli equipaggi erano reali, L'ORDINE DI SERVIZIO PER IL QUALE SONO ANDATI A FARE IL LORO DOVERE PER L'ULTIMA VOLTA quei nostri colleghi. Non siamo riusciti a comprendere come abbia potuto quel prezioso reperto, finire nella carta riciclata, ECCO SCUSATE L'IGNORANZA, LA SCARSA INTELLIGENZA, SE VOGLIAMO LA NOSTRA STUPIDITA' MA NON RruSCIAMO A COMPRENDERE, come quel documento con quei nomi, sia potuto diventare spazzatura e del perché invece, innumerevoli colleghi ~biano immediatamente sentito la necessità la voglia, di fotocopiarlo, con la fotocopiatrice di reparto, con la carta di reparto, con quella carta tanto preziosa bianca che si deve risparmiare, e se qualcuno pensa che questo sia stato un abuso o un comportamento illegittimo perche noi, perche io cercassi di salvare la memoria del foglio, di quel foglio di quel maledetto giorno, faccio presente che in quel momento ero il più alto in grado e ho autorizzato tutto io, e che mi assumo tutta la responsabilità di legge e regolamento, eeee homo, ecco ii pettu;~come io e ingazzÌ delle scotte siarncfiibituati· a mostrare sempre, quando usciamo di servizio con i CESSI DI AUTO che ci date per lavorare, mentre le personalità e soprattutto i politici hanno le auto blindate alla moda, VIP ultimò modello, sedili in pelle e tutti gli optional, confort e soprattutto ben BLINDATE, tanto per loro si, che non sono mai soldi sprecati. Parole pesanti? Be non girerò la faccia facendo finta non vedere e non capire, io sono delle Scorte, e la paura io non la conosco più, me l'hanno rubata il 19 luglio del 1992. Qualcuno pretende dai dipendenti Pubblici un GnJRAMENTO, ma prima di far giurare gli altri, che li mantenessero loro i giuramenti, come quello che ci avevano fatto per bocca del ministro dell'interno e del capo della Polizia, dopo le stragi, che a Palermo, mai più, mai più, avremo lavorato senza auto blindate. BUGIARDI, BUGIARDI. Quante brillanti carriere a tutti i livelli, più splendenti delle comete, quanti elogi encomi, persino chi ha salvato il gatto della nonnina sul ramo dell'albero è stato encomiato. Agli uomini che salivano sulle croma e alfettone blindate, quando c'era da sporcarsi le mutande e pochissimi volevano fare quello sporco lavoro, nessuno ha mai, detto neppure grazie. Perché andare avanti, davanti a tanta ingratitudine? Per il solito maledetto motivo di sempre, perché questo è il nostro "sporco" sacro lavoro, perché non saremo mai da meno ai nostri EROI e mai li disonoreremo. Signor Questore la prossima volta che qualcuno decide di premiare qualcuno, mi dia l'opportunità di farle presente anche, qualche nome dei ragazzi delle Scorte, e giuro davanti a Dio, che sono uoinini che se lo meritano davvero per la devozione, il coraggio lo spirito di sacrificio con il quale anche oggi continuano a proteggere nonostante mai come ora il livello di sicurezza per la pelliccia dei ragazzi delle scorte sia stato così basso. Si parla tanto di valori, di ideali, ecco noi li abbiamo fatti nostri, ma per condividere certe cose, occo rre avere oltre alla voglia di far carriera e mettersi in evidenza, anche una capacità dell' anima che si chiama SENSffiILIT A' quella che è mancata, nel far insensibilmente circolare, ciò di cui abbiamo illustrato e non accorgersi o non aver previsto che, tra la carta straccia c'era qualcosa, che pecçhi ha questa capacità la SENSffiILIT A',avrebbe quantomeno fatto girare qualcosa, nello scoprire che per quello che qualcuno considerava solo carta da riciclare e che pure non riusciva a capire, che per quel banalissimo foglio, considerato spazzatura, potesse esserci qualcuno e più di uno, disposto rischiare tutto quello che ha, come avevano già fatto i suoi compagni a maggio e a luglio del 92. Quel foglio mi ha chiamato, era l'originale ed ora è mio, perche l'ho raccolto dai rifiuti e non lo darò mai a nessuno che io non voglia. Forse qualcuno pensandoci meglio, si renderebbe conto che dovrebbe chiedere scusa, e quel qualcuno non sono io.

domenica 6 dicembre 2009

No Berlusconi Day...


Servirà a qualcosa? Finché chi lo reputa improponibile resta una minoranza, finché la maggioranza non lo considera un male maggiore..."l'uomo" (come ormai tutti sembrano volerlo chiamare, ispirati dal "leader dell'opposizione" Gianfranco Fini) resterà aggrappato al suo posto con le unghie, con i denti, con gli impianti ai capelli, le zoccole al seguito e gli Schifani di e-scorta.

http://www.lemonde.fr/europe/portfolio/2009/12/05/succes-en-italie-pour-le-no-berlusconi-day_1276707_3214.html

martedì 1 dicembre 2009

Fini, il vaccino?

Gianfranco Fini: "Io gliel'ho detto, confonde la leadership con la monarchia assoluta!". A Berlusconi glielo ha detto...Bisogna vedere se quello ha capito. Ecco il video integrale:




lunedì 30 novembre 2009

Andare o stare?

Ecco la lettera aperta di Pier Luigi Celli, attuale Direttore generale della Luiss, inviata al figlio e a La Repubblica.

Figlio mio, lascia questo Paese
Avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito

di Pier Luigi Celli

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)

mercoledì 25 novembre 2009

Italia digitale



Qui di seguito la segnalazione proveniente da Marinela Ciochina dell'Associazione "Romania Mare".

Novara, schedatura degli alunni stranieri nelle scuole

Entro il dieci Dicembre in Provincia di Novara sarà completata la schedatura
di tutti gli scolari “ non interamente italiani”. Si comincia con romeni e
nomadi

(se. bag. 20/11) - Con una lettera circolare, recapitata a tutte le Dirigenze
didattiche di ogni scuola di qualsiasi ordine e grado della provincia di
Novara.
Il Dirigente scolastico provinciale Giuseppe Bordonaro, coadiuvato dalla
funzionaria del Provveditorato Maria Grazia Albertini, ha ordinato la
schedatura di tutti gli alunni di nazionalità straniera, di quelli che hanno
almeno un genitore straniero e quindi la doppia nazionalità, nonchè di tutti i
figli di nomadi ivi compresi quelli italiani.
Nell’opera di schedatura, oltre alle notizie ed ai dati anagrafici
concernenti l’alunno, dovranno essere indicate le condizioni dei rispettivi
genitori, incluso l’eventuale stato di clandestinità degli stessi, e dell’
alloggio in cui la famiglia vive. Dovrà essere fatta anche menzione dell’
eventuale condizione di “ trovatello” dell’alunno. Tutte notizie la cui
raccolta è in parte vietata dalle norme nazionali sulla Privacy e da quelle
Onu, condivise a suo tempo dall’Italia, sulla protezione dei diritti dell’
infanzia. Il lavoro demandato alle singole dirigenze scolastiche che si
avvarranno dei vari docenti per completarlo, ricorda da vicino quello che si
voleva compiere nella rovente estate del 2008 in tutti i campi nomadi d’Italia
quando alla Polizia ed ai Carabinieri era stato chiesto di rilevare le impronte
digitali anche ai minori di anni dieci. Il progetto poi in parte non venne
attuato a causa del deciso intervento dell’Unione europea. Già da oggi si
comincia con le rilevazioni concernenti bambini romeni, italiani con un
genitore di nazionalità romena e nomadi di ogni nazionalità, anche autoctona. A
ruota seguirà la schedatura degli altri. Con la probabilmente ipocrita
motivazione di voler agevolare l’inserimento di questo genere di bambini ed
adolescenti nel sistema scolastico italiano, il Dirigente scolastico novarese
dunque ha inaugurato una campagna che presto si diffonderà su tutto il
territorio nazionale. “ Che le motivazioni addotte dal Provveditorato nel
richiedere la schedatura siano ipocrite lo si evince dal fatto che anche
cittadini pienamente italiani, come sono quelli con la doppia nazionalità o i
nomadi autoctoni, devono essere registrati. Probabilmente si intende solamente
appesantire il clima di odio e sospetto nei confronti degli stranieri al fine
di emarginarli dal contesto scolastico e sociale ed indurli a lasciare l’
Italia. Pulizia etnica si chiama. A voce in Provveditorato poi ci hanno detto
di iniziare da romeni e nomadi” afferma un insegnante che chiede l’anonimato,
ribadisce che vorrebbe fare obiezione di coscienza contro tale odioso compito
discriminatorio ma che ah troppa paura di perdere il posto di lavoro. I partiti
d’opposizione in una città in mano al centro- destra, il Sindaco è leghista,
ora promettono un’opposizione durissima in ogni sede istituzionale ed invitano
gli insegnanti che figurano pure tra i loro iscritti all’obiezione di
coscienza. Da oggi però in Italia non esistono più solamente gli invisibili
senza diritti, come sono gli stranieri siano essi comunitari che
extracomunitari od i nomadi, ma in questa categoria da criminalizzare ad ogni
costo entrano a far parte pure i sangue misti la cui unica colpa è quella di
avere un padre od una madre che ad un certo punto della loro vita hanno deciso
di donare il proprio amore ad un partner non italiano.

lunedì 23 novembre 2009

Noi abbiamo ancora Andreotti...


Di solito mi dico che i giornalisti stranieri, britannici in particolare, farebbero meglio a stare zitti perché tanto del nostro Paese non capiscono nulla, non hanno gli elementi, vedono tutto attraverso la lente del pregiudizio, vedono la pagliuzza nell'occhio altrui e non la trave nel proprio, ecc, ecc, ecc. Poi rifletto un attimo.

Da 'Il Fatto Quotidiano', domenica 22 novembre 2009

Il presidente del Senato? Sì, deve lasciare Ma voi avete ancora Andreotti...
Schifani e la mafia: parla David Lane dell'Economist

di Alessandro Ferrucci

“Pronto? Sì, mi dica”. Scusi, la chiamo per porle qualche domanda su Renato Schifani: non so se ha letto l’inchiesta di Marco Lillo, pubblicata venerdì, sul coinvolgimento del presidente del Senato in una vicenda legata ad alcuni capi della mafia. “Certo, ma c’è poco sa stupirsi...”. Cosa? “Ha presente che paese è diventato l’Italia?”. Già. Così parliamo con David Lane per avere un occhio “neutro” sul nostro paese: lui, da trent’anni vive nello Stivale, inviato dell’Economist, scrittore e autore di importanti inchieste sul malaffare, come L’ombra del potere. Ci risponde con una calma serafica. La calma di chi sa, e ha le prove.

Quindi...

Semplice, quest’inchiesta si inserisce perfettamente in un clima politico marcio, dove nessuno si prende le sue responsabilità. Figurarsi le dimissioni.

In particolare a cosa si riferisce?

Forse non ve ne rendete più conto, ma in Italia uno degli opinionisti di punta si chiama Giulio Andreotti. Se non sbaglio è stato accusato, ed è andato a processo, per concorso esterno in associazione mafiosa. Eppure quanto ci parlate”.

Bè, “Il Divo” non è l’unico caso...

No. Vogliamo “toccare” Silvio Berlusconi? Mi spiega in quale altro paese democratico un primo ministro può rifiutarsi di rispondere alla magistratura? Le rispondo io: nessuno.

Cosa sarebbe avvenuto in Inghilterra?

Escluso, politicamente finito. Gli sarebbero state imposte le dimissioni, a lui e a quelli come lui. Compreso Schifani.

Un esempio?

1963: John Dennis Profumo (di origini italiane, ndr) si dimette dall’incarico di segretario di Stato alla guerra, per le bugie su una sua relazione con una showgirl, sentimentalmente coinvolta anche con un funzionario dell’ambasciata sovietica. E dopo l’addio alla politica, cosa ha fatto Profumo? Scomparso dalla vita pubblica. Bandito. Per trent’anni ha svolto solo ruoli legati al sociale: una sorta di lento cammino verso la riabilitazione pubblica. Qui da voi basta andare in televisione per recuperare la faccia. Attenzione però, parlo di tutta la politica italiana, mica solo di quella governativa.

Allora un esempio legato all’opposizione...

D’Alema e Bertinotti: sono stati loro a segare le gambe a Prodi, a causare lo sfascio del centrosinistra. A fare danni. Ma sono comunque andati avanti.

Come è cambiata l’Italia in questi ultimi trent’anni?

In peggio. Sotto ogni punto di vista, anche rispetto a “tasti” pratici come il traffico o la pulizia delle strade.

Come mai?

È un problema culturale legato alla Chiesa: qui tutto si può confessare, tanto poi c’è qualcuno che ti assolve.

Questa classe politica è l’espressione dei suoi elettori?

Purtroppo sono tanti gli italiani che ammirano le furbizie, che preferiscono vivere a margine della legalità, delle regole.

Allora torniamo all’Inghilterra: è il Parlamento a “educare” i suoi cittadini; o sono quest’ultimi a “vigilare” chi li governa?

No. Esiste la stampa libera. Qualche tempo fa, un quotidiano conservatore, il Daily Telegraph, ha pubblicato un’inchiesta sui costi della politica. La reazione è stata di disgusto, totale. E nessuno ha permesso alla “casta” di fare lobby.

Quindi il problema è l’informazione... In Italia manca la televisione. La tv di stato inglese, la Bbc, dà le notizie, informa, potrei anche dire che educa. Da voi no. Non riesco a vedere il Tg1 né il Tg2. Qualche volta mi concedo il Tg3.

Basta? Non vede nient’altro?

Non mi perdo mai le previsioni meteorologiche: sono le uniche affidabili.

sabato 31 ottobre 2009

Parlar chiaro


Marco Travaglio Intervista a Franco Battiato, requiem per la politica, il cantautore siciliano e i “rincoglioniti” al governo

30 ottobre 2009

Franco Battiato è molto diverso da come lo immagini. Allegro, scherzoso, spiritoso, talora persino un po’ cazzone. Forse perché, con la sua cultura sterminata e la sua pace interiore, se lo può permettere. Un uomo, però, armato di un’intransigenza assoluta, di un’insofferenza antropologica per le cose che non gli piacciono. E’ appena tornato da due concerti trionfali a Los Angeles e New York e ancora combatte il jet-lag nella sua casa di Milo (Catania). Parliamo del suo ultimo pezzo-invettiva “Inneres Auge”, già anticipato sulla rete: uno dei due singoli inediti che impreziosiscono l’album antologico in uscita il 13 novembre (“Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti”). Una splendida invettiva che si avventa sugli scandali berlusconiani e sulla metà d’Italia che vi assiste indifferente e imbelle, con parole definitive: “Uno dice: che male c’è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? Non ci siamo capiti: e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti…”.

Che significa “Inneres Auge”?

“Occhio interiore. Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice “terzo occhio”, ma non mi piace, fa pensare a una specie di Polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia”.

Lei, quando ha scritto “Inneres Auge”, aveva l’aura rossa.

“Vede, sto bene con me stesso. Vivo in questo posto meraviglioso sulle pendici del Mongibello. Dalla veranda del mio giardino osservo il cielo, il mare, i fumi dell’Etna, le nuvole, gli uccelli, le rose, i gelsomini, due grandi palme, un pozzo antico. Un’oasi. Poi purtroppo rientro nello studio e accendo la tv per il telegiornale: ogni volta è un trauma. Ho un chip elettronico interiore che va in tilt per le ingiustizie e le menzogne. Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli.C’èunmutamentoantropologico, sembrano uomini, ma non appartengono al genere umano, almeno come lo intendiamo noi: corpo, ragione e anima”.

I “lupi che scendono dagli altipiani ululando”.

“Quello è un verso di Manlio Sgalambro che applico a questi individui ben infiocchettati in giacca e cravatta che dicono cose orrende, programmi spaventosi, ragionamenti folli e hanno ormai infettato la società civile. Quando li osservo muoversicircondatidaguardiedel corpo, li trovo ripugnanti e mi vien voglia di cambiare razza, di abdicare dal genere umano. C’è una gran quantità di personaggi di questa maggioranza che sento estranei a me ed è mio diritto di cittadino dirlo: non li stimo, non li rispetto per quel che dicono e sono. Non appartengono all’umanità a cui appartengo io. E, siccome faccio il cantante, ogni tanto uso il mio strumento per dire ciò che sento”.

L’aveva fatto già nel 1991 con “Povera Patria”, anticipando Tangentopoli e le stragi. L’ha rifatto nel 2004 con “Ermeneutica”, sulla “mostruosa creatura” del fanatismo politico-religioso e della guerra al terrorismo ingaggiata dai servi di Bush, “quella scimmia di presidente”: “s'invade si abbatte si insegue si ammazza il cattivo e s’inventano democrazie”.

“Sì, lo faccio di rado perché mi rendo conto di usare il mio mezzo scorrettamente. La musica dovrebbe essere super partes e non occuparsi di materia sociale. Ma sono anch’io un peccatore e la carne è debole…”

Lei non crede nel cantautore impegnato.

“Per il tipo che dovrei essere, no. Ma non sopporto i soprusi e ogni tanto coercizzo il mio strumento. Il pretesto di “Inneres Auge”, che ha origini più antiche, è arrivato quest’estate con lo scandalo di Bari, delle prostitute a casa del premier. E con la disinformazione di giornali e tiggì che le han gabellate per faccende private. Ora, a me non frega niente di quel che fanno i politici in camera da letto. Mi interessa se quel che fanno influenza la vita pubblica, con abusi di potere, ricatti, promesse di candidature, appalti, licenze edilizie in cambio di sesso e di silenzi prezzolati. Questa è corruzione, a opera di chi dovrebbe essere immacolato per il ruolo che ricopre”.

“Non ci siamo capiti”, dice nella canzone.

“Non dev’essere molto in gamba un signore che si fa portare le donne a domicilio da un tizio che poi le paga, dice lui, a sua insaputa per dargli l’illusione di piacere tanto, di conquistarle col suo fascino irresistibile. Quanto infantilismo patologico in quest’uomo attempato! Ma non c’è solo il premier”.

Chi altri non le piace?

“Tutta la banda. I cloni, i servi, i killer alla Borgia col veleno nell’anello. Li ho sempre detestati questi tipi umani. Per esempio il bassotto che dirige un ministero e fa il Savonarola predicando e tuonando solo in casa d’altri, senza mai applicare le stesse denunce ai suoi compagni partito e di governo. Meritocrazia: ma stiamo scherzando? Badi che, quando dico bassotto, non mi riferisco alla statura fisica, ma a quella intellettuale e morale: un occhio chiuso dalla sua parte e uno aperto da quell’altra”.

“La Giustizia non è altro che una pubblica merce”, dice ancora.

“Penso al degrado della giustizia: ma i magistrati dovrebbero ribellarsi tutti insieme e appellarsi al mondo contro le condizioni in cui sono costretti a lavorare. Non possono accettare, nell’èra dell’informatica, di scrivere ancora sentenze e verbali col pennino e il calamaio, mentre la prescrizione si mangia orrendi delitti e, in definitiva, la Giustizia”.

Quando Umberto Scapagnini divenne sindaco di Catania, lei minacciò addirittura di espatriare. Come andò?

“Avevo previsto un decimo di quel che poi è accaduto. Un inferno.Catania era uno splendore: in pochi anni, come Palermo, è stata devastata da questa cosiddetta destra. Ma nessuno ne parla”.

Lei è di sinistra?

“E chi lo sa cos’è la sinistra. Basta parlaredidestraedisinistra,anche perchè a sinistra c’è un sacco di gente che ha sempre fatto il doppio gioco al servizio della destra, spudoratamente. Per evitare tranelli, uso un sistema tutto mio: osservo i singoli individui, poi traggo le mie conclusioni”.

Ha votato alle primarie del Pd?

“Sì, per Bersani. Non che sia il mio politico ideale, ma mi sembra un tipo in gamba. Forse l’ho fatto perché almeno, in queste primarie, il voto non era inquinato. Non è poco, dalle mie parti, dove alle elezioni politiche e alle amministrative i seggi sono spesso presidiati da capibastone e capimafia che ti minacciano sotto gli occhi della polizia”.

Quella cosa dell’espatrio non era esagerata?

“La ripeterei oggi. Io sono sempre pronto: se in Italia le cose dovessero peggiorare, me ne andrei. Ubi maior, minor cessat. Mica puoi fare la guerra ai mulini a vento. Per fortuna è difficile che si ripeta il fascismo, anche perché sono convinto che molti italiani la pensano come me e sarebbero pronti a impedirlo. Comunque, “pi nan sapiri leggiri nè sciviri”, comprerò una casa all'estero”.

Lei è molto antiberlusconiano.

“Sono un Travaglio un po’ più bastardo. Penso che la tecnica migliore sia l’aplomb misto all’irrisione, senza urli né insulti”.

Ma Berlusconi non è finito, al tramonto?

“Dipende da quanto dura, il tramonto. Ma non credo sia finito: la cordata è ancora robusta. Però mi sento più tranquillo di qualche mese fa: sta commettendo troppi errori”.

I partiti hanno mai provato ad arruolarla?

“Mai. A parte Pannella, tanti anni fa. Qualche mese fa mi ha chiamato un ministro di questo governo per dirmi che mi segue da sempre e concorda in pieno con una mia intervista. Forse non aveva capito o avevo sbagliato qualcosa io. Ma ora, dopo il mio ultimo singolo, magari fa marcia indietro”.

“Inneres Auge” già impazza sulla rete. Teme reazioni politiche?

“Mi aspetto la contraerea. Ma siamo pronti”.

Non teme, con una canzone così “schierata”, di perdere il pubblico berlusconiano?

“Mi farebbe un gran piacere. Se invece uno che non mi piace viene a dirmi di essere un mio fan, sinceramente mi dispiace”.

Ai tempi del “La voce del padrone”, a chi la interpellava sul significato dei suoi testi ermetici, lei rispondeva “sono solo canzonette”. Lo sono ancora?

“Quello era un gioco, ma non sono mai stato d’accordo con questa massima diEdoardo Bennato. “La voce del padrone” era un’operazione programmata come un divertimento frivolo e commerciale, e riuscì abbastanza bene, mi pare. Ma in realtà avevo inserito segnali esoterici che sono stati ben percepiti e seguiti da molti ascoltatori. Ogni tanto mi dicono che qualcuno, ascoltando i miei pezzi, ha lettoGurdjieff e altri grandi mistici. E questo mi rende un po’ felice”.

“Inneres Auge”: serve a qualcosa, una canzone?

“Lei parla di corda in casa dell’impiccato: ho sempre avuto dubbi su questo nella mia vita. Ma, dopo tanti anni, posso affermare che un brano molto riuscito può scatenare influenze esponenziali. Una canzone può migliorarti e farti cambiare idea e direzione. Un giorno domandarono a un grande pianista dell’Europa dell’Est, ora a riposo: lei pensa di emozionare il suo pubblico? E lui: “Quando sono riuscito a emozionare anche un solo spettatore nella sala gremita di un mio concerto, ho raggiunto il mio scopo”.

da Il Fatto Quotidiano n°33 del 30 ottobre 2009

domenica 18 ottobre 2009

La Chiesa e Thanatos


Sì, c'è anche lui: quel comunistaccio di Dom Giovanni Franzoni, autore delle 'Omelie a San Paolo fuori le mura', forse più note per essere state recensite e lodate da P.P. Pasolini (che pure le ha bacchettate per l'esecrabile linguaggio liturgico-clericale). Uno che venne sospeso dall'autorità vaticana a divinis nella prima metà degli anni Settanta. Che progressi ha fatto la Chiesa da allora ad oggi?


Da 'Il Fatto Quotidiano' - 17 novembre 2009

Fine vita: lo strano silenzio sui 41 preti eversori
di Andrea Gagliarducci

Cinque mesi fa, 41 preti e religiosi apposero la loro firma in calce all’appello “Per la libertà sul fine vita” promosso dalla rivista MicroMega. Per tutti loro è partita un’ammonizione del Congregazione per la Dottrina della Fede. Un’iniziativa “di massa” con pochi precedenti nella Chiesa. Alla quale la rivista MicroMega, Adista (l’agenzia di stampa di informazione religiosa che per prima ha anticipato la notizia) e la Comunità Cristiana di Base di San Paolo rispondono con un’assemblea pubblica presso il salone della Comunità di San Paolo per rivendicare “il Diritto di Dialogo all’interno della Chiesa”, e manifestare solidarietà verso i 41 sacerdoti. Come rivelato dall’a genzia di stampa di Adista, la lettera del Sant’Uffizio è stata inviata ai vescovi e ai superiori delle congregazioni dei religiosi che hanno sottoscritto l’appello di MicroMega, chiedendo di convocare i diretti interessati e, eventualmente, decidere qualche provvedimento disciplinare. Qualche convocazione è già partita, ma sembra che non ci saranno particolari provvedimenti. Ad ogni modo, spiega Valerio Gigante di Adista, “pensiamo sia giusto non lasciar passare questo fatto sotto silenzio. Vogliamo rompere un muro che c’è all’inter no della stessa Chiesa: spesso i sacerdoti non prendono la parola perché temono di essere marginalizzati e puniti”. E infatti, continua Gigante, “tutti i media ecclesiastici hanno silenziato il dibattito sul caso Eluana Englaro. La posizione all’interno della Chiesa non era solo quella veicolata dalle pagine di Avvenire”. Lo dimostra, appunto, la firma apposta dai 41 sacerdoti e religiosi all’appello di MicroMega, nella quale si leggeva che “la legge sul testamento biologico che il governo e la maggioranza si apprestano a votare imprigiona la libertà di tutti i protagonisti coinvolti al momento supremo della morte. Definendo il nutrimento e l’idratazione forzati come cura ordinaria e obbliga e non più come intervento terapeutica straordinario, la legge annulla ogni possibilità di valutazione sull’accanimento terapeutico”. All’incontro parteciperanno, di sicuro, don Enzo Mazzi, don Paolo Farinella, don Raffaele Garofalo e Dom Giovanni Franzoni, che hanno spiegato la loro adesione con “un dovere di solidarietà reciproca: di fronte ai nostri vescovi e alla Chiesa non siamo soli”.

Talebano, quanto mi costi


Patetico, oltre che incapace. Mentre IgnaZio La Russa dà mandato di 'denunZiare' il Times, il mondo intero ride per la rivelazione del segreto di Pulcinella. Se avesse letto almeno un Topolino in vita sua La Russa saprebbe cos'è una guerra asimmetrica, capirebbe che stiamo in Afghanistan come il cacio a merenda, capirebbe che Obama, a differenza di noi, non ha altra scelta. E nonostante ciò se ne andrà molto presto da Kabul. Noi invece, fieri, lo sguardo all'orizzonte, il petto in fuori, saremo alleati fedeli. Eccolo il nostro impavido combattente.



Ed ecco alcune sagge riflessioni a riguardo. Da Il Fatto Quotidiano:

Chi paga il Talebano di Massimo Fini

In un circostanziato articolo il Times accusa i militari italiani di stanza a Surobi fino a luglio 2008 di aver pagato tangenti ai Talebani per non essere attaccati. Il ministro La Russa ha smentito sdegnosamente e querelato il Times. Ma ha aggiunto prudentemente: “Nell'estate 2008 ero ministro da poco”. Infatti c'è poco da smentire. Non è la prima volta che gli italiani si comportano così. In Libano, nel 1982, il generale Angioni si mise d'accordo con quelli che avrebbe dovuto combattere. In Iraq, dopo Nassirya, ci siamo accordati con Moqtada al Sadr e non abbiamo più avuto problemi. In Afghanistan la novità è la tangente pagata direttamente al nemico. Un accordo c'era anche a Herat. Saltò quando, il 3 maggio 2009, un convoglio di militari italiani, con i nervi a fior di pelle, sparò a una Toyota che procedeva in senso inverso, regolarmente sulla propria corsia, uccise, decapitandola, una bambina di 12 anni e ferì tre suoi congiunti. Era una famigliola che andava a un matrimonio. Da allora gli attacchi agli italiani cessarono di essere “dimostrativi” (tanto per non insospettire troppo gli americani) e, dopo il ferimento di tre paracadutisti, a settembre ci fu l'agguato mortale a Kabul. Noi siamo alleati fedeli (come i cani) ma sleali. Gli inglesi che sono quasi gli unici a combattere sul serio, e che hanno perso solo nei mesi estivi quasi 40 uomini, si sono stufati e hanno fatto filtrare le notizie al Times.

Peraltro non sono solo gli italiani a fare i felloni. Scriveva il 19/9 l'inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi: “Milioni arrivano ai talebani dalle tangenti versate dai contingenti occidentali in cambio di protezione”. E altri da tangenti pagate agli insorti perché permettano il passaggio dei rifornimenti dal Pakistan. Ce n’è quanto basta per farsi un'idea di chi controlla realmente il territorio in quel Paese. Come se ne esce? Parole di saggezza sono venute dal vicepresidente Usa Joe Biden che ha capito una cosa: i Talebani non hanno niente a che vedere col terrorismo internazionale, gli interessa solo il loro Paese e non costituiscono un pericolo per l'Occidente. Ha detto Biden: “I talebani sono un gruppo indigeno, ben radicato fra la popolazione, che aspira a conquistare pezzi di territorio ed eventualmente a governare il Paese ma non ambisce ad attaccare gli Stati Uniti”. E ha fatto anche capire che sarebbe possibile un accordo col Mullah Omar, disponibile a liberarsi del centinaio di quaedisti che oggi sono in Afghanistan, memore di quanto gli costò, nel 2001, la presenza di Bin Laden. Omar non è né un terrorista, né un criminale, né un pazzo, è un uomo pragmatico che firmerebbe all'istante un accordo di questo tipo: fuori gli stranieri, in cambio solide garanzie che a nessun terrorista internazionale sia permesso di circolare liberamente in Afghanistan. Nel 2000 bloccò la coltivazione del papavero, è sicuramente in grado di cacciare a pedate quattro quaedisti strapenati.

da Il Fatto Quotidiano n°21 del 17 ottobre 2009

sabato 17 ottobre 2009

Nucleare, spaghetti e camorra


Forse il Fatto Quotidiano legge il mio blog. O forse, più seriamente e per fortuna, anche in Italia c'è allarme per le follie sconcertanti annunciate dal governo. Leggo e incollo il botta e risposta pubblicato poco fa sul sito del giornale di Padellaro.

Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2009

Caro Colombo, leggo che la Cancelliera Merkel ha difficoltà a persuadere i suoi elettori a mantenere in funzione le centrali atomiche tedesche. Come estremo argomento sta dicendo ai cittadini tedeschi: “Ancora un po’ di pazienza, chiuderemo il nucleare appena possibile”. Dove trovano allora Berlusconi e i suoi ministri il coraggio di dire che le centrali nucleari in Italia saranno la grande innovazione?

Vittorio

A DOMANDA RISPONDO di Furio Colombo

NON TUTTO ciò che è negativo, offensivo, inaccettabile, in Berlusconi, è di destra. Fini, presidente della Camera, gli sta dicendo che non è di destra rovesciare il tavolo e attaccare le istituzioni di garanzia, capo dello Stato e Corte Costituzionale. Aznar, l’ex primo ministro spagnolo, cerca di persuadere Berlusconi che un primo ministro non minaccia la stampa e i media del suo paese. E certamente Angela Merkel ha detto in privato all’ ingombrante primo ministro italiano: “Nucleare? Sei matto? I nostri cittadini hanno sempre più paura e noi non sappiamo come liberarcene.” Berlusconi raccoglie avidamente il peggio della destra, estremismo, disprezzo, razzismo e ogni altra fobia verso le libere scelte dei cittadini. E respinge, con infallibile istinto del peggio, ogni lezione (che, riconosciamolo, può venire, e anzi viene, anche da destra) al rispetto delle istituzioni, delle informazioni. E persino le lezioni della prudenza, come quello che avviene adesso da ciò che sta accadendo in Germania. Berlusconi ha coraggio, il peggior tipo di coraggio. Sfida, non solo ciò che è noto e ripetuto con chiarezza dagli esperti, ma anche il buon senso e i suggerimenti di coloro che si sforzano ancora di militare dalla sua parte. E persino l’esperienza e conoscenza di persone che certo non stimano Berlusconi, di cui conoscono la maleducazione negli eventi internazionali, ma che appartengono alla stessa destra conservatrice del mondo. Tutto ciò fa apparire il progetto nucleare sbandierato con incoscienza da Berlusconi in tutta la sua inconcepibile leggerezza (totale mancanza di comprensione di ciò che vuole fare, e delle inevitabili conseguenze) e gravità. Non solo la conversione italiana al nucleare avviene tardi e a costi spaventosi che non saranno mai recuperati da un fantomatico minor costo dell’energia in un remoto futuro. Ma non affronta in alcun modo il gravissimo problema delle scorie che già tormenta aree ben più ordinate del mondo. Qui, nel paese delle montagne di rifiuti di Napoli e di quelle che stanno crescendo a Palermo, l’ingresso del nucleare appare ancora più folle e impossibile del ponte di Messina.

Nucleare, energia sporca


Gustatevi questa chicca e fatelo vedere agli illuminati che voglio ri-convertire l'Italia all'atomo. Le magnifiche sorti e progressive del nucleare si rivelano in tutta la loro perversione nella Francia dei Lumi cui il nostro governo guarda con idiota ammirazione. Da 'Arte' fin su tutta - o quasi - la stampa francese.

VIDEO : Bande annonce du documentaire «Déchets, le cauchemar du nucléaire»

Le quotidien Libération en fait sa une de matin : «Nucléaire : la décharge secrète d'EDF». «Des matières radioactives d'origine française sont entreposées sans contrôle en Sibérie», révèle le quotidien, dont une des journalistes, Laure Noualhat, a co-réalisé avec Eric Guéret le documentaire «Déchets, le cauchemar du nucléaire»* diffusé mardi sur Arte.
Après une enquête de huit mois, on apprend ainsi que plus de cent tonnes d'uranium appauvri produit par les réacteurs français d'EDF sont envoyées, en catimini, chaque année, vers la Russie. «Je ne savais pas que l'on envoyait des matières radioactives en Russie», réagit dans Libération Corinne Lepage, ministre de l'Environnement de 1995 à 1997.

Après un trajet de plus de 8 000 km - en bateau du Havre jusqu'à Saint-Petersbourg, puis en train - c'est à Seversk , en Sibérie, que les déchets sont stockés. Dans cette ville de 30 000 habitants interdite aux journalistes, ils sont placés dans des containers puis rangés sur un parking à ciel ouvert.

«Comme nous n'avons pas la technologie, nous faisons appel à une société russe»

Areva indique que 96 % des déchets français sont recyclés. Ainsi, sur 100 % de déchets produits annuellement, 4 % sont des déchets ultimes qui sont enfouis. Les 96 % restants se composent de 1 % de plutonium dont on fera du MOX** - un autre combustible - et de 95 % d'uranium appauvri. Sur ces 810 tonnes d'uranium appauvri produits chaque année, 690 sont stockées à Pierrelatte (Drôme) tandis que 120 tonnes sont expédiées en Russie.

C'est pour ré-enrichir cet uranium de retraitement qu'il est envoyé en Russie. «Comme nous n'avons pas la technologie, nous faisons appel à une société russe», explique-t-on chez Areva. Mais 10 % seulement de l'uranium va pouvoir être ré-enrichi. Ainsi, sur les 120 tonnes envoyées chaque année, seules 12 tonnes sont réinjectées dans le circuit nucléaire français, les 108 tonnes restantes demeurent donc en Russie, où elles sont stockées à ciel ouvert. Selon la réponse laconique d'EDF obtenue par Libération, «ses matières ne sont plus la propriété d'EDF, mais de l'industriel russe».

Appelée «queue d'uranium», cette matière appauvrie peut être valorisée, expliquent EDF et Areva. En l'associant à du plutonium, on peut faire du MOX qui pourra être utilisé dans les réacteurs de quatrième génération... en 2040. Selon Libération, les «queues d'uranium» ne sont pas dangereuses en soi. Mais un accident lors du transport - 8 000 km - où lors du stockage, un crash d'avion ou un attentat, pourraient disperser des particules radioactives dans l'atmosphère.


*Diffusé à 20 h 45, mardi 13 octobre sur Arte.
**Mélange d'oxydes

E' fantascienza

"Ovviamente non vogliamo dare giudizi nè trarre conclusioni"...Claudio Brachino dixit.

Fine di ogni commento...

"Menomale che Silvio c'è". E uno dei giornalisti dice "Bravo!"...

domenica 30 agosto 2009

In attesa di un quotidiano vero


Continuiamo a leggere un sano esempio di giornalismo italiano. Luca Telese, un 'giovane' come si dice nella cultura gerontocratica italiana. Uno dei maestri che vale la pena seguire oggi. Riguardo al suo pezzo che qui riporto e alle ultime vicende che coinvolgono 'Avvenire', il 'Giornale', ecc, la cosa simpatica da chiedersi è la seguente: come mai milioni di italiani che votano e amano Berlusconi si compiacciono di un ragionamento, quello seguente, tanto idiota e sballato? "Volete sputtanare il Presidente del Consiglio dimostrando che è un puttaniere?" dicono. "Allora beccatevi questa: uno dei tizi che lo critica e gli fa la morale è un ricchione!!! Capito?! Un frocio!". Che esempio di sopraffina strategia politica. Direi di più: che filosofia raffinata. Ebbene, volete sapere? Fregarsene della vita privata di Dino Boffo e invece interessarsi e ben a fondo della vita privata di Silvio Berlusconi non è un esempio di due pesi due misure. Per quanti non lo avessero notato: uno è il direttore di un quotidiano che, tra parentesi, viene letto da 246 mila persone in Italia. Tradotto: 4 gatti. L'altro è il Primo ministro, oltre che altre innumerevoli cose. Una differenza che sfugge per lo meno ai lettori del 'Giornale' - edito dalla famiglia Berlusconi - fieri della linea battagliero-monnezzara del nuovo-rottamabile Vittorio Feltri.

Il Paese dei manganelli

Luca Telese - da 'L'Antefatto'

28 agosto 2009

Leggo sulla prima pagina del Giornale che Feltri attacca Dino Boffo direttore di Avvenire, pubblicando una sentenza con l’unico scopo di sputtanarlo: omosessuale e molestatore della moglie del suo amante. Meraviglioso il dispositivo giustificatorio, approntato dall’anziano (per testa, non per età) neo direttore di via Negri. Siccome Avvenire ha attaccato il Cavaliere, noi adesso lo massacriamo, così impara. Sembra di sentire quella canzone in cui Lillo e Greg si fingevano naziskin all’amatriciana e cantavano con il manganello di plastica in mano: “E noi a Gino lo menamo/ lo menamo lo menamo/ pampà…”. A lui – dice Feltri - rovistare nei fatti personali fa schifo. Però è costretto a farlo purtroppo, poverino.E’ così fragile questa pallida foglia di fico da moralizzatore-inzaccheratore-castigatore, che pare un brutto scherzo. Invece è tutto vero. Ovviamente, avendo rassegnato da pochi giorni le dimissioni da quel giornale, tiro - se non altro per fatto personale - un sospiro di sollievo. Ma sono, ovviamente, solidale con i miei colleghi rimasti ostaggio della linea mettinculista, e dispiaciuti per il fatto che siano costretti a fronteggiare il cattivismo mannaro del nuovo corso “feltrusconiano” (come lo definisce Dagospia), con licenza di uccidere tutti i nemici del capo, a partire da quei pretacci bolscevichi (i prelati di Ratzinger!) e dei loro giornali che si permettono di difendere gli extracomunitari. C’è qualcosa di surreale, negli articoli del giornale in questi giorni: le telescriventi di De Benedetti del 1991, la sentenza di Boffo per un fatto del 2002… Non è l’Almanacco del giorno dopo, insomma, ma un fenomeno nuovo, il primo quotidiano del secolo prima (Aspettiamo trepidanti nuove rivelazioni sul caso Montesi).Ma c’è di più. In questa estate, ben due direttori di area di centrodestra hanno lasciato i loro posti, sia pure in modo diverso, perché non hanno sposato questa linea disperata, il Muoia-Sansone-ma-con-tutti-i filistei, il vendetta-tremenda-vendetta, il big stick, il grande bastone da abbattere sulle teste del "nemico". Come molti sanno, nelle redazioni di questi giornali e delle testate vicine al centrodestra, circola da mesi un mandato particolare che nessuno, per fortuna, ha ancora voluto (o potuto) portare a termine: quello di colpire Ezio Mauro e la sua attuale compagna. Sarebbe la vendetta finale di Papi, quella che fa il paio con la denuncia presentata dal Cavaliere contro le domande (avete letto bene, "le domande", del quotidiano di piazza Indipendenza). Adesso: per quanto molti antiberlusconiani siano convinti che tutti i giornalisti di destra siano dei prezzolati e dei pennivendoli, non è e non non sarà mai così. Di più: considero una fatto di grande civiltà che molti colleghi - anche molti che sono solidamente su posizioni di centrodestra - non condividano una virgola della campagna occhio-per-occhio di Feltri, perché la considerano aliena ai principi del giornalismo (anche di quello schierato) e sostanzialmente truce. Però attenzione, gli obiettivi originari erano almeno quattro: la Chiesa, l’Opposizione, l’editore progressista e il direttore di piazza Indipendenza. Se nei prossimi giorni non troverete questo articolo sulla moglie di Ezio Mauro sulle pagine del Giornale, dovrete fare un po’ di conto, e capire che se non c’è è per un solo motivo: perché qualcuno si è rifiutato di scriverlo. Sarebbe molto bello, dopotutto, se l’anziano (di testa, non di anagrafe) cavallerizzo di via Negri, questa, e altre polpette al cianuro, fosse costretto a cucinarsele da solo. P.s. Non avrei mai pensato, un giorno, di trovarmi solidale, sui temi dei diritti dei gay con Dino Boffo e con i Vescovi. E’ una di quelle cose belle che possono accadere nei tempi sbandati.

sabato 29 agosto 2009

Mi sento meno solo


Ecco qualcuno come il quale la penso. Ma temo che siamo destinati ad essere in minoranza. Da 'La Stampa' del 27 agosto 2009

Vostra eccellenza

di Lietta Tornabuoni

Chissà chi ha introdotto nel nostro linguaggio ufficiale, già tanto deplorevole, la parola «eccellenza». Un tempo, nel Seicento e oltre, destinata alle persone (governatori, arcivescovi, presidenti), «eccellenza» è passata ora alle cose: uva e vini, affettati, Università (che pure sono tra le peggiori d’Europa), pomodori pelati, imbarcazioni, Grotta Azzurra caprese (nonostante i miasmi) e altri paesaggi naturali. Bisognerebbe tagliare la lingua a chi la adopera, questa espressione «eccellenza italiana» (a volte, in caso di necessità, anche plurale: «eccellenze»).

E’ falsa. Trovare cose eccellenti da noi è molto raro; risulta più facile trovare cose alterate, manipolate, rovinate per incuria o per farci più soldi, oppure cose che non funzionano affatto. E’ un’espressione ridondante, un esempio di linguaggio-maschera che serve a occultare una situazione miserevole e a tenersi su a forza di chiacchiere. E’un’espressione invadente: da quando è stata introdotta, viene applicata a qualunque sciocchezza, son diventati eccellenti pure l’aspirina, le creme di bellezza piene d’acqua a confronto con quelle straniere di pari marca e volume; le cipolle rosse al mercato, i vini «famigliari» dai nomi illusori. Insomma, «eccellenza» è un’espressione ridicola e fuori posto, da tempi di crisi, da governi incapaci e vantoni.

Eppure, a irritare non è soltanto la sua enfasi e il suo uso: piuttosto, il disprezzo per la normalità che nasconde. Che nostalgia, invece, per una normalità in cui i bagagli dei viaggiatori non vengano saccheggiati o perduti, gli aerei non tardino minimo due ore, il pane e la mozzarella non siano gonfi d’aria, i panorami non offrano veleni, i turisti non vengano sistematicamente derubati, nessuno pretenda torvamente mance e mazzette, la gente non venga ammazzata in mezzo alla strada. Che sollievo sarebbe, la normalità. Come permetterebbe di non vergognarsi ogni giorno, ogni minuto: altro che eccellenza.