
Difronte al terremoto siamo più disarmati del cemento abruzzese. Lasciate pure che ultimamente gli piaccia un po' troppo apparire, ma Tito Boeri ha alcuni consigli non buoni ma ottimi da dare in questa delicata fase in cui chiunque critichi è tacciato di eresia, blasfemia, sciacallaggio. E ovviamente: comunismo.
Cogliere l'occasione
di Tito Boeri
È la prima volta che un terremoto ci colpisce nel mezzo di una recessione. Per giunta questa è la crisi più pesante del Dopoguerra. Eppure la sfortuna nella sfortuna, può rivelarsi un´opportunità per uscire prima dalla crisi e gettare le condizioni perché nuove catastrofi distruggano meno vite umane. A condizione che il Governo riveda le sue priorità di politica economica e introduca subito un´assicurazione obbligatoria, privata, contro le calamità naturali. Servirà anche come assicurazione contro la miopia della classe politica. La ricostruzione dopo un terremoto comporta un forte incremento degli investimenti pubblici e privati, attivando meccanismi a catena in cui maggiore domanda genera consumi e investimenti aggiuntivi. Soprattutto durante le recessioni questi effetti moltiplicativi sono consistenti, perché gli investimenti pubblici non "spiazzano" gli investimenti privati. Certo, il moltiplicatore della spesa pubblica non può essere pari a 15, come ipotizzato dal Governo al varo degli incentivi per l´auto il febbraio scorso. Ma anche con un moltiplicatore pari a 5, una spesa pubblica per la ricostruzione di 10 miliardi di euro (le risorse impegnate nella ricostruzione del Friuli dopo il terremoto) genera 50 miliardi di euro aggiuntivi, aumentando il prodotto interno lordo di più di tre punti percentuali. Ma oggi noi tutti abbiamo a cuore qualcosa di molto più importante della crescita dei nostri redditi: si tratta della tutela delle vite umane. In Abruzzo, come ormai riconosciuto dagli stessi impresari edili locali di fronte al "corpo di reato", agli edifici letteralmente polverizzati dal sisma, si costruiva "a risparmio", utilizzando materiali scadenti e armature del tutto inadeguate per un´area a così alto rischio sismico. Speriamo che, almeno questa volta, la giustizia faccia il suo corso. Ma nessuna pena o sanzione prevista per questi reati potrà mai essere un deterrente sufficiente contro nuove violazioni dei regolamenti edilizi. Il fatto è che gli stessi proprietari spesso accettano di buon grado queste violazioni pur di spendere di meno. Speriamo anche che le Regioni, d´ora in poi, impongano controlli più stringenti e non più limitati alla vidimazione formale dei progetti prima della costruzione, con prelievi di campioni dei materiali utilizzati a cantieri aperti e ad opera realizzata. Ma conoscendo l´incompetenza di chi spesso è chiamato a fare i controlli, la presenza di non pochi funzionari corrotti nelle nostre amministrazioni pubbliche e la competizione tutta sul prezzo di molte gare d´appalto, è fondamentale basarsi anche su incentivi di mercato. Questo significa che non deve più essere economicamente conveniente la costruzione "a risparmio" di materiali e tecniche antisismiche e che ci debbano essere agenti terzi che hanno tutto l´interesse a verificare il rispetto delle norme. Un´assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali è uno strumento di questo tipo. Fa aumentare, anziché ridurre, il costo di una casa se i materiali non sono adeguati, perché bisogna pagare un premio più alto all´assicuratore. Inoltre quest´ultimo ha tutti gli incentivi a verificare il rispetto delle norme antisismiche per ridurre il rischio di forti danni al patrimonio assicurato in occasione di catastrofi naturali. Bene hanno fatto perciò il Ministro Brunetta e Gianantonio Stella sulle colonne del Corriere a rilanciare in questi giorni la proposta, formulata dalla Commissione Tecnica per la Spesa Pubblica nel 1995, di introdurre anche in Italia un´assicurazione privata obbligatoria contro le catastrofi naturali. Meglio ancora capire perché questa proposta, da anni in discussione, sia rimasta sin qui lettera morta.Il vero motivo è che un´assicurazione di questo tipo, oltre ad essere sgradita ad assicuratori e costruttori, sarebbe stata percepita come una tassa sulla casa, il prelievo più odiato dagli italiani. Governi a caccia di consenso immediato preferiscono perciò smantellare del tutto l´Ici piuttosto che investire capitale politico nella sicurezza dei cittadini. La miopia della nostra classe politica, non meno colpevole degli impresari edili dell´Abruzzo, la si misura nel degrado delle proprietà immobiliari dello Stato. Parlano, forse ancora prima che il crollo di tutti, dicasi tutti, gli edifici pubblici de l´Aquila, i primi dati dell´anagrafe degli edifici scolastici resi pubblici in questi giorni. Solo un terzo delle scuole italiane è stato costruito negli ultimi trent´anni; fino ad un edificio su quattro (di molte scuole non si sa neanche la data di costruzione) potrebbe essere stato costruito prima del 1920; eppure, negli ultimi vent´anni solo il 22% delle scuole è stato ristrutturato! La risposta del Governo sin qui non è stata diversa da quella successiva al terremoto in Irpinia: sgravi fiscali e moratorie di tutti i tipi per le aree terremotate (rigorosamente senza limiti né di tempo, né riguardo alla popolazione interessata), proposte (in passato sempre puntualmente realizzate) di addizionali, cioè nuove tasse una tantum, pro-terremotati. Speriamo che il prossimo Consiglio dei Ministri, che avrà luogo nelle zone del terremoto, faccia scelte lungimiranti, sfruttando il clima di unità nazionale che si respira in queste occasioni per vincere la resistenza delle potentissime lobby dei costruttori e degli assicuratori e le esitazioni degli stessi cittadini proprietari di case. Essere lungimiranti vuol dire realizzare il piano del 1995, introducendo come in molti altri paesi un´assicurazione obbligatoria contro le catastrofi naturali, facilitando la costruzione di pool di assicurazioni che operino sulla stessa area (per evitare la concentrazione del rischio su di un solo assicuratore). Significa reintrodurre l´ICI sulla prima casa, almeno al di sopra di una soglia di valore dell´abitazione: servirà a finanziare prima la ricostruzione, poi gli interventi degli enti locali nella manutenzione degli edifici pubblici e delle infrastrutture, che contribuiranno a ridurre i costi delle polizze anticatastrofe, quindi saranno più visibili ai cittadini. Vuol dire, infine, abbandonare il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina per costruire, al suo posto, un ponte verso il futuro dei nostri figli che devono poter andare a scuola senza rischiare la propria vita: ci vuole un piano straordinario per l´edilizia scolastica. Alcune di queste spese potranno anche essere sostenute in disavanzo, perché ci fanno spendere di più oggi per risparmiare in futuro, il principio opposto a quello seguito dal Ministro Tremonti nel varo di operazioni di finanza creativa sugli immobili pubblici, come Scip 1 e Scip 2, in cui si anticipavano ricavi spostando le spese (e che spese!) al futuro. Non è possibile che da noi terremoti meno intensi di quelli che avvengono in altri paesi e in aree ancora più densamente popolate (si pensi al terremoto di San Francisco del 1989) provochino 5 volte più vittime, feriti e sfollati. Ogni volta che succede ce lo diciamo. Poi cala l´attenzione mediatica (30 giorni dopo il terremoto in Irpinia non c´erano più inviati dei grandi quotidiani nazionali nelle zone colpite dal sisma) e con essa l´attenzione dell´opinione pubblica. E così tutto torna come prima. Per questo è adesso, subito, il momento di fare scelte lungimiranti pensando a costruire antidoti contro la miopia dei privati e quella, ancor più grave, dei politici.

Nessun commento:
Posta un commento