giovedì 25 febbraio 2010

A qualcuno piace ridere


E qualcuno pensa ancora che Marco Travaglio faccia della satira... Quando tutti, in massa, di comune accordo, si buttano dentro al pozzo, il povero pirla che li resta a guardare passa spesso per "cretino" (Porro dixit).

[Qui sopra una storica foto di Craxi e Berlusconi nelle calde acque di Hammamet]

W Craxi, abbasso i corrotti
di Marco Travaglio

Dice Napolitano, a chi gli domanda delle nuove tangenti: “Chiedete ad altri”. Lui infatti un mese fa giustificava quelle vecchie, scrivendo alla vedova Craxi che il marito esule fu “trattato con una
durezza senza eguali”, e ora commemora Pertini. Dice Schifani, con rispetto parlando, che “i partiti si devono imporre rigore nella selezione della classe dirigente, a volte non candidando chi è condannato non in via definitiva”. Lui infatti, un mese fa in Senato, beatificava Craxi, condannato
in via definitiva per corruzione e morto latitante, chiamandolo “vittima sacrificale”. Dicono Brunetta e Sacconi che ha torto Montezemolo quando per la nuova corruzione accusa la politica, perché loro sono impegnatissimi a combatterla: infatti un mese fa, per combatterla meglio, stavano sulla tomba del corrotto Craxi. Dicono Fini e Berlusconi, una volta tanto all’unisono: “Non
c’è una nuova Tangentopoli”. Perché, anche se ci fosse, cambierebbe qualcosa? Non era un complotto delle toghe rosse manovrate dalla Cia, l’inchiesta su Tangentopoli? Non erano dei martiri perseguitati politici, i condannati per Tangentopoli? Non sedevano tutti in prima fila al Senato alla canonizzazione di San Bottino, i pregiudicati Forlani, De Michelis e De Lorenzo? Si dice che bisogna aspettare le condanne definitive: ma, anche se arrivassero, cambierebbe qualcosa? Craxi non era un condannato definitivo? Come può una classe politica, fino alle più alte cariche dello Stato, avere la credibilità di parlare di corruzione se un mese fa era allineata e coperta a beatificare uno dei simboli della corruzione? Come può sperare che all’estero la prendano sul serio? La stampa internazionale, dall’Economist a Le Monde, un mese fa ci prendeva in giro come un paese di smemorati e di cialtroni. Ora che dalla santificazione dei corrotti si passa, ovviamente a parole, alle leggi anticorruzione, seguiteranno a considerarci la patria di Pulcinella. Bossi vuol fare piazza pulita dei condannati: ma se lo ricorda di essere pure lui un condannato per la maxi-tangente Enimont? La Russa dice che “il limite sta nel rinvio a giudizio: al di sotto non c’è problema, al di sopra ci sarà un invito a non candidarsi”: ma se lo ricorda che il capo del suo partito, tale Banana, è stato rinviato a giudizio per corruzione di Mills e per frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio sui fondi neri Mediaset? Il sagace Gasparri, a proposito del sen. Di Girolamo, dice che “nessuno è intoccabile”: e allora perché il suo partito, meno di due anni fa, votò contro l’arresto del sen. Di Girolamo accusato di 7 capi d’imputazione per aver truccato le carte della sua elezione fra gl’italiani all’estero mentre risiedeva in Italia (presso una nota cosca della ‘Ndrangheta)? E perché la giunta per le elezioni del Senato trovò il modo di non espellere neppure il senatore abusivo? Chi era il capogruppo del Pdl al Senato? Per caso, Gasparri ha mai sentito parlare di Gasparri? Piercasinando parla come Grillo al V-Day: “Basta con i ladr i”. Forse scherza. Chi ha fatto nominare segretario Udc Lorenzo Cesa, arrestato nel ’93 perché incassava le tangenti per conto del ministro Prandini e reo confesso in un memorabile verbale che inizia con le parole “ho deciso di vuotare il sacco”? Chi ha portato in Parlamento Giuseppe Drago, già presidente della regione Sicilia, dopo che era stato condannato in primo grado per peculato per avere svaligiato la cassa dei fondi riservati del governatore asportando 230 milioni di lire? Un certo Casini. Per caso, Casini ha mai sentito parlare di Casini? Angelino Jolie, poveretto, dice restando serio che “Berlusconi ha posto l’onestà come precondizione della politica… perché, da uomo ricco, non ha bisogno di prendere mazzette e dunque è insospettabile di tangenti”. Infatti le tangenti non le prendeva: le pagava. Ma forse è questa la formidabile legge anticorruzione che ha in serbo l’onore vole Angelino: chi prende tangenti, in galera; chi le paga, a Palazzo Chigi.

25 febbraio 2010, Il Fatto Quotidiano

Google censurato, primato italiano



Quanti di voi sono d'accordo con la diffusione di video in cui un ragazzo down viene maltrattato? Quanti di voi sono favorevoli all'esistenza di siti web in cui minori vengono stuprati? O magari stuprati e poi uccisi! Esiste di tutto al mondo, sapete? Esiste anche di peggio di quello che riuscite a immaginare in questo momento. Spero nessuno. E' giusto allora punire il motore di ricerca che non ha impedito - PREVENTIVAMENTE, questo è il punto - la diffusione di quel video? No. E' la peggior dimostrazione di come in tanti non abbiano ancora capito il senso, il potenziale e la novità di internet. In piazza, dovete evitare che passeggi chiunque potrebbe tirare un sasso contro una vetrina, derubare una vecchietta o stuprare una ragazza? Oppure dovete pagare la polizia perché intervenga nel malaugurato caso che qualcuno commetta un crimine? Ecco la chiarissima spiegazione di Roberto Cotroneo pubblicata oggi sul sito de L'Unità.

Non andava condannata Google
di Roberto Cotroneo

Il "New York Times", ieri, l'ha definita una sentenza storica per l'evoluzione giuridica della rete. Ma questa sentenza storica mi lascia perplesso, e mi fa sentire un po' meno libero. Il punto è semplice. Tre dirigenti di Google Italia sono stati condannati dal Tribunale di Milano per la diffusione in rete, quattro anni fa, di un video in cui un disabile a Torino veniva vessato dai compagni di scuola. È il primo caso al mondo di procedimento penale che coinvolge Google per aver diffuso dei contenuti web. E siamo il primo paese del mondo occidentale a comminare una pena a Google per questo. Ora, va subito detta una cosa, appena la polizia ha informato Google del video, il video è stato immediatamente rimosso. Esattamente due ore dopo la segnalazione. Ma il punto è sottile. Si tratta di capire se Google è un editore o se invece è un motore di ricerca. Se è un editore, nel caso del video si ha un esempio di omesso controllo. Come un direttore di giornale che risponde di una notizia diffamatoria non per averla scritta, ma per non aver controllato la sua veridicità. Peccato che Google non è affatto un editore, e internet non può rispondere dell'omesso controllo perché in quel modo si bloccherebbe la rete. E finirebbe la libertà di far circolare informazioni e notizie. Si bloccherebbe tutto, ma proprio tutto. Anche i video dei dissidenti, anche chi fa fa battaglie importanti per la democrazia. Da qualsiasi parte del mondo si processeranno i dirigenti di Google per qualsiasi contenuto diffuso in rete. Ovvio che il video sul ragazzo down era vergognoso e andava rimosso. Ma per quello hanno già pagato i ragazzi che lo hanno messo online, affidati tra l'altro ai servizi sociali, e mandati ad assistere proprio ragazzi disabili. Ma oltre non si può andare. Se io sono proprietario dell'autostrada Roma-Milano non sono tenuto a controllare che tutti quelli che passano il casello abbiano la patente. Questo compito è della polizia stradale, non del casellante. Ora Google è il casellante, e la polizia postale è la stradale. Se ogni volta che c'è un'infrazione autostradale si punisce chi possiede e costruisce le autostrade è davvero un disastro. Marco Pacini di Google Italia ha dichiarato: "Siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte a un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La normativa vigente è stata definita appositamente per mettere gli Internet service provider al riparo dal danno di responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. Se questi principi vengono meno, e se siti come i blog, Facebook, Youtube vengono ritenuti responsabili del controllo di ogni video, significherebbe la fine di Internet come oggi lo conosciamo, con tutte le conseguenze politiche e tecnologiche. Si tratta di principi per noi importanti, perciò continueremo a seguire i nostri colleghi in appello". Credo abbia perfettamente ragione.

25 febbraio 2010

Colpo in canna per il negro


Ecco le notizie che ci fanno capire in che Paese viviamo. E che restano nascoste dietro i mestoloni di minchiate su Berlusconi, Sanremo e tutto il resto. Per fortuna, a differenza di quanto si tenda a far credere, l'Italia è un Paese stracolmo di ottimi giornalisti. Pochi dei quali, ahimè, hanno spazio per lavorare. Di seguito l'articolo di Elisabetta Reguitti apparso martedì 23 febbraio su 'Il fatto Quotidiano'.


Sali sul pulmino per stanare il clandestino
Nuove persecuzioni: nel bresciano pensano a controlli mirati sui bus

Sembra la brutta scena di un film di guerra: soldati tedeschi che salgono su di un bus alla ricerca di qualcuno da arrestare. L’epoca è un’altra, la situazione è diversa anche se l’intento di attuare rastrellamenti è lo stesso. Ed è ciò che sta per accadere in una cittadina dell’operoso, ricco e cattolico profondo nord d’Italia. Meno di dieci chilometri (più o meno) di strada percorsi in pochi minuti dai pullman di linea e durante i quali verranno effettuati i controlli dei documenti dei viaggiatori a bordo dei mezzi che transitano nel comune bresciano di Villa Carcina: quattro fermate in tutto (da nord a sud del paese) per un tragitto obbligato per quanti, ogni giorno, dalla città raggiungono la Valle famosa per la sua intensa e redditizia industria armiera e per le numerose officine metalmeccaniche. Questo è quanto prevede la circolare interna emessa dall’assessorato alla Sicurezza e diffusa in questi giorni tra gli agenti (in tutto sei) della polizia locale. Che per due volte al giorno, a sorpresa, dovranno salire sui bus per svolgere la loro caccia agli irregolari. Ma cosa indurrà gli agenti a selezionare i passeggeri? Il colore della pelle o l’aspetto da immigrato, visto che questa è l’ennesima azione di controllo concepita in casa Lega ad opera dell’assessore competente Stefano de Carli. Poco più che ventenne giovane leva leghista la cui unica attività lavorativa è fare l’assessore in questo Comune di 11 mila anime il cui 10 per cento circa è rappresentato da cittadini stranieri....... continua Ma tornando ai controlli a sorpresa in itinere, al momento nessuno sembra aver calcolato la gravità di un provvedimento di questo genere sul piano delle limitazioni delle libertà personali. Ciò che conta è il trofeo: individuare un passeggero irregolare tra quei circa 5 mila lavoratori – per lo più stranieri – che ogni giorno raggiungono i comuni della Val Trompia (in totale 18) per lavorare come operai. “É un atto fascista – accusa Valter Sa-resini, consigliere comunale di Villa Carcina della lista Liberamente a sinistra – certi controlli fanno tornare alla mente il triste passato, quando essere ebrei significava essere equiparati a criminali”. Lo stesso esponente dell’opposizione osserva come si voglia instaurare un clima di terrore e caccia all’uomo che non ha precedenti. Un esempio su tutti è che fino a quattro mesi fa la polizia locale del paese non fosse neppure armata. Ma dopo l’insediamento della nuova giunta (3 assessori su 4, sindaco escluso, sono leghisti) si è provveduto spendendo circa 11 mila euro. E poi ci sono i pattugliamenti e i controlli notturni anche nelle abitazioni a caccia di “clandestini” ai quali partecipa personalmente anche l’assessore de Carli, fermandosi però sulla soglia delle abitazioni controllate. Nel frattempo le ore straordinarie della polizia locale sono raddoppiate con un maggiore esborso di risorse ai danni di quelle, al contrario, da destinare all’assistenza sociale. Sembra insomma che scovare eventuali irregolari sia la vera emergenza in queste zone strategiche nella produzione e commercio di armi e altri traffici, droga compresa. Non è un caso forse se dei 18 immobili sequestrati alla mafia 6 fossero proprio in Val Trompia di cui 2, come ricordano gli abitanti, proprio nel comune di Villa. Si trattava infatti di capannoni confiscati alla mafia individuati in diverse operazioni giudiziarie che hanno dimostrato come i clan calabresi operino proprio nella ricca e industriale valle bresciana dove da sempre si pratica la caccia. Oggi anche al clandestino.

mercoledì 24 febbraio 2010

W l'Italia, W i Savoia!



Il fatto che quel che forse avete già visto o che forse vedrete solo ora cliccando sul pulsante 'play' qui sotto, il fatto che sia accaduto davvero...meriterebbe la chiusura immediata di questo blog: come segno di protesta estrema, come gesto di schifo, un conato di vomito liberatorio...O forse sarebbe ancora meglio un suicidio di massa di quanti non sono disposti a vedere l'imbarbarimento quotidiano salire e salire...Come è sempre stato, nei secoli dei secoli, amen e contro-amen. Ma mi pare molto più razionale commentare, osservare, sbeffeggiare. In tutta sincerità: per me personalissimamente, a quelli che 'sto video e 'sta canzone glie piace, è un coglione. W l'Italia. W i Savonia.

PS: il video è stato ritirato dalla Rai da Youtube per questione di diritti, si legge cercandolo. Un corno. Youtube è stracolmo di video della Rai. E' stato ritirato per la valanga di polemiche e perché qualcuno avrà pensato che forse è davvero abominevole. Ma forse sono troppo ottimista.



martedì 16 febbraio 2010

Guerra nucleare # 4



Nucleare. Ecco il destino della nostra produzione di "energia pulita". Il concetto è sempre lo stesso: tenere pulitissimo il giardinetto attorno a casa, scaricare merda nel campo nomadi dietro casa, pagare i senza tetto che ci abitano per depositare lì il nostro pattume. Avere così dei soddisfatti quanto coglioni cittadini felici del bell'ambiente pulito in cui il loro Paese li fa vivere. E per di più, non plus ultra, sentirsi pure la coscienza a posto perché non si contribuisce al surriscaldamento climatico con le emissione di Co2. Fantastico. Poi magari uno si va a fare un giro in Siberia e ci trova migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e uranio parzialmente impoverito che contribuiscono a rendere sano l'ambiente. Ma tanto quello è il giardino di qualcun altro. Da 'Le Monde' di oggi.

Greenpeace bloque un convoi d'uranium au Tricastin
LEMONDE.FR avec AFP | 16.02.10 | 15h36

Des militants antinucléaires de Greenpeace ont bloqué mardi 16 février au matin la sortie d'un convoi d'uranium destiné à la Russie à l'usine Eurodif (Areva) sur le site nucléaire du Tricastin, à Pierrelatte (Drôme). Trois militants qui s'étaient enchaînés aux grilles de l'usine d'enrichissement ont été délogés par la police, quatre autres étaient enchaînés à un bloc de béton bloquant la voie.Les militants de Greenpeace réclament un moratoire sur les exportations d'uranium vers la Russie. Selon Greenpeace, ces exportations sont des déchets nucléaires qui ne reviendront pas."On leur envoie des pelures d'orange pour essayer d'avoir encore un peu de jus, mais ça ne se fait pas car c'est trop cher", a affirmé M. Renaudin. Une affirmation contestée par Areva, qui assure qu'il s'agit d'uranium qui a besoin d'être enrichi pour ensuite servir de combustible nucléaire. "Il s'agit d'uranium naturel en provenance de la mine, qui a subi une première conversion chimique mais n'a pas encore été enrichi. Quand notre usine Eurodif tourne à plein, nous faisons appel à d'autres enrichisseurs", a expliqué une porte-parole d'Areva, précisant que le contrat avec les Russes se terminerait fin 2010.Pour étayer ses accusations sur "la grande arnaque du recyclage" des déchets nucléaires, Greenpeace cite un récent rapport du Haut Comité pour la transparence et l'information sur la sécurité nucléaire, selon lequel depuis 2006, sur 32 200 tonnes d'uranium exportées vers la Russie (dont 23 540 tonnes d'uranium appauvri), seulement 3 090 ont été réexpédiées en France, dont 310 vers l'usine de fabrication de combustibles nucléaires de Romans-sur-Isère (Drôme).Une trentaine de membres des forces de l'ordre et des pompiers étaient présents. Neuf militants de Greenpeace au total participent à l'opération, selon la préfecture de la Drôme. Le convoi que bloque Greenpeace devait arriver à Cherbourg mercredi et être transféré sur le navire russe Kapitan Kuroptev à destination de Saint-Pétersbourg.Cette action à la source intervient trois semaines après un précédent blocage de convoi affrété par Areva, cette fois à l'arrivée. Le 25 janvier, des militants de Greenpeace avaient bloqué par trois fois, dans la Manche, un convoi d'uranium en provenance de Pierrelatte. Seize personnes avaient été interpellées à l'issue de l'opération et la cargaison était finalement parvenue jusqu'à Cherbourg où l'attendait le même navire russe.

Aria pulita per polmoni marci


Da 'Il Sole 24 Ore' di oggi.


Palma d'oro per l'inquinamento a Brescia e Monza
di Laura Squillaci

Anno nuovo, lo smog rimane. A lanciare l'allarme è il Treno verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato (realizzato grazie anche al contribuot di Telecom Italia), la campagna di monitoraggio sull'inquinamento atmosferico e acustico. Questa mattina dal binario uno della stazione Termini, il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, hanno presentato i dati che catturano il livello di smog e traffico lungo la Penisola.
Milano già sulla soglia limite dei 35 giorni. La palma d'oro per l'inquinamento va a Brescia e Monza: a 45 giorni dall'inizio dell'anno queste città hanno già oltrepassato il limite dei 35 giorni di superamento dei livelli di polveri sottili, considerati la soglia annuale consentita per salvaguardare la salute dei cittadini. A stretto giro si trova Milano sulla soglia del limite con i suoi 35 giorni, mentre già otto città, tra cui Padova e Torino, hanno sorpassato i 30 giorni. Dati allarmanti, dicono da Legambiente, che prospettano anche per il 2010 un anno critico per lo smog in città.
Nel traffico si perdono due settimane l'anno. Passando al traffico registrato nel 2009, secondo il rapporto Cittalia, sono due le settimane all'anno che gli italiani perdono imbottigliati nel traffico. Nei grandi centri urbani sono stati impiegati in spostamenti sistematici mediamente 62 minuti. Medaglia nera per il tempo perso negli ingorghi va a Roma con i suoi 74 minuti giornalieri per raggiungere il posto di lavoro. Smog e traffico possono essere ridotti per Legambiente puntando su una mobilità diversa e sostenibile. Così il Treno Verde, lo storico convoglio ambientalista, al suo ventesimo compleanno, raggiungerà 9 città per monitorare la qualità dell'aria e l'inquinamento acustico nonché per informare e sensibilizzare i cittadini sulle tematiche ambientali. Si parte oggi da Roma per poi risalire lungo la Penisola fino a Genova.
A cinque anni dalla forma del Protocollo di Kyoto la centralità dei temi ambientale resta attuale. «La mobilità urbana è la causa principale dell'inquinamento atmosferico e acustico, dello stress e della scarsa qualità della vita - ha sottolineato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - Eppure gli investimenti locali e nazionali hanno privilegiato il trasporto su gomma a danno delle forme di mobilità alternative: basti pensare che dal 2002 al 2009 i finanziamenti statali della Legge obiettivo hanno riguardato per il 67% circa autostrade e strade, mentre meno del 21% è stato destinato alla rete metropolitana. Questa tendenza va invertita».
Il treno può aiutare a salvaguardare l'ambiente. «Il trasporto su ferro - ha detto l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti - si conferma ancora una volta la modalità più vicina all'ambiente. E quest'anno con una novità in più. Il completamento dell'intero sistema AV Torino-Salerno sta rivoluzionando le abitudini di viaggio degli italiani, fino a oggi abituati a scegliere l'auto o l'aereo».
16 febbraio 2010

Richard Lynn...alla faccia!


Ecco una ricerca che piacerebbe molto alla Lega Nord. Che infatti, al momento in cui scrivo, non ha rilasciato alcuna dichiarazione e/o condanna. Pubblicato oggi su 'La Stampa'.

A Sud meno intelligenti che al Nord. Bufera sullo studio inglese: "razzista"

La ricerca choc di Richard Lynn:
«Colpa della mescolanza con l'Africa»
Il sud Italia è meno sviluppato del nord perchè i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali. Anzi, mentre nel nord Italia il quoziente intellettivo è pari a quello di altri Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, più si va verso sud, più il coefficiente si abbassa.

La causa è «con ogni probabilità» da attribuire «alla mescolanza genetica con popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa». Osservazioni che non sfigurerebbero in un pamphlet razzista, ma che invece compaiono sull’ultimo numero della rivista scientifica “Intelligence” che pubblica unaricerca di Richard Lynn, docente emerito di psicologia all’università dell’Ulster a Coleraine.

Lynn liquida secoli di studi sulla questione meridionale teorizzando che al pari della statura, dell’istruzione e del reddito, da nord a sud l’intelligenza media della popolazione scenda fino a toccare il punto più basso in Sicilia. I più intelligenti d’Italia, secondo Lynn, sono concentrati in Friuli.

Lynn non è nuovo a teorie discutibili: negli anni ’70 sostenne che gli abitanti dell’Estremo oriente fossero più intelligenti dei bianchi e nel 1994 nel libro “La curva a campana” teorizzò che nella popolazione di colore, una pigmentazione più chiara corrisponde a un quoziente intellettivo più alto, derivato proprio dal mix con i geni caucasici.

Nello studio pubblicato da “Intelligence”, afferma che «il grosso della differenza nello sviluppo economico tra nord e sud può essere spiegato con la variabilità dell’IQ» e che, in sintesi, nel sud Italia la qualità del cibo è più scadente, si studia meno, ci si prende meno cura dei figli e che almeno dal 1400 il Meridione non partorisce «figure di spicco» nelle arti e nella politica.

La bizzarra tesi di Lynn fa infuriare la politica. «È un’autentica cavolata - commenta a caldo Amedeo Laboccetta - per non dir peggio. Sulle classi dirigenti meridionali si può dir tutto ma non certo che difettano per intelligenza o per capacità di intrapresa. Se un unico difetto si può rilevare - prosegue Laboccetta - è che nel Sud non si fa gioco di squadra, non c’è sinergia». «Chi ha redatto lo studio - dice il deputato Pdl - è un povero ignorante, animato certamente da pregiudizi e da una pesante dose di razzismo».

domenica 14 febbraio 2010

Il tappo salta o no?


Salta, non salta, salta non salta...Qualcuno mi dice che Bertolaso, tutto sommato, non si è comportato affatto male in molti frangenti, in molte emergenze. E' vero. Ma quanti sono i casi in cui almeno in parte chi gestisce il potere - tanto più se lo ha tra la mani per molto, molto tempo - non sia riuscito a fare qualcosa di oggettivamente lodevole? Dalle bonifiche pontine, alla creazione delle infrastrutture inesistenti nella Russia zarista (tanto per provocare un po' le anime più candide) i casi di "cose fatte bene" da governanti assai criticabili sono pressoché infiniti... Io spero che il tappo salti, che salti molto presto - e comunque sarà troppo troppo tardi - e che l'effetto catartico duri ben più dei miseri 20 anni scarsi di cui nella mia breve vita sono stato testimone. Pace all'anima di quei pochi uomini soli e disperati che hanno fatto la libera e malaugurata scelta d'impiccarsi in qualche carcere italiana. Vergogna su quei tanti che prendono spunto dalla miseria altrui per fare squallidi revisionismi su cosa sia stato e quanto abbia significato Mani Pulite. Ma in ogni caso, quando e se il marcio avrà fatto saltare il tappo, che lezione ne trarranno i cittadini italiani, che guardano solo al più misero tornaconto personale, che da 15 anni (o forse da 60?) sono disposti a votare politici arraffoni, disonesti e venditori di fumo nella vaga e minchiona speranza che gli lascino qualche "lira" in più nella saccoccia? Ecco le riflessioni del solito travagliatissimo Travaglio...

Di Pietro, ripensaci
di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano del 14 febbraio 2010

Tutto si può dire di Paolo Mieli, tranne che non misuri le parole. L’altra sera ad Annozero ha lanciato un vaticinio che somiglia tanto a una maledizione, o a una benedizione: “Come alla vigilia del 1992, sta per saltare il tappo”. Emma Boninol’ha definito un timore, ma Mieli l’ha gelata: “Non è un timore, è una previsione”. Ieri, sulla Stampa, il direttore Mario Calabresi ha scritto: “Per cancellare il ricordo, ogni prudenza e la paura, per ricostruire la spavalderia, il senso di impunità e di arroganza, sono serviti 18 anni. Una generazione. Un giro completo di giostra che sembra riportarci alla casella di partenza: 17 febbraio 1992”. Diciotto anni fa – mercoledì prossimo –, Mario Chiesa finiva in galera per una mazzettina di 7 milioni pattuita con un impresario di pulizie in cambio di un appalto al Pio Albergo Trivulzio. Anche allora, come oggi l’arresto di Milko Pennisi per una tangentucola di 5 mila euro, il caso Chiesa finì nelle pagine interne dei quotidiani, trattato come un caso di ordinaria corruzione. Come oggi Pennisi dalla Moratti e da Formigoni, Chiesa fu scaricato da Craxicome “mariuolo” e “mela marcia”. Poi Chiesa cominciò a parlare e descrisse il marciume di tutto il cestino. E venne giù tutto. Saltò il tappo.

Anche allora c’era la recessione. La spesa pubblica era fuori controllo, così come il debito. La corruzione era una tassa impropria sui cittadini che si mangiava – calcolò l’economista Mario Deaglio – 10 mila miliardi di lire all’anno. E si vedeva a occhio nudo, grazie alla spavalda imprudenza e impudenza dei ladri di Stato che rubavano sotto gli occhi di tutti. Proprio come oggi. Solo che oggi, per la Banca mondiale, la tassa-corruzione è arrivata a mangiarsi 40 miliardi di euro e, per la Corte dei Conti, addirittura 60. Da otto a 12 volte rispetto al 1992. Anche allora una classe politica decrepita, autoreferenziale e screditata tentò di salvarsi con l’impunità: negava tutte le autorizzazioni a procedere ai giudici, varava leggi salva-ladri come il decretoAmato-Conso.

Poi la gente scese in piazza e li mandò tutti a casa, almeno per un po’. Anche oggi, a Milano come a Firenze, a Bari come a Palermo, ci sono inchieste che non si limitano a singoli episodi, ma hanno tutte le potenzialità per “sfondare” fino a far saltare il tappo del sistema. Un sistema ampiamente screditato, indebolito, dilaniato da guerre intestine (la crescente insofferenza dei finiani e della Lega nella maggioranza, per non parlare dello scontro nella cruciale Sicilia tra gli amici di Schifani eAlfano e il clan Dell’Utri-Micciché che ha dato vita al Partito del Sud di Lombardo; e, dall’altra parte, la putrefazione del Pd e l’estinzione della sinistra radicale).

Anche i poteri forti della Confindustria e del Vaticano sembrano vacillare, la prima per la crisi e il secondo per la guerra dei dossier. Lo scandalo che ha travolto Bertolaso è, se possibile, ancor più destabilizzante dei processi a Berlusconi: perché Bertolaso, uomo di Gianni Letta molto amato da una porzione del Pd e ben introdotto Oltretevere, è il punto d’intersezione di poteri ancor più antichi e inossidabili di quelli che sostengono l’eterno parvenu Berlusconi. Intanto la mafia dà segni di crescente insofferenza per le “promesse tradite”. Solo chi non vuole o non può vedere quel accade se ne resta asserragliato nella sua piccola trincea, in attesa che “passi ‘a nuttata”, blindandosi con improbabili legittimi impedimenti, lodi e lodini, nuove immunità. Chi ha occhi per vedere, invece, dovrebbe prepararsi a raccogliere i cocci del pentolone che sta per saltare e a fornire un approdo di chi, verosimilmente, resterà presto senza punti di riferimento. Fino a una settimana fa,Di Pietro aveva più di una chance in questo senso. Poi se l’è giocata con l’operazione De Luca. I nostri lettori e migliaia di cittadini della Rete continuano a chiedergli di tornare indietro, finché è in tempo. Ammettere di avere sbagliato è molto meglio che perseverare nell’errore.

mercoledì 10 febbraio 2010

La sincerità in primis



L'intervista qui di seguito, sempre dal famigerato Fatto Quotidiano, oggi in edicola, si commenta da sola. Dovrebbe aiutare a capire di quale tipo di personaggi stiamo parlando. Di Beatrice Borromeo

Viaggio in treno con Dell’Utri: spiega racconta, si confida. Un bilancio

"A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera”. Frecciarossa Milano-Roma. Marcello Dell’Utri, senatore del Pdl condannato in primo grado a nove anni per mafia, si addormenta, seduto al suo posto, dopo aver mangiato un panino nella carrozza ristorante. Con lui, una guardia del corpo. Poi squilla il telefono e Dell’Utri – faccia dimessa – si sveglia e parla volentieri, a voce bassa.

Senatore, lei è su tutti i giornali per le dichiarazioni di Massimo Ciancimino.

Due sono le opzioni: o mi sparo un colpo di pistola, o la prendo sul ridere. Di certo farò un’interpellanza parlamentare per capire cosa c’è dietro queste calunnie.

Ma cosa ci guadagna Ciancimino a dire queste cose?

Guadagna molto: intanto gli sconti di pena. La sua condanna a cinque anni, dopo le sue prime dichiarazioni, è stata scontata a tre anni. Non è poco: tra indulti e cose varie non avrà nessuna pena. Poi ci guadagna la salvezza del patrimonio che il babbo gli ha lasciato. Sta tutto all’estero.

E chi è il regista che ha interesse a favorire Ciancimino perchè faccia i vostri nomi?

Sicuramente chi lo gestisce è lo stesso pubblico ministero che era il mio accusatore nel processo di primo grado: questo Ingroia. Antonio Ingroia è un fanatico, visionario, politicizzato. Fa politica, va all’apertura dei giornali politici, ha i suoi piani. Ciancimino padre io non l’ho mai visto né conosciuto, non ho preso il suo posto, quindi non c’è nulla: è tutto montato. Qui c’è un’inquisizione. C’è una persecuzione: Torquemada non mollava la sua preda finché non la vedeva distrutta.

Però è difficile sostenere che Ciancimino, Spatuzza e tutti i pentiti che l’hanno accusata nel corso del suo processo, siano manovrati.

Ma questo non è un problema, Andreotti ne aveva anche di più di pentiti che l’accusavano.

Infatti Andreotti è stato riconosciuto colpevole del reato di associazione a delinquere (mafiosa) fino al 1980.

Ma la faccenda di Andreotti è complessa, io non l’ho capita bene, bisognerebbe studiarla. Questi, i miei accusatori, sono preparati. C’è una cordata che non finisce più, una cordata infinita.

Secondo Ciancimino il frutto della trattativa tra mafia e Stato fu proprio Forza italia, una sua creatura.

Questo Ciancimino è uno strano. Lo sanno tutti, a Palermo. È il figlio scemo della famiglia Ciancimino.

Non ha l’aria tanto scema.

Non scemo, diciamo che è uno particolarmente labile. Ha un fratello, a Milano, che è una persona dignitosissima, infatti non parla neanche. Tutti sanno invece che questo [Massimo Ciancimino, ndr] è un figlio un po’ debosciato: gli piacciono le macchine, i soldi. E’ capace di fare qualunque cosa.

Anche il pentito Gaspare Spatuzza dice che tra lei, Berlusconi e i fratelli Graviano è stato raggiunto un accordo.

Ma di che parliamo? Falsità, calunnie. Sono tutte persone che hanno davanti anni di galera, è da capire. Salvano la loro pelle.

Paolo Borsellino parla di lei e di Berlusconi nell’ultima intervista che ha rilasciato prima di essere ucciso.

Era un’intervista manomessa, manipolata. Quando l’abbiamo vista per intero [nel dvd allegato al Fatto Quotidiano, ndr] abbiamo capito come stavano le cose. Risulta chiaro che Vittorio Mangano non c’entrava niente: quando parlava di cavalli, intendeva cavalli veri.

Però secondo Borsellino quando si parlava di cavalli ci si riferiva a partite di eroina.

Nel gergo può essere, ma in quella circostanza si trattava di cavalli veri. Ho fornito le prove: era un cavallo, con un pedigree, che si chiamava Epoca.

Mangano però parlava anche di un cavallo e mezzo...

Questo era un linguaggio che aveva con altri, con un certo Inzerillo, non con me. Lì "un cavallo e mezzo" era evidentemente una partita di droga.

Capisce che alla gente può sembrare strano che lei dia dell’eroe a uno che, anche a suo dire, trafficava eroina?

Certo, come no, capisco tutto. Ma io non ho detto che è un eroe in senso assoluto. È il mio eroe!

E lei ha mantenuto i contatti con Mangano anche dopo che è uscito di galera, quando erano ormai noti i reati che aveva commesso.

Ho tenuto i contatti, certo, l’ho detto. La mia tranquillità nasce dal fatto che non ho niente di cui vergognarmi.

Berlusconi è arrabbiato con lei?

No, perché? Mi conosce bene.

Neanche un po’ infastidito da tutti i problemi che gli causa?

Io? Che c’entro io? L’ha voluta lui Forza Italia. Io ho solo eseguito quello che era un disegno voluto dal presidente Berlusconi. Non posso arrogarmi meriti che non ho.

Non sente una responsabilità, visto il suo ruolo politico?

Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Quando nel 1994 si fondò Forza Italia e si fecero le prime elezioni, le candidature le feci io: non mi sono candidato perché non avevo interesse a fare il deputato.

Poi, nel 1995, l’hanno arrestata per false fatture.

Mi candidai alle elezioni del 1996 per proteggermi. Infatti, subito dopo, è arrivato il mandato d’arresto.

E la Camera l’ha respinto. Ma le sembra un bel modo di usare la politica?

No, assolutamente. È assurdo, brutto. Speriamo cambi tutto al più presto! Ma non c’era altro da fare...

Perché non si difende fuori dal Parlamento?

Mi difendo anche fuori.

Perché non soltanto fuori?

Non sono mica cretino! Mi devo difendere o no? Quelli mi arrestano!

Se arrestano me cosa faccio, mi candido anch’io?

Ma a lei perché dovrebbero arrestarla? E poi a lei non la candida nessuno, quindi non si preoccupi. Io potevo candidarmi e l’ho fatto.

Ha fatto anche i circoli del Buon governo.

Si figuri che non abbiamo neanche più i telefoni perché non avendo più risorse per pagarli sono stati, diciamo, tagliati.

Voi non avete più risorse?

Sì, sì. Così è. Adesso lasciamo l’affitto della sede di via del Tritone a Roma perché non riusciamo più a mantenerlo.

E il Pdl non vi sovvenziona?

Il Pdl è avverso ai circoli: è fatto di persone che hanno preso il potere e hanno paura di chiunque sia migliore di loro.

Che fa se la condannano in appello?

Vado in Cassazione!

Non si dimette?

Ma sta scherzando?

E se la condannano in Cassazione?

Eh lì vado in galera. A quel punto mi dimetto.

Da il Fatto Quotidiano del 10 febbraio

Vituzzo non muore mai



Saranno anche "minchiate a nastro, come una mitragliatrice"...Ma quello che dice Cianci Junior a pare valga almeno la pena di essere vagliato milligrammo per milligrammo...Perché le sue rivelazioni spiegherebbero tanta, ma tante cose...Qui di seguito Giuseppe Lo Bianco sul blog del Fatto:


9 febbraio 2010


Ciancimino jr. mostra la lettera del padre a B.: "Forza Italia nata dalla trattativa Stato-mafia". Alfano: un piano per colpirciIl "pizzino" è senza data, la scrittura è quella di don Vito Ciancimino, i nomi annotati segnano il percorso di una storia imprenditoriale parallela ed occulta: "Berlusconi-Ciancimino, Marcello Dell’Utri Milano truffa e harcore Ciancimino Alamia, Dell’Utri Alberto". Una storia che torna oggi a distanza di oltre 30 anni raccontata dal figlio dell’ex sindaco mafioso che in aula rivela: "Forza Italia è il frutto della trattativa tra Stato e mafia".E per confermare le sue accuse tira fuori una lettera di scritta dal padre ma concordata con Provenzano nel 1994 e indirizzata a Dell’Utri (l’intestazione nel pizzino ritrovato, è saltata), e per conoscenza a Berlusconi, in cui don Vito minaccia di "uscire dal mio riserbo che dura da anni".È la versione definitiva, inviata al destinatario attraverso il signor Franco, di una "bozza" che invece Provenzano avrebbe voluto più intimidatoria, minacciando un "triste evento", e cioè l’omicidio di uno dei figli di Berlusconi.Don Vito l’avrebbe trasformata nella minaccia di parlare, sempre in perfetto stile mafioso. E che cosa minacciava di rivelare Ciancimino? Massimo risponde sicuro "che Forza Italia era nata dalla trattativa". Ma tra i segreti custoditi da don Vito come oggetto del possibile ricatto il pensiero corre anche agli investimenti di Milano 2, visto che il testimone ha parlato, dopo averli consegnati ai pm, di documenti manoscritti dal padre sul contributo di miliardi che Cosa Nostra, per suo tramite, avrebbe dato ai cantieri che proiettarono il futuro presidente del Consiglio nell’olimpo dell’imprenditoria italiana.Adesso il "pizzino", assieme ad altri documenti e nuovi verbali di Massimo Ciancimino, è stato trasmesso alla procura generale che dovrà valutare se chiedere di nuovo l’audizione di Cianci-mino nel processo Dell’Utri, la cui requisitoria è ormai in via di conclusione. L’odore dei soldi mafiosi sulla direttrice Palermo-Arcore e l’ombra del ricatto alle istituzioni si spandono dunque nell’aula bunker dell’Ucciardone nella deposizione choc di Massimo Ciancimino, che scuote, come le parole del pentito Spatuzza, il dibattito politico.Il ministro Alfano replica indignato: "Forza Italia ha emozionato milioni di persone, mai avuti contatti con la mafia". Per Dell’Utri il teste è "manovrato dai pm di Palermo", il generale Mario Mori, imputato nel processo per la mancata cattura di Provenzano, si lascia scappare una metafora militare: "Dice minchiate a nastro, come una mitragliatrice". Per la prima volta Ciancimino jr parla di un’unica trattativa tra mafia e pezzi dello Stato, collocandovi al centro il padre, tradito e sostituito, a suo dire, da Dell’ Utri, ma rimasto comunque "consigliori" politico di Provenzano.Sentiamo Massimo sulla "posta" del ricatto: "Vidi per la prima volta quel pizzino consegnatomi da Provenzano nel 1994, lo portai a mio padre detenuto a Rebibbia e glielo lessi. Lui poi scrisse la lettera. E mi disse di avere avuto l’idea di scrivere a Berlusconi dopo un’intervista che aveva rilasciato a Repubblica nel 1977 in cui diceva che avrebbe messo a disposizione una rete televisiva di un amico se fosse sceso in campo in politica".Nasce così la lettera di minaccia che Ciancimino jr. spiega in questo modo: "Il ruolo di mio padre era quello di richiamare il partito (Forza Italia, ndr.) a tornare un poco sui suoi passi e di non andare fuori dai ranghi, Berlusconi era il frutto di questi accordi".Un richiamo a Forza Italia, insomma, in puro stile mafioso. Che, però, si tinge di "giallo". Il pizzino verrà ritrovato anni dopo, nel 2005, durante una perquisizione in un magazzino dell’azienda di Massimo, ma spezzato a metà, con la parte superiore mancante."Ho svuotato la cassaforte ma quel foglio mi è sfuggito, l’ho visto intero fino a due mesi prima della perquisizione", ha detto il testimone che ha ribadito le sue accuse ai carabinieri di non aver aperto la cassaforte di casa sua, all’Addaura, ma anche quella, "ancora più grande", della sua casa di Roma rivelando di aver ricevuto suggerimenti da parte dei servizi, ma anche dell’ufficiale del Ros De Donno, di non parlare della trattativa.E per spiegare il suo "centellinare" la produzione di documenti in procura, ha rivelato che 15 giorni prima dell’arresto venne avvertito di portare all’estero tutta la documentazione. Con tutte le difficoltà per tornarne in possesso.

martedì 9 febbraio 2010

Censura e follia, censura e follia, censura e follia, censura...

IN ULTIMO MESE PRIMA DEL VOTO; PD CRITICO LASCIA LAVORI VIGILANZA
(ANSA) - ROMA, 9 FEB - Via libera dalla Commissione diVigilanza Rai al regolamento per l'applicazione della parcondicio in tv in vista delle regionali del 28 e 29 marzo. Trale novita' piu' importanti contenute nel testo approvato questasera dalla commissione, una norma che assimila alle regole dellacomunicazione politica nell'ultimo mese prima del voto anche letrasmissioni di approfondimento, passata con i voti delcentrodestra e del relatore, il radicale Marco Beltrandi, e conla netta opposizione del Pd, che ha abbandonato i lavori. ''Quello che e' accaduto - accusa il capogruppo del Pd invigilanza, Fabrizio Morri - e' molto grave: il centrodestra,complice Beltrandi, ha votato la soppressione delle trasmissionidi approfondimento giornalistico nell'ultimo mese di campagnaelettorale: dunque 'Porta a Porta', 'Ballaro'', 'Annozero'salteranno, cosa mai accaduta prima e che la legge non chiede, eper estensione due terzi del palinsesto di Raitre rischiano lacancellazione. La norma approvata, infatti, prevede che al postodi queste trasmissioni si facciano tribune elettorali,sottoposte alle regole rigide della ripartizione paritaria fratutti i soggetti politici''. Secondo Morri, questa novita' apreanche un problema relativo alla tv commerciale: ''dubito molto -sottolinea - che l'Autorita' per le comunicazioni si senta dicancellare 'Matrix' o gli altri approfondimenti di Mediaset''. ''Le nuove disposizioni - replica Beltrandi - stabilisconoche i programmi di approfondimento possano scegliere: o devonoospitare nei loro spazi le tribune politiche, oppure possonoandare in onda in orari e fasce diverse. Dipendera' da Vespa, daFloris, da Santoro, cioe' dai responsabili delle trasmissioni. Ein ogni caso, se decideranno di andare in onda in altre fasceorarie e si occuperanno di politica, dovranno obbedire alleregole della comunicazione politica e cioe' delle tribune''.
(ANSA).MAJ/MEA09-FEB-10 23:12 NNNN

Mettete la museruola a Castelli!

Per chi abbia avuto la disgrazia di seguire Ballarò: tappate la bocca a quell'apparato fonatorio staccato dal cervello che risponde al nome di Roberto Castelli, un mentecatto senza pari nella storia d'Italia. "Mi spiegate perché se c'è un buco a Catania dobbiamo pagarlo noi?" dice. Ancora: "Ma scusa, Rutelli, lascia perdere che il turismo della Lombardia ce lo gestiamo noi! Cosa vuoi darmi un ministro di Palermo che ci capisce solo di mare"? Idiota patentato è il solo responso possibile. Un insulto agli italiani che se lo ritrovano come ministro della Repubblica: un mentecatto che guarda solo a quello che presume sia il giardino di casa sua e che pensa che l'Italia si fermi sulla riva settentrionale del Po.

giovedì 4 febbraio 2010

Guerra nucleare # 3




Ecco le indiscrezioni più affidabili e più fresche sulla roulette della collocazione degli impianti... Ansa di oggi 4 febbraio 2010, ore 17:14.

I possibili siti per i nuovi impianti nucleari

ROMA - Saranno quattro le centrali nucleari che garantiranno la prima fase del ritorno del nucleare in Italia. Ma i siti candidati ad ospitare i quattro impianti al momento sono numerosi. Enel e Ministero dello Sviluppo Economico non fanno trapelare niente, ma sono diversi i centri di ricerca che hanno elaborato e presentato propri studi di fattibilità per l'individuazione dei siti, individuando almeno una decina di possibili candidati.

I criteri per la scelta sono stati dettagliati più volte: l'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese, quello che sbarcherà in Italia con la joint venture fra Enel ed Edf, richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei Ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere poi scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico.

Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione. Al momento, però, le uniche certezze derivano dalle candidature di Veneto e Sicilia, le due regioni che hanno dato la propria disponibilità ad ospitare gli impianti nucleari. Fra i nomi che puntualmente ritornano, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume.

Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'é già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).

Guerra nucleare # 2



Nelle mani di un governo di incompetenti, nelle mani del primo Scajola che passa, di un Berlusconi che vuole imporre un ritorno al nucleare che è la peggior scelleratezza e idiozia che mente umana potesse concepire per un Paese come il nostro. Decisioni fuori dal tempo, prese con 30 anni di ritardo, contrarie a ogni logica di risparmio, di rispetto ambientale, di investimento sul futuro, di conservazione di un territorio che più disastrato di così non si potrebbe. E, come se non bastasse, decisioni prese e applicate col piglio arrogante e becero che contraddistingue ogni azione di questa destra da barzelletta scaduta...

Nucleare: Scajola, il Governo ha impugnato tre leggi regionali

(Teleborsa) - Roma, 4 feb - Il Governo, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei territori regionali. Il ministro Scajola ha spiegato che "l'impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito"."In punto di diritto", ha spiegato, "le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (art. 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese"."Nel merito", ha aggiunto Scajola, "il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo".Il ministro Scajola ha inoltre ricordato che "al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio ci sarà l'approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l'altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari".In particolare, nell'elenco delle leggi regionali all'esame del Consiglio dei Ministri, con richiesta di impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale ex art. 127 della Costituzione, vi sono le leggi delle Regioni Puglia n. 30/09, Campania n. 2/10 e Basilicata n. 1/10.Il ministro Scajola ha preannunciato che "il Governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese"."La questione nucleare è di rilevante importanza per le strategie di politica economica ed energetica del Governo, e investono un punto fondamentale nei rapporti fra competenze statali e regionali. L'art. 7 del decreto-legge n. 112/2008, convertito in legge n. 133/2008, definisce la strategia energetica nazionale posta in essere, perseguendo, fra l'altro, l'obiettivo della realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare", ha aggiunto Scajola ricordando poi che "le tre leggi regionali sono lesive della competenza esclusiva attribuita allo Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, nonché nell'ambito della sicurezza e della concorrenza (art. 117 comma 2 della Costituzione)".Scajola ha concluso rilevando che "sulla medesima questione si è già pronunciata nel senso esposto la Corte costituzionale".

Fiat che passione


Marchionne Marchionne...Una ne fa e mille ne pensa! E con le sue pensate, gli operai della Fiat, li fa abbastanza incazzare...Non solo quelli di Termini Imerese, stando a quanto riporta Stefano Caselli per 'Il Fatto Quotidiano'. Chi fa sempre e comunque la figura del fesso è immancabilmente lei: la sinistra italiana, incapace d'intendere, di volere, di fare qualunque cosa...


Fiat: Casa Pound scavalca i sindacati


Striscioni del gruppo di destra davanti alle fabbriche. Oggi lo sciopero


E’ accaduto in tutta Italia nella notte fra lunedì e martedì, ma vederlo a Torino, di fronte ai santuari della Casa madre, fa un certo effetto. Non certo perché striscioni appesi all’ingresso principale di Mirafiori in corso Agnelli, o del Lingotto in via Nizza, siano una novità. Più che altro è la firma accanto a quel "La Fiat odia l’Italia" issato sui cancelli a incuriosire: "Casa Pound Italia", network sociale di estrema destra, che – partito da Roma – ha oggi sedi un po’ dappertutto.Scavalcati a sinistra. Passi per la timidezza del Partito democratico di fronte all’annuncio della cassa integrazione e della chiusura di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco, ma se anche sul piano dell’antagonismo sociale si supera a destra, allora piove davvero all’insù: "La nostra è una provocazione – dichiara Marco Racca, responsabile piemontese di Casa Pound – ma con un obiettivo preciso. Che la Fiat decida di chiudere due stabilimenti in Italia lasciando a terra 30 mila persone è il frutto naturale di una politica di delocalizzazione attuata contro la classe lavoratrice italiana.Perché la Fiat non è più un’azienda italiana, continua a produrre all’estero con manodopera a basso costo nonostante gli ingenti contributi statali, a partire dagli incentivi alla rottamazione, che ha sempre ricevuto. La verità è che se ne fregano".La soluzione? "Che fallisca pure", recita il volantino distribuito di fronte a oltre 40 concessionarie in tutta Italia: "Con i soldi risparmiati tagliando le sovvenzioni – continua Racca – possiamo creare un’industria dell’automobile italiana al cento per cento. Un governo forte dovrebbe agire in questo senso. E invece le domande che sentiamo dai politici, di destra e di sinistra, sono sempre del tipo ‘cosa possiamo fare per salvare la Fiat?’. Adesso basta, che fallisca. La Fiat è contro l’Italia e noi siamo contro la Fiat, un’azienda da sempre a metà tra privato e pubblico, ma nella cui proprietà lo Stato non è mai voluto, o potuto, entrare". Che fare degli stabilimenti destinati alla chiusura? "Siano sequestrati, nazionalizzati e affidati a Finmeccanica e Fincantieri".Sintonie. Se la soluzione finale rischia di apparire un po’ velleitaria, è pur vero che le critiche di Casa Pound alla politica Fiat, che produce in casa meno di un terzo delle vetture che vende in Italia, su alcuni punti non sono così dissimili da quelle dei sindacati: "Il fatto si commenta da sé – commenta Giorgio Airaudo, segretario provinciale della Fiom torinese – anche loro si sono accorti di quello che la Fiat sta facendo da 15 anni. Non è certo una novità ed è evidente che i ragazzi di Casa Pound ne approfittino per farsi un po’ di pubblicità. La soluzione ‘che fallisca’, però, è delirante. Un discorso del genere poteva avere senso nei decenni passati, quando si davano contributi a pioggia senza contropartite. Oggi è inutile recriminare su quanto si è dato alla Fiat ieri, il punto decisivo è capire come impegnare la Fiat domani. Il governo dovrebbe incalzare la Fiat, chiedere quale sia la sua idea di sviluppo, condizionarla a mettere in campo le risorse, di cui peraltro dispone, per un vero progetto di sviluppo dell’autoveicolo. Nel caso in cui si intavolasse una trattativa seria e ci fosse la necessità di mobilitare risorse pubbliche, che queste vengano poi restituite ai cittadini. Non è fantascienza, è quanto accade negli Stati Uniti dopo il maxiprestito di Obama per Chrysler. Questa sì che sarebbe una straordinaria novità".Osservazioni che non fanno breccia in Casa Pound: “Fanno ridere le critiche di sindacati che – replica Racca – hanno sempre meno seguito. Io lo so, ho lavorato in fabbrica. I lavoratori li hanno abbandonati, sanno bene che certe scelte dell’azienda vengono prese anche grazie ad accordi sottobanco con questi signori”.Oggi i lavoratori della Fiat si fermeranno per quattro ore in tutti gli stabilimenti del Gruppo. Uno sciopero proclamato unitariamente dai sindacati dei metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Fismic in vista dei prossimi incontri col governo e con la Fiat sul futuro di Termini Imerese.

mercoledì 3 febbraio 2010

James Tonino Bond? # 3




Ed ecco l'intervista (molto più gustosa...) rilasciata da Di Pietro a Luca Telese del quale io sono fan e fedele lettore. Apparsa oggi su Il Fatto Quotidiano.


Di Pietro, rabbia e ironia sulle accuse di spionaggio

"Senta, ma allora lo scriva… Se tutto questo è vero, se sono questo formidabile spione, vissuto in incognito per trent’anni, ma allora io sono il più grande agente segreto del Ventesimo secolo. Io non sono Mata Hari, sono Bond, James Tonino Bond!".

Ironico, sarcastico, ma anche terribilmente incazzato. Letteralmente, incazzato.Antonio Di Pietro ieri, era un fiume in piena. Il Corriere della Sera pubblica in prima pagina la foto di un pranzo del 1992 in cui lui compare – in un pranzo, in una tavola di sei persone, al fianco di Bruno Contrada, uno dei più famosi 007italiani? Di un ufficiale – all’epoca numero tre del Sisde – che sarà arrestato solo nove giorni? La notizia diventa deflagrante perché si lega alle voci che circolano da anni, quella secondo cui l’ex pm avrebbe una seconda vita. Agente segreto, secondo qualcuno, addirittura uno degli uomini della Cia in Italia secondo una (auto)denuncia fatta dallo stesso Di Pietro: “Vogliono incastrarmi”. Insomma, in questo clima, e nell’umore in cui si trova, Di Pietro accetta di spiegare la sua verità e di ribattere, uno per uno, a tutti gli addebiti che gli fa uno dei suoi principali biografi (e critici) il giornalista Filippo Facci.

Onorevole Di Pietro, quando lei ha visto Il Corriere…

"Sono fuori dalla grazia di Dio".

Vorrei farle un piccolo interrogatorio…

"Allora, se permette, le do qualche consiglio".

Vorrei chiederle…

"Alt! Se è un interrogatorio, prima di iniziare mettiamo a verbale".

Che cosa? Non le ho ancora chiesto nulla.

"Questo Di Domenico, ovvero l’uomo che Il Corriere considera attendibile a sostegno delle tesi fantastiche secondo cui io sarei un agente segreto, è un uomo che ha ricevuto ben 18 provvedimenti di diffida da parte dell’autorità giudiziaria! Diciotto, ha capito?".

E cosa dicono questi provvedimenti?

"Che si tratta, cito testualmente, e le mando pure il fax, di un grafomane di pro-fes-sio-ne!".

Lei lo ha denunciato?

"Denunciato? Gli hanno persino venduto all’asta la casa per pagare le spese processuali? Io le chiedo perché secondo lei il Corriere abbia fatto ricorso a una fonte così screditata".

Lei stesso, però, ha preannunciato l’arrivo di queste accuse. Perché?

"Sì, perché sapevo che stava arrivando della spazzatura. Se dico che stanno arrivando dei veleni, mica questo significa che ci sia un qualche fondamento".

I giornali pubblicano le notizie quando le valutano come tali.

"E allora io domando, pubblicamente. Quali sono le ragioni che spingono, ora, ilCorriere della Sera, ad attingere a leggende metropolitane e testimonianze di gente screditata?".

Cosa vuol dire?

"Che mi colpiscono a freddo. E che c’è un burattinaio che cura questa regìa".

Non vorrà dire che De Bortoli è un burattinaio, non ci crede nemmeno lei.

"Allora c’è qualcuno che strumentalizza De Bortoli e Il Corriere contro di me, chiaro? Non è che sono obbligati a mettere in pagina tutto quello che passa".

Quale sarebbe il movente?

"Si cerca di demolire politicamente e pubblicamente un soggetto non conforme ai poteri dominanti".

Cioè lei.

"Mi scusi. Io giudico quello che leggo".

Cosa intende dire?

"Ieri, sulla prima del Corriere della Sera, non si poteva leggere la notizia diMassimo Ciancimino, che racconta: la mafia investì i suoi soldi a Milano 2. Però c’era una mia foto del Natale del 1992, accompagnata da un pezzo che prova ad accreditare il tentativo di demolizione. Non c’era notizia, ha capito! Solo allusioni".

Parliamo di questa benedetta foto, allora.

"Certo, non ho nulla da nascondere. Non ero mica in un bordello, circondato da veline, sa?".

E dove si trovava, se lo ricorda?

"Ohhhh…. In una caserma dei carabinieri! Ha capito?".

Ricorda i dettagli di quel giorno?

"Certo. Mi invitò il colonnello Tommaso Vitaliano, che oggi è uno stimato generale, non un latitante".

E l’occasione quale era?

"Un evento tipico della Spectre… La cena degli auguri di Natale, con i suoi ufficiali".

Nove giorni prima dell’arresto di Contrada.

"Esatto. Certo. Il problema, semmai, sarebbe se fosse stato nove giorni dopo! Che dice?".

A quel tavolo è stato riconosciuto e identificato anche un agente dellaKroll, agenzia legata ai servizi americani.

"Ho letto. Embè?".

Le risulta?

"Senta, se lei vedesse tutti gli altri scatti, scoprirebbe che eravamo quasi cento, forse ottanta. Se le dico che con questo signore non credo di aver scambiato una parola mi crede?".

Eravate il tavolo d’onore?

"Sì, ero al tavolo con quello che per me, e per tutti, era il questore Contrada. Ma se anche avessi parlato con il signore della Kroll, non ci sarebbe niente da dirmi: non avevamo fatto nulla di male, né io né lui. Sarebbe un problema se fossi stato a una tavolata con Riina! Ma che paese è diventato, l’Italia".

Senta, Di Pietro, tutto questo diventa singolare perché lei stesso denuncia il tentativo di darle della spia.

"C’era anche il colonnello Del Vecchio…c’erano ufficiali, sottufficiali, non era mica la mensa del Kgb. E nemmeno eravamo in un gradevole incontro di escort".

Dicono che ci sono altre foto.

"Bene. Se me ne danno copia, le metto tutte sul sito e le commento una ad una".

Tutto inizia dal fatto che lei si laurea bruciando le tappe…

"Lo conosco il teorema. Dicono: Di Pietro è stato aiutato, infiltrato, favorito per oscuri disegni. Mavvia".

Facci scrive: lavorava, amministrava i condomini, e poi riesce a dare 32 esami in 21 mesi.

"Embè? Ma lo sanno come funziona l’università? Io ho seguito il piano di studi del corso di laurea, punto. Ci ho messo quattro anni esatti".

I conti non tornano. O sbaglia lui, o sbaglia lei.

"Tornano, tornano… Non è che uno dà gli esami il primo giorno. La sessione dura sei mesi, a volte un anno… Mi sono fatto un mazzo così. Altro che titolo regalato!".

Solo un anno prima era in Germania, a "lucidare mestoli", come scrive Facci. Poi torna in Italia e trova posto in una ditta legata al ministero della Difesa…

"Questa la devo raccontare. Ero uscito da scuola perito elettronico, specialista in comunicazioni…".

Codici segreti?

"Mavaàà… Ha presente la famosa scuola Radio Elettra? L’unico codice con cui avevo dimestichezza era il molisano di Montenero di Bisaccia".

Insomma, lei fa un concorso.

"E mentre ero lì in Germania, a faticare, mi arriva una lettera di mia madre. Ci sono 2000 concorrenti, 36 posti…".

Ma ricorda tutto così bene?

"Mi sono andato a rivedere le carte. Insomma, io come arrivo? Ultimo! E quindi non scelgo la sede. Niente Roma, mi mandano a Milano, prima legione aerea".

A contatto con il servizio segreto dell’esercito in un sito militare, dicono…

"Ah, ah, ah…lo sa cosa facevo? Il magazziniere. E poi l’ispettore".

Ah, attività inquirente.

"Sì, certo. Il mio lavoro era verificare come e se, erano stati montati i pezzi che venivano caricati sulle bolle".

Altra leggenda metropolitana che lei non ha mai smentito: Di Pietro era nella scorta di Dalla Chiesa.

"Ma per l’amor di dio! Ma quando, nel 1972? Nel 1973? Appena uscito da scuola? Magari".

Quindi non è vero?

"Ma scusi, io mi metterei una medaglia al petto di essere stato al fianco, o di aver servito un uomo come Dalla Chiesa. Purtroppo non è vero, perché allora mi prenderei volentieri anche l’accusa di essere spione".

Insomma: laurea normale. Facci ha trovato una testimone secondo cui lei vendeva anche gli appunti.

"Questa è una grande cazzata".

Lo faceva anche Berlusconi.

"Guardi, se qualcuno capiva la mia grafia e il mio metodo glieli davo pure gratis. Ma questo cosa dimostrerebbe? Che facevo gli appunti per darmi una copertura? Ah, ah, ah…".

Quindi nessun aiuto o aiutino.

"Ho fatto un sacco di cose di cui vado orgoglioso, mica solo quelle! Ho studiato di giorno e di notte, ho lavorato, ho vinto un concorso da segretario comunale prima, da magistrato poi. Altro che Cia, altro che Kgb. Un bel percorso per un contadinotto che già allora bisticciava con l’italiano".

E poi c’è la famosa spedizione alle Seychelles, in cui lei da magistrato, va a caccia di latitanti…

"Quella è la ciliegina sulla torta. Siccome al film mancava Ursula Andress…ecco che vado a fare le operazioni sullo scenario di mare, con Ursula Andress al seguito. Ma questo, se non fosse tragico sarebbe uno scherzo".

Quindi?

"Sa che le dico? Prima querelo tutti. Poi, prendo le carte processuali e ci faccio altri soldi".

Come?

"Bè, appena leggono questo popò di romanzo, quelli ci fanno sopra un film. Gliel’ho detto, don Tonino Bond. Nel mio ruolo ci voglio Scamarcio".

Da il Fatto Quotidiano del 3 febbraio