
Quanti di voi sono d'accordo con la diffusione di video in cui un ragazzo down viene maltrattato? Quanti di voi sono favorevoli all'esistenza di siti web in cui minori vengono stuprati? O magari stuprati e poi uccisi! Esiste di tutto al mondo, sapete? Esiste anche di peggio di quello che riuscite a immaginare in questo momento. Spero nessuno. E' giusto allora punire il motore di ricerca che non ha impedito - PREVENTIVAMENTE, questo è il punto - la diffusione di quel video? No. E' la peggior dimostrazione di come in tanti non abbiano ancora capito il senso, il potenziale e la novità di internet. In piazza, dovete evitare che passeggi chiunque potrebbe tirare un sasso contro una vetrina, derubare una vecchietta o stuprare una ragazza? Oppure dovete pagare la polizia perché intervenga nel malaugurato caso che qualcuno commetta un crimine? Ecco la chiarissima spiegazione di Roberto Cotroneo pubblicata oggi sul sito de L'Unità.
Non andava condannata Google
di Roberto Cotroneo
di Roberto Cotroneo
Il "New York Times", ieri, l'ha definita una sentenza storica per l'evoluzione giuridica della rete. Ma questa sentenza storica mi lascia perplesso, e mi fa sentire un po' meno libero. Il punto è semplice. Tre dirigenti di Google Italia sono stati condannati dal Tribunale di Milano per la diffusione in rete, quattro anni fa, di un video in cui un disabile a Torino veniva vessato dai compagni di scuola. È il primo caso al mondo di procedimento penale che coinvolge Google per aver diffuso dei contenuti web. E siamo il primo paese del mondo occidentale a comminare una pena a Google per questo. Ora, va subito detta una cosa, appena la polizia ha informato Google del video, il video è stato immediatamente rimosso. Esattamente due ore dopo la segnalazione. Ma il punto è sottile. Si tratta di capire se Google è un editore o se invece è un motore di ricerca. Se è un editore, nel caso del video si ha un esempio di omesso controllo. Come un direttore di giornale che risponde di una notizia diffamatoria non per averla scritta, ma per non aver controllato la sua veridicità. Peccato che Google non è affatto un editore, e internet non può rispondere dell'omesso controllo perché in quel modo si bloccherebbe la rete. E finirebbe la libertà di far circolare informazioni e notizie. Si bloccherebbe tutto, ma proprio tutto. Anche i video dei dissidenti, anche chi fa fa battaglie importanti per la democrazia. Da qualsiasi parte del mondo si processeranno i dirigenti di Google per qualsiasi contenuto diffuso in rete. Ovvio che il video sul ragazzo down era vergognoso e andava rimosso. Ma per quello hanno già pagato i ragazzi che lo hanno messo online, affidati tra l'altro ai servizi sociali, e mandati ad assistere proprio ragazzi disabili. Ma oltre non si può andare. Se io sono proprietario dell'autostrada Roma-Milano non sono tenuto a controllare che tutti quelli che passano il casello abbiano la patente. Questo compito è della polizia stradale, non del casellante. Ora Google è il casellante, e la polizia postale è la stradale. Se ogni volta che c'è un'infrazione autostradale si punisce chi possiede e costruisce le autostrade è davvero un disastro. Marco Pacini di Google Italia ha dichiarato: "Siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte a un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La normativa vigente è stata definita appositamente per mettere gli Internet service provider al riparo dal danno di responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. Se questi principi vengono meno, e se siti come i blog, Facebook, Youtube vengono ritenuti responsabili del controllo di ogni video, significherebbe la fine di Internet come oggi lo conosciamo, con tutte le conseguenze politiche e tecnologiche. Si tratta di principi per noi importanti, perciò continueremo a seguire i nostri colleghi in appello". Credo abbia perfettamente ragione.
25 febbraio 2010

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